13 Agosto 1999

Christian e Romina erano rilassati come non lo ricordavano da anni. Erano seduti al tavolo di un bar e stavano sorseggiando all’aria aperta un buon caffè. L’aroma era forte, lui respirò a pieni polmoni l’aria godendosi il panorama mozzafiato. Già, perché loro quella veduta l’avevano vista sempre in foto o in televisione dato che venivano dal Nord. In una giornata senza nuvole come quella, da Via Petrarca riuscivano a vedere tutto il golfo, persino le isole al di là dell’orizzonte.

Christian finì di sorseggiare il caffè e prese la mano di sua moglie. Lei era assorta a leggere una brochure, quando sentì il tocco di lui lo guardò e sorrise.

-Amore, ti piace qui? Sembra un sogno

-E’ vero. E’ proprio come me l’aspettavo. Questa veduta di Napoli è stupenda

-Non ti innamorare troppo di questa città, la nostra vacanza non durerà in eterno

-Oh, Cri, perché devi sempre riportarmi con i piedi per terra quando sto sognando con la testa tra le nuvole? Sei in pensione ormai, spegni per un po’ quel cervello e goditi i momenti

-Hai ragione, scusa. Non sembra vero neanche a me di essere libero dal lavoro. Dopo una vita intera a lavorare puoi perdonarmi se ancora non ragiono da pensionato

-Ti ho già perdonato, tranquillo. Guarda qua questo volantino. Organizzano delle belle gite in barca per il golfo. Potremmo visitare Capri o Procida. Che ne pensi?

-Davvero bellissimo amore mio. Dopo potremmo chiamare a questo numero e prenotare per domani. Il tempo sarà sicuramente stupendo quindi nessun problema per il mio mal di mare

-Sono contenta di essere qui, con te. Ne avevamo proprio bisogno

Il cameriere venne a portare via le tazze e i bicchieri chiedendo se avevano bisogno di altro. Christian pagò il conto ed insieme a Romina passeggiò per la strada alberata. Erano affascinati da quel luogo, avevano sempre sognato di viaggiare a Napoli. Vivevano a Como quindi erano abituati ai bei panorami e alle passeggiate per il lungolago. Lei era di origini siciliane, aveva sempre pensato che a causa di quel suo sangue Mediterraneo l’acqua salata l’aveva attirata più di quella dolce. Fin da piccola era attirata da quella città meravigliosa e particolare che era Napoli. Ne era affascinata al punto che negli anni aveva imparato la storia e le curiosità legate a quel luogo. Purtroppo la vita frenetica non aveva mai lasciato il tempo per una vacanza nella sua città preferita. Da quando aveva memoria ricordava di aver sempre lavorato. Subito dopo le superiori, per mantenersi gli studi universitari, poi lo stage in una grande azienda a Milano, poi il lavoro da manager di un’impresa di consulenza. Sempre al lavoro e mai un minuto libero. Proprio sul lavoro però aveva conosciuto il suo amore, Christian.

Anche lui era della stessa pasta di Romina, un uomo che aveva fatto del lavoro una missione. Uno di quelli che portano il lavoro a casa, che non immagineresti mai sul divano a vedere un film ma sempre al telefono con i clienti. Purtroppo quel suo stile di vita gli era costato una moglie, ma poco importava perché in ufficio aveva poi conosciuto Romina. Fu amore a prima vista, una di quelle scintille che si accendono solo nei romanzi, di quelle che poi fanno divampare un fuoco eterno. Erano simili, l’uno comprendeva i difetti dell’altro. Andarono a vivere insieme nella sua casa a Como, ma c’erano settimane in cui si vedevano raramente a causa delle trasferte. Questo non diminuiva la loro passione, anzi, erano sempre più affiatati. Si sposarono, ma purtroppo quello di una famiglia più grande rimase soltanto un sogno.

Sarebbero stati degli ottimi genitori. Ne parlavano continuamente, i figli sarebbero stati l’unica ragione per tirare un po’ i remi in barca e vivere con più spensieratezza. Ma non arrivavano, quindi continuarono a dare sempre di più nel lavoro e il riposo si faceva sempre più lontano. Andarono in pensione quasi insieme, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro poco prima di quell’estate. Una volta liberi dal lavoro Romina organizzò il viaggio che aveva sognato da troppo tempo. Fu lei a contattare l’agenzia di viaggi, doveva vedere realizzarsi le speranze di una vita. Viaggiarono in treno, la sua idea di vacanza doveva essere quanto più rilassante possibile. Dovevano godersi ogni minuto, andare lentamente. Noleggiarono un’auto appena arrivati e raggiunsero il primo B&B nel centro storico. Nei primi giorni percorsero tantissimi chilometri a piedi per le vie del centro di Napoli. Romina conosceva bene i luoghi e la storia legata a quell’agglomerato di vie. Come un moderno Cicerone faceva da guida turistica a Christian, divertito per la situazione. Ogni sera andavano a letto con i piedi gonfi e le gambe dolenti ma erano più che felici di come stava procedendo quella vacanza tanto attesa.

Quel giorno avevano lasciato il loro primo B&B per fare in check-in nel successivo. Romina aveva prenotato una camera in una villa antica su Via Orazio. Dopo i primi giorni nella parte bassa di Napoli il suo itinerario comprendeva altri giorni sulla salita più bella, dove potevano passeggiare al tramonto guardando il mare. Era la tappa più romantica del loro viaggio.

Christian guardò l’orologio, poi si rivolse a Romina.

-Mi sa che a quest’ora la stanza è già pronta. Dove hai detto che si trovava la villa?

-Proprio qui vicino. Andiamo a prendere l’auto, dovrebbero avere un parcheggio riservato agli ospiti

Arrivarono alla loro destinazione dopo pochi minuti, la villa era proprio come Romina l’aveva immaginata. L’elegante facciata bianca risplendeva alla luce del giorno, l’ingresso era lastricato di mattonelle colorate in ceramica intervallate da vasi di fiori freschi. Un grande albero di limoni si presentava maestoso accanto al portone aperto. I due scesero dall’auto ammirando quella bellezza, dietro alla villa faceva da sfondo il golfo di Napoli in tutta la sua magnificenza. Ancora affascinati raggiunsero la reception, li aspettava una donna con l’espressione sorridente.

-I coniugi Leone? Vi stavamo aspettando. La vostra camera è pronta, potete lasciare i vostri bagagli qui, un nostro addetto verrà a portarveli in stanza

Christian e Romina salirono al primo piano ed entrarono nella loro stanza. Le pareti erano chiare, dalla grande finestra entrava un sole meraviglioso. Tutto profumava di pulito, nell’aria arrivava una sottile brezza marina. Si distesero sul letto e restarono vicini e abbracciati con gli occhi chiusi. Erano nel loro sogno e niente li avrebbe riportati alla loro vita precedente.

Bussarono alla porta, era il facchino con le loro borse. Lo fecero entrare, era un tipo strano, aveva sempre la testa bassa e lo sguardo bieco. Sembrava volesse evitare i loro sguardi, i due pensarono che avesse dei problemi. Forse era ancora un ragazzo, ma non ne erano del tutto sicuri. Indossava un vestito grigio con una cravatta scura. Romina stava per prendere qualche spicciolo dalla borsa quando il facchino uscì dalla camera lasciandoli soli.

-Strano tipo il facchino, mi ha messo quasi paura

-Non preoccuparti Romina, magari ha solo mille pensieri in testa. Riposiamoci un po’ e godiamoci la nostra vacanza

Uscirono dalla stanza per ora di pranzo. Ritornarono in reception, la signora era sempre sorridente.

-Salve, possiamo pranzare qui oppure dovevamo prenotare prima?

-Nessun problema signor Leone, la cucina è sempre a vostra disposizione. Accomodatevi pure che faccio portare il menù del giorno

I due si congedarono e si recarono a pranzare. Nel breve tragitto Romina vide da una finestra un giardiniere che stava provvedendo a tagliare le siepi. Si affacciò per guardare meglio e vide che si trattava dello stesso uomo che aveva portato le loro valigie in camera. Pensò che era del tutto normale che in un B&B gestito autonomamente le stesse persone provvedessero a mansioni diverse. Era ancora sovrappensiero quando insieme al marito entrò nella sala da pranzo. Il menu del giorno era composto da un primo piatto di gnocchi alla sorrentina, per secondo invece una treccia di mozzarella alla caprese mentre per dolce c’era una torta fatta in casa. Decisero che avrebbero assaggiato tutte le portate e non rimasero delusi. Si capiva che gli ingredienti erano tutti naturali, non ricordavano di aver mangiato così bene in tutta la loro vita. quando il cameriere si avvicinò al tavolo Christian non poté evitare di fare i complimenti.

-Davvero deliziose tutte le portate. Immagino siano tutti ingredienti naturali

-Grazie mille. Mia moglie è una cuoca eccezionale. Gli ingredienti sono tutti a chilometro zero, c’è un terreno qui vicino che ci rifornisce

-Sua moglie è la cuoca? Complimenti allora, sarà abituato a mangiare bene da sempre

-Già. Cuoca, addetta all’assistenza clienti, alle pulizie, un po’ di tutto. Quando si porta avanti un’attività come questa a conduzione familiare ognuno fa quel che può

-Mi scusi, non sapevo che fosse lei il proprietario

-Ma si figuri. Mi piace tenerlo nascosto finché è possibile. Mi trovo meglio nei panni di cameriere o contabile

Romina era affascinata da quel luogo e voleva conoscerlo meglio quindi ne approfittò per parlare con il proprietario.

-Mi piace molto questo posto, è sempre stato vostro oppure lo avere rilevato?

-Apparteneva alla famiglia di mia moglie da secoli, prima però era utilizzato solo come residenza estiva dai miei suoceri. L’idea è venuta a mia moglie quando non eravamo ancora sposati, poi con il tempo abbiamo messo in piedi il B&B. Abitiamo poco lontani da qui ma questa è come se fosse la nostra casa quindi ci teniamo a far stare bene gli ospiti

-Come si fa a non amare questo posto?

-Ha proprio ragione, non si può

-Volevo farle una domanda. Io e mio marito vorremmo fare qualche tour per immergerci ancora di più nella cultura e nel folklore di Napoli. Avevamo pensato ad esempio ad una gita in barca su un’isola. Quale ci consiglia? Conosce qualcuno oppure dobbiamo rivolgerci ad un’agenzia in zona?

-Mmm, vediamo. Le tre isole sono tutte belle, io consiglio di vederle tutte. Non conosco nessuno che fa questo tipo di tour ma posso informarmi. Intanto se vi va di fare qualcosa di veramente particolare avrei un’idea. Siete anche delle buone forchette quindi potrebbe piacervi. Se volete vi spiego subito

-Ma certo, dite pure

-Ok. Il mese di Agosto noi abbiamo una tradizione di famiglia. Compriamo delle cassette di pomodori da un contadino qui vicino e tutti insieme riempiamo delle bottiglie con passate e pezzettoni di pomodoro. Come vi dicevo è una tradizione che coinvolge la famiglia, ma se qualcuno vuole aggiungersi è il benvenuto. Ognuno provvede ad un piccolo compito, a fine mattinata abbiamo le nostre conserve per tutto l’anno. Qualcuno potrete portarvela a casa così con i vostri parenti o amici organizzerete un pranzo perfetto.

-A me l’idea piace tantissimo! Christian cosa ne pensi?

-Anche per me va bene. Magari invitiamo qualche amico a casa, dato che parenti non ne abbiamo tanti. Rispetto a voi del Sud non riusciamo a tenere rapporti tanto stretti con la parentela

-Va benissimo allora. Noi cominciamo molto presto, per evitare che il caldo di metà mattinata ci rallenti. Con la frescura di primo mattino andiamo più veloci. Voi potete unirvi a noi quando volete, nessun problema. Lavoriamo nella cantina, si accede dal portoncino sotto l’arcata nel cortile. Ci conto allora

L’uomo si congedò mentre la coppia rimase a parlare a tavola. Erano felici di quella proposta, una tappa inaspettata del loro viaggio. Non avrebbero mai pensato che qualcuno producesse le conserve di pomodoro in casa, pensavano fosse una tradizione persa negli anni. Si ripresentò nuovamente il cameriere/proprietario con due caffè e due amari fatti in casa, Christian ne approfittò per confermare l’appuntamento del giorno dopo, sarebbero stati presenti all’alba pur di vivere quell’esperienza con loro.

Dopo pranzo Christian e Romina ne approfittarono per andare al Parco Virgiliano per una passeggiata. Da quella posizione goderono del panorama dell’altro lato del golfo da cui si vedeva Nisida e la Gaiola. Camminarono fino al tramonto, era la vacanza più romantica che avessero mai fatto insieme. Mangiarono qualcosa al volo nei dintorni, volevano tornare in albergo presto in modo da riposare abbastanza ed essere svegli il mattino seguente all’alba. Così fecero, alle dieci erano già a letto ed il mattino seguente si svegliarono presto e con tanta voglia di adoperarsi.

-Caro, dobbiamo aver paura di questa nostra improvvisa voglia di lavorare? Siamo pur sempre in vacanza

-Amore non preoccuparti, consideriamola una breve “distrazione” dal riposo

Insieme si recarono in cortile. Fuori c’era solo silenzio, le prime luci dell’alba illuminavano la villa rendendola quasi lugubre. La porta era aperta, una rampa di scale scendeva verso la cantina. C’era un corrimano ad aiutarli mentre delle piccole luci gialle illuminavano di poco il tragitto. Sentirono dei rumori dal basso, appena entrarono in cantina video i proprietari che già erano intenti ad organizzare il tutto.

-Buongiorno, noi siamo qui. Diteci come possiamo dare una mano

-Benvenuti! Non mi aspettavo che arrivaste così presto. Un attimo e vi spiego i compiti

I Leone nell’attesa di ricevere ordini si guardarono intorno. La cantina era semibuia, illuminata da alcune luci al neon. Su una parete c’erano le cassette di plastica riempite di pomodori rossi, l’odore acre inondava la stanza chiusa. Da un altro lato c’era un arnese in ferro con tre gambe ed una pressa collegata ad un imbuto, poco vicino invece una macchina elettrica per tritare. Accanto ancora c’erano le bottiglie di vetro vuote mentre a terra il pavimento in pietra era ricoperto di macchie scure.

-Avete fatto bene a mettere qualcosa di leggero addosso. Sicuramente vi sporcherete di rosso, se volete c’è qualche grembiule a disposizione

-Grazie mille. Saremo un po’ impacciati, immagino sia chiaro

-Non vi preoccupate, vi dico subito quello che faremo stamattina. I giorni scorsi abbiamo già lavato le bottiglie, oggi le riempiremo con due tipi di conserve, passate e pezzettoni. Per le passate bisogna tagliare in quattro il pomodoro e metterlo nella trituratrice, con un imbuto ci aiutiamo a farlo entrare nelle bottiglie. Per i pezzettoni invece bisogna prima tagliare il pomodoro in listelli sottili, poi con l’altro arnese mettete nell’altro imbuto e con lo stantuffo riempite la bottiglia sotto

La donna mimò le operazioni descritte per far capire meglio le operazioni. Tutto sembrava chiaro, prese la parola il marito.

-Mi raccomando, regola fondamentale, le bottiglie devono essere colme fino all’orlo. Non deve esserci aria all’interno, altrimenti quando le bolliamo possono rompersi

Romina era ansiosa di cominciare.

-Ok, tutto chiaro. Io cosa posso fare?

-Tu potresti preparare il basilico, è il compito più semplice. Di sopra raccogli un po’ di basilico nell’orto, lo lavi e lo tagli. Di solito lo fa nostra figlia ma oggi è uno di quei giorni quindi…

-Uno di quei giorni?

Prese la parola la proprietaria.

-E’ un’antica credenza popolare, le donne che hanno il ciclo vengono tenute a debita distanza dai pomodori. Si pensa che le conserve vadano a male. Ma vi ripeto, è una vecchia credenza ma noi per scrupolo seguiamo questo ragionamento

-Ok, faccio subito allora

Romina si mise sull’attenti e mimò un saluto da soldato, baciò suo marito e risalì le scale. Arrivò nell’orto della villa, riconobbe facilmente il basilico. La luce del sole era già più forte quindi non le fu difficile raccogliere un bel po’ di foglie, le mise tutte in una scodella di plastica che le aveva indicato la proprietaria. Anche se era una mansione molto semplice, di solito riservata alle giovani ragazze, era contenta di darsi da fare e rendersi utile. Quando sarebbe scesa avrebbe chiesto di fare altro. Era assorta nei pensieri quando sentì un rumore alle sue spalle. Si girò di scatto ma non vide nulla a parte un cespuglio muoversi. Com’era possibile in una mattinata senza vento come quella? Si stava solo impressionando, non aveva da preoccuparsi. Finì il suo compito e riscese in cantina a lavare le foglie.

Una volta finito consegnò la scodella alla signora che con un largo sorriso si complimentò.

-Questo era facile, cosa posso fare ora?

-Mi piace questo spirito di partecipazione. Mio marito sta istruendo il vostro sulle passate, voi potete fare i pezzettoni. Che ne pensate?

-Perfetto! Quindi listelli sottili, esatto?

-Corretto. Siete stata attenta prima. Lì c’è tutto l’occorrente

Romina si spostò accanto al tavolo in ceramica. Prese un coltello e iniziò a tagliare i primi pomodori. L’operazione era semplice, dopo qualche minuto non le dava nemmeno più fastidio l’odore forte dei pomodori. Era entusiasta per quella nuova esperienza e di solito quando era molto felice non riusciva a smettere di parlare. Iniziò a dialogare con la proprietaria che nel frattempo metteva i pomodori tagliati nel macchinario per riempire le bottiglie.

-Fate questo ogni anno?

-Certo. Ci garantisce un buon risparmio per tutto l’anno. Non compriamo conserve già pronte così siamo sicuri della qualità

-Capisco. Diceva che era una tradizione di famiglia, di solito siete solo voi due e vostra figlia?

-No, di solito c’è anche nostro figlio più grande ma oggi è al lavoro e non poteva venire. Quando erano piccoli c’erano anche nonni e gli zii, ora siamo rimasti solo noi a farlo. Da quando nostro figlio si è sposato siamo in tre, oggi solo in due

-Capito. Non mi sembra comunque un lavoraccio questo. Sarà che per me è una novità ma sembra divertente

-Lo è, se si sta tutti insieme è divertente. Ora che ci stiamo sbottonando un po’, voi che mi dite? Anche voi avete dei figli che vi fanno dannare?

-No. Purtroppo non ne abbiamo mai avuti

-Mi dispiace, ho toccato un tasto dolente? Non volevo

-Non vi preoccupate, nessun problema. Arrivati a questa età ci sembra normale non averne. Siamo solo io e Christian ed ora abbiamo tutto il tempo per fare quello che non abbiamo potuto fare prima. Siamo entrambi da poco in pensione

-Benissimo, mi fa piacere per voi. A parte i figli, avete qualcun altro che vi aspetta a casa? Qualche altro parente, qualche amico?

-Non molti. A Como non abbiamo parenti, di amici invece ne abbiamo abbastanza ma nessuno che sta aspettando noi. Abbiamo organizzato questa vacanza da soli senza avvisare nessuno. Era la nostra fuga d’amore

-Che bello! Due piccioncini. Non state informando proprio nessuno quindi sul vostro itinerario?

-Nessuno, nessuno. Dite che dovevamo?

-Ma no, così siete più liberi. Forse siamo noi del Sud che ci facciamo troppi problemi. Vado un attimo ad avvisare mio marito di una cosa, non vorrei che stesse affaticando troppo il signor Leone

La donna si allontanò per raggiungere il marito. Lui era accanto a Christian che spiegava il funzionamento della trituratrice.

-Bisogna mettere sempre un panno per filtrare la passata altrimenti ci saranno dei pezzetti all’interno. Vuoi tagliare tu i pomodori e io trito?

-Per me va bene tutto. Posso anche tritare io, ho capito bene come si fa

-Perfetto allora facciamo così. Non c’è ancora corrente, la spina non è nel muro. Bisogna prima controllare se all’interno è tutto ok

-Faccio io, non vi preoccupate

Christian inserì la mano nel macchinario. Avvertiva qualcosa all’interno, forse un pezzo di pomodoro tritato in precedenza?

-Sento qualcosa ma non riesco a capire

-Provate a mettere più dentro la mano. Se non capiamo bene la macchina potrebbe incepparsi

-Ci sto provando. Non è che ci sono dei topi in questa cantina? Magari un topolino si è infilato qui ed è morto

-Non penso, la cantina viene pulita ogni giorno dal nostro tuttofare

Romina era poco distante dai due uomini ma non stava seguendo il loro dialogo. Era troppo impegnata a tagliare i pomodori e immaginare alla storia che avrebbe raccontato al rientro. Sentì solo un urlo improvviso, quello di Christian. Passò meno di un secondo da quando si accorse dell’urlo a quando girò lo sguardo nella direzione del marito. In quel secondo nella sua mente cercò di dare una spiegazione confortante, magari si era solo tagliato con il coltello ed aveva urlato per il dolore. Quello che però vide non era quello che si aspettava. Christian aveva una mano all’interno della macchina per tritare i pomodori, urlava di dolore come non lo aveva mai sentito, accanto a lui c’era il proprietario della villa che però non sembrava aiutarlo. Sembrava gli stesse tenendo fermo il braccio all’interno del macchinario.

Romina vide un piccolo fiume rosso uscire dall’imbuto posto sotto il macchinario, non poteva certo essere succo di pomodoro. Senza neanche pensarci due volte si gettò verso di lui, doveva aiutarlo anche se non capiva bene cosa stesse succedendo. Fece qualche passo verso di lui, poi all’improvviso sentì un colpo dietro il collo. Poi vide tutto scuro.

Romina riaprì gli occhi, erano passate poche ore ma lei non lo sapeva ancora. Si trovava ancora in quella cantina ma era legata ad una sedia. Provò ad urlare appena si rese conto di dove fosse, ma fu inutile perché un bavaglio le copriva la bocca. Mise insieme le idee e i ricordi di quello che era accaduto prima ma non riuscì a trovare una logica. Qualcuno sembrò leggerle la mente perché una voce rispose alle domande che stava pensando in quel momento.

-Vi siete svegliata prima del tempo. Non dovevate farlo, non siamo ancora pronti

Conosceva quella voce, era la proprietaria del B&B.

-Ugo, la signora si è svegliata. Che facciamo?

-Aspetta che ho quasi finito. Falla stare calma se si agita

Romina sentiva le voci alle sue spalle, non vedeva gli interlocutori ma sapeva chi fossero. Avvertiva il pericolo e voleva fuggire da quell’incubo. Si ricordò di Christian, voleva vederlo e sapere come stava. Magari lo stavano curando, magari lo aiutavano lì per evitare di portarlo al pronto soccorso. Provò ancora ad urlare inutilmente.

-Si sta agitando, che faccio?

-Aspetta, ho quasi finito. Non farti vedere, mettiti alle sue spalle

Smise di urlare ma cominciò a muoversi sulla sedia. Avanzava di pochi centimetri alla volta, voleva liberarsi e scappare. Si spostò di lato e cadde, le sue preghiere dovevano essere state ascoltate da qualcuno perché la sedia si ruppe e riuscì a liberarsi. La prima cosa che fece fu di togliersi il bavaglio e girarsi verso la coppia. Si pentì di averlo fatto.

A terra c’era il corpo di Christian ma braccia e gambe non c’erano. Accanto a lui c’era il proprietario della villa che con una mannaia tagliava il corpo e inseriva i pezzi di carne nella trituratrice. A terra era ricoperto di barattoli pieni di carne e sangue. Romina si sentì venir meno. La mente rifiutava di credere a quello che vedeva, nemmeno il suo incubo più malato contemplava quella situazione. Lei e suo marito erano in vacanza nel loro luogo dei sogni, tutto quello non aveva senso. Stava per urlare di terrore quando l’altra donna parlò.

-State calma, non urlate vi prego. Non è colpa nostra, anche noi siamo vittime

-Cosa state facendo? Fatemi uscire di qui! Siete dei mostri!

-No, non siamo dei mostri. Siamo solo dei genitori. Lei non può capirlo… Non è facile essere dei bravi genitori

-Smettetela! E’ un incubo, non ci credo… Fatemi uscire!

-No, voi non andrete da nessuna parte. Mio figlio… mio figlio non è come tutti gli altri. Voi “normali” ve ne accorgete subito. Mio figlio è diverso, è strano… ma è un bravo ragazzo. Questo che stiamo facendo è per lui. Fin da piccolo prendeva a morsi le persone. A scuola ogni giorno c’era un episodio simile. Non siamo riusciti a fermarlo, non siamo riusciti a placare la sua fame. Lo facciamo per lui. Voi… voi siete soli su al Nord, lo avete detto prima. Nessuno sentirà la vostra mancanza. In compenso lui potrà mangiare per un po’ di tempo senza commettere altri episodi spiacevoli. Lei deve capirmi, solo una madre ed un padre esemplari possono macchiarsi di queste colpe per sgravare un figlio

-Smettila Lara, non capirà. E’ ancora sotto shock. Prendila e tienila ferma finché non arrivo io

-No, lei capisce. Non è vero che state capendo? Lei ora si siede e si fa ammazzare da lui, vero?

Romina cominciò a ridere nervosamente. Era una situazione così irreale che stava impazzendo. Non riusciva ad ammettere che era in pericolo di vita e che suo marito non c’era più a causa dei vaneggiamenti di due pazzi. Rideva mentre si allontanava dall’altra donna. Poi d’improvviso rinsavì e corse verso le scale. Scostò di lato con forza la padrona e raggiunse le scale, quella forza che arriva solo quando hai la morte con il fiato sul collo. Sulle scale fece un altro incontro, il fattorino. Era seduto con la testa bassa. Lei si fermò, lui alzò lo sguardo. Aveva la bocca sporca di rosso, come se avesse appena bevuto un bicchiere di sangue a sorsate. La mente collegò quell’immagine alle parole della donna. Quello era il loro figlio, il mostro che si cibava di carne umana. Cominciò a tremare, aveva paura che quel demone l’azzannasse da un momento all’altro. Dietro di lei sentiva i passi della pazza che la raggiungeva, incredibilmente però il ragazzo non si mosse, si limitava a guardarla con lo sguardo assente. Romina ne approfittò per salire il resto delle scale e chiudere la porta serrandola con la chiave. Era quasi libera, non le restava che uscire da quella villa e chiamare i soccorsi. Urlava e piangeva mentre percorreva il viale di ingresso. Era ancora giorno, il sole illuminava quella giornata estiva. Arrivò al cancello, era chiuso e doveva scavalcarlo. All’improvviso una macchina si fermò proprio davanti all’ingresso. Era un’auto di pattuglia della polizia, dal portellone scese un agente che vedendola spaventata e tremante si allertò.

-Signora tutto bene? Che succede?

-Aiuto, mi aiuti la prego. Sono in pericolo

L’agente in poco tempo si arrampicò sul cancello e raggiunse Romina, lei gli gettò le braccia al collo e cominciò a piangere a dirotto.

-Si calmi e mi dica cosa è successo

Romina riuscì a dire solo qualche parola sconnessa, balbettò qualcosa come “cantina”, “omicidio”, “assassini”, “cannibale”. Il poliziotto si fece ancora più serio, tolse la pistola dalla fondina e si fece accompagnare vicino alla porta che dava nella cantina. Girò la chiave nella serratura ed aprì lentamente la maniglia, lei guardava con terrore la scena.

-C’è qualcuno lì? Rispondete!

Solo silenzio, l’agente iniziò a scendere lentamente le scale. Il battito del cuore di Romina accelerava sempre di più finché non sentì la voce dell’agente.

-Signora qui è tutto a posto. Potreste scendere per spiegarmi meglio cosa avete visto? Qui non c’è nessuno

Romina era spiazzata, possibile che tutto quello che aveva vissuto era soltanto un incubo? Riuscì a farsi coraggio e scese le scale, il poliziotto l’attendeva nella cantina.

-Venga qui e mi racconti meglio quello che ha visto

-Erano in due, hanno ucciso mio marito per darlo in pasto al figlio e volevano uccidere anche me

-Venga più vicino, non c’è nulla di cui aver paura

Romina scese l’ultimo gradino, poi si sentì il rumore di uno sparo. Non riuscì a girare lo sguardo intorno, l’agente fu più veloce e la colpì alla tempia. Pezzi di materia cerebrale caddero sul pavimento mentre il corpo si accasciò senza vita.

-E’ lei che stavate ammazzando?

-Sì, è scappata all’improvviso, non sono riuscita a…

-Mamma, quante volte devo dirtelo. Dovete essere sempre attenti. E’ stato un caso che io passassi di qui a quest’ora. Una bella fortuna altrimenti sarebbe scappata e vi avrebbe denunciati

-Lo so, hai ragione. Grazie

-Non ringraziarmi, se c’ero io stamattina magari si risolveva tutto più velocemente. Giulio come sta?

-Sta bene, ha appena mangiato. Quando mangia sta sempre meglio. Tu come stai? Ti trattieni a cena da noi?

-Io sto bene. Grazie ma ora mi è passato l’appetito, penso che tornerò a casa da mia moglie. Sono stanco morto

-Va bene, caro. Porta i nostri saluti a tua moglie. Speriamo di vedervi presto

-Sicuramente. Buona giornata a voi