18 Giugno 2012

La visita guidata era quasi finita e Tommaso era più che entusiasta. Gli si era aperto un mondo nuovo che era a pochi passi dalla dove era cresciuto, ma non conosceva appieno. Era il cimitero delle fontanelle, un luogo coperto da un velo di mistero. Da sempre ne aveva sentito parlare, anche dai genitori quando erano ancora in vita. Proprio loro però non avevano mai speso parole buone su quel posto. Erano avidi di racconti su quel luogo che tutti gli altri invece sembravano conoscere bene, gli intimavano di starne alla larga. Sacrilego, così lo chiamavano. Tommaso nel tempo aveva raccolto solo delle informazioni frammentarie spinto dalla sua curiosità su quel cimitero proibito. Poi all’improvviso delle coincidenze. I genitori erano ormai morti da qualche anno e in televisione si parlava proprio della riapertura del cimitero delle fontanelle.

Tommaso aveva molto rispetto dell’anima dei suoi genitori, tra l’altro ogni domenica li andava a trovare al cimitero portandogli un mazzo di fiori freschi. Ma sapeva in cuor suo che quando gli dicevano di non avvicinarsi al cimitero delle fontanelle stavano solo facendo la parte dei due genitori preoccupati di uno spettacolo troppo macabro per un ragazzo. Forse sapendo quanto lui era sensibile avevano paura che visitarlo sarebbe stato troppo scioccante. Ma ormai era adulto, aveva da poco passato i 35 anni e poteva fare ciò che voleva. Anzi, in quel periodo aveva proprio bisogno di uscire un po’ e vedere altre persone.

Già, perché in pochi giorni si era trovato senza lavoro e senza fidanzata, un episodio la conseguenza dell’altro. Lavorava come fattorino in un’impresa di distributori automatici di snack, era l’addetto al rifornimento delle bibite e delle merendine. Un giorno come un altro aveva riempito i distributori di un intero palazzo del Centro Direzionale. Torre Francesco, venti piani di uffici tutti riempiti di roba da mangiare e bere. Per sua sfortuna però quel giorno il tastierino elettronico non funzionava a dovere e lui non aveva ricontrollato i prezzi da impostare sui distributori. Risultato, i prodotti costavano un centesimo del prezzo reale. Appena la direzione scaricò i totali e controllò le monete nei distributori fu chiaro l’errore. La perdita era abbastanza significativa e il nome di Tommaso era presente nel tabulato dei turni di quel giorno. Lo misero alla porta senza nemmeno troppe spiegazioni, non cercarono neanche di accollargli la somma che avevano perso. Era troppo distratto al lavoro e quella era la goccia che aveva fatto traboccare il vaso.

Con Silvia è stato analogo. Lui aveva perso il lavoro e lei aveva iniziato a tirare fuori una serie infinita di ragioni per la quale tra loro era finita. Lui era troppo immaturo, era troppo sbadato, alla sua età non aveva ancora una visione chiara del suo futuro. Insomma, di punto in bianco si era resa conto che non lo amava e che non vedeva un futuro con lui. Due colpi che avrebbero messo al tappeto chiunque. Ma Tommaso tratteneva tutto, rispose alle batoste della vita come sempre, scrollandosi tutto di dosso come fosse polvere sulla giacca. Intanto era senza lavoro, senza ragazza e con un grosso punto interrogativo sulla sua testa. Doveva mettere ordine nella sua vita, ma aveva anche bisogno di pensare per un po’ di tempo ad altro, a sé stesso. Intanto passavano i giorni, poi le settimane e i mesi.

Poi un giorno si svegliò con una gran voglia di visitare il cimitero delle fontanelle. Ma sì, perché no. Si preparò e si recò in quel luogo che gli era stato proibito per troppo tempo. La visita guidate era un tipo alla mano, probabilmente uno della zona, però era bravissimo a spiegare. Dopo una prima panoramica sulla visione della morte nel folklore napoletano, sulla figura dello schiattamorto e le pratiche di sepoltura, la guida cominciò a parlare della strana usanza che prese piede a Napoli fino alla fine degli anni Sessanta. Dal dopoguerra in poi c’era chi si prendeva cura dei teschi presenti nel cimitero delle fontanelle per accudirli in cambio di favori. Era una sorta di catarsi, di redenzione da una vita di miserie. In pratica i morti che attendevano il giudizio nel Purgatorio avevano l’occasione di meritare il Paradiso facendo da intermediari per i vivi. Un do ut des, i vivi pregavano per le anime dei defunti, pulivano e benedicevano le loro ossa, i morti invece facevano in modo di esaudire i desideri tramite l’intercessione con l’aldilà. Un culto strano quanto affascinante che nei secoli ha portato alla luce storie misteriose. C’era chi ha avuto quello che si aspettava, come una grazia o un semplice episodio fortunato. C’era anche però chi non ha ottenuto l’effetto sperato e quindi semplicemente sceglieva un nuovo teschio da “adottare”. C’erano addirittura storie quasi da film horror legate a particolari teschi presenti nel cimitero, storie che farebbero rabbrividire i più coraggiosi.

E’ facile capire come da un’usanza popolare affascinante si potesse passare a pura blasfemia, ad un rito pagano che con la religione non ha più niente a che vedere. Tommaso capiva bene come un desiderio forte possa sfociare in scelte più che opinabili. Magari c’era chi non sapeva come tirare avanti, chi aveva esaurito i santi da pregare perché una fortuna inaspettata si realizzasse. Come biasimarla se quella stessa persona fosse stata disposta a pregare l’anima di uno sconosciuto pur di avere qualcosa in cambio. Tra l’altro non era nulla di impegnativo, bisognava solo pulire le ossa, pregare ogni giorno e prima o poi sarebbe arrivato qualcosa di buono. Proprio lui che stava attraversando quel periodo lo sapeva più degli altri.

La guida continuava a parlare ma Tommaso era ormai avvolto da un solo pensiero. Tutti quei teschi, tutte quelle anime in attesa di riscatto, e lui che aveva tanto da chiedere. Era nato nell’epoca sbagliata, ora era proibito prendersi cura delle anime pezzentelle mentre fino a qualche decennio prima poteva farlo senza problemi. Ecco, proibito, ma perché? Proibito da chi già aveva tutto. Perché proibire alle persone di sperare? Perché proibire alle persone di credere che qualcosa di bello possa ancora verificarsi all’improvviso sulla terra? E perché proibire alle anime dannate una redenzione ad un piccolo prezzo? Tutti interrogativi su cui non riusciva a dare una risposta. Ma la risposta in realtà non c’era, lui lo sapeva. Tutti avevano bisogno di quel culto e lui sarebbe stato il primo dopo tanto tempo a riprendere quell’abitudine.

Si guardò intorno con sospetto, nessuno doveva vederlo. Erano tutti intenti ad ascoltare le guide e a fotografare i teschi. Era il momento buono. Si tolse lo zaino dalle spalle ed aprì la zip. Con rapidità prese uno dei teschi e lo mise nello zaino chiudendolo subito dopo. Si guardò di nuovo intorno, per fortuna nessuno lo aveva notato. I battiti del cuore presero a rallentare, era più tranquillo. Con un sorriso di soddisfazione si rimise in spalla lo zaino e si avvicinò al gruppo di persone per godersi la fine della visita guidata.

Al termine del percorso ritornò a casa. Il suo primo pensiero era naturalmente quello di visionare il suo nuovo amico. Prese il teschio dallo zaino e lo osservò con attenzione. Era un teschio come tutti gli altri, pensò. Grandezza nella media, nessun segno particolare, un po’ sporco di polvere. Un teschio anonimo. Tommaso immaginò a chi potesse essere appartenuto, magari ad un padre di famiglia, o ad una donna con una storia particolare alle spalle, o ancora ad un uomo morto solo come lo era lui in quel momento. Tutte fantasie che non facevano che aumentare la sua curiosità. Si mise subito all’opera. Ripose il teschio sul tavolo della cucina e iniziò a pulirlo delicatamente. Dopo pochi minuti l’osso era lucido, stava addirittura prendendo gusto ad accarezzarlo. Doveva essere affettuoso con lui, d’altronde era il suo tramite per la realizzazione dei suoi desideri. Uscì di casa per comprare un lumino e dei fiori, quando ritornò creò un piccolo altare nella camera da letto. Si inginocchiò davanti e cominciò a pregare intensamente. Le preghiere continuarono anche la sera. Prima di andare a letto Tommaso riservò una buona mezz’oretta per esprimere i suoi desideri e intercedere per l’anima del suo nuovo coinquilino.

Il mattino seguente si svegliò con un nome in mente e la sensazione che fosse collegato a tutta quella faccenda. Attilio. Non riusciva a capire perché quel nome gli ronzava in testa. Forse il personaggio di un film che aveva visto recentemente, o forse il nome di un vecchio compagno di classe. Guardò l’altare e sorrise.

-Non so perché ma da oggi ti chiamerò Attilio. Ti piace?

Gli aveva affibbiato un nome, ora era in confidenza con lui. Si sorprese di aver parlato ad alta voce, da quando era solo in casa non lo aveva mai fatto. Prima ancora di fare colazione il suo unico pensiero era quello di pregare. Pregare per l’anima di Attilio, era ovvio. Appena finito andò in cucina, stava per preparare la colazione quando suonò il telefono. Rispose, era il suo ex superiore.

-Ciao Tommaso, sono Antonio. Tutto bene?

-Ciao Antonio. Abbastanza. Tu come stai?

-Non mi lamento, grazie. Senti, ti ho chiamato per quanto è accaduto la volta scorsa

-Senti Antonio, non me la sento di affrontare il discorso adesso. Se possiamo parlarne un altro giorno…

-No aspetta, non mi interrompere. Chiamo in seguito ad una riunione che si è tenuta con i vertici. Il sindacato si è interessato all’episodio ed hanno raggiunto un accordo. Licenziarti dall’oggi al domani non è una pratica corretta quindi i proprietari hanno deciso di fare un passo indietro

-Non ho capito bene. Stai dicendo che non sono più licenziato

-Esatto! Considerati ancora parte dell’azienda. Ti aspettiamo in sede per ricontrattare

Tommaso rimase in silenzio con la cornetta ancora attaccata all’orecchio.

-Ci sei ancora? Non sei soddisfatto?

-Sì. Certo, lo sono. Ci vediamo in questi giorni allora

Attaccò il telefono con un mare di domande in testa. Poi ritornò nella camera da letto e guardò il teschio. Guardò nella cavità oscura degli occhi.

-Sei stato tu? Hai davvero esaudito uno dei miei desideri? Se è così meriti davvero il Paradiso. Ti prego, ora esaudisci anche l’altro. Ti supplico

Stava ancora parlando con il teschio quando sentì bussare al campanello. Andò ad aprire, si ritrovò davanti Silvia, in lacrime. Era ancora fuori alla porta quando iniziò a parlare.

-Ciao Tommaso. Scusa se sono venuta qui senza preavviso. Volevo chiederti soltanto scusa

Tommaso stava per invitarla ad entrare quando lei continuò senza fermarsi.

-Ti prego non mi interrompere. Sono stata un’idiota a lasciarti così, di punto in bianco. Non avrei dovuto fare una tragedia per quello che è successo. E peggio ancora ti ho lasciato solo in una situazione difficile. Ho pensato a te tutti questi giorni e ho capito che mi manchi. Mi manchi da morire e voglio ritornare con te. So che mi giudicherai una pazza ma ti amo e l’ho capito solo così. Prenditi il tempo che vuoi, io ti aspetterò. Chiamami appena puoi

Tommaso non fece in tempo a darle una risposta che lei fuggì. La vide correre per le scale e uscire dal palazzo. Una scena in perfetto stile film romantico. Cosa avrebbe dovuto fare? Correre da lei? Urlare dalla finestra? Richiamarla subito? Come al solito non sapeva quale decisione prendere, solo una voce dentro di sé che gli consigliava:

Dai tempo al tempo. Ora non è il momento

Forse era meglio seguire quella voce. Dopo quei brutti giorni passati da solo doveva farla soffrire un po’, magari con le idee ben chiare avrebbe preso una decisione definitiva. Ritornò nella camera da letto per ringraziare nuovamente il suo misterioso benefattore.

-Grazie Attilio. Lo so che sei stato tu, ora non posso che continuare a sdebitarmi con te. Continuerò a pregare per la tua anima, stai sicuro che arriverai in Paradiso prima di quanto pensi

Dai tempo al tempo. Ora non è il momento

Di nuovo gli venne in mente quella frase quando sentì ancora il campanello bussare. Pensò che fosse ancora Silvia, andò ad aprire. Si sbagliava, davanti a lui si parò una faccia arrabbiata, quella della signora Giulia ovvero la padrona di casa dell’appartamento dove abitava Tommaso. La donna entrò senza nemmeno chiedere il permesso.

-Signor Lo Russo dobbiamo parlare urgentemente

-Signora Giulia, bongiorno. Si accomodi pure

-E’ inutile che ci giriamo intorno Lo Russo. La situazione è più grave di quanto immagina

-Va bene, di cosa vuole parlarmi di così urgente?

-Non lo immagina? Oggi sono ben quattro mesi che non paga l’affitto. Ho saputo che ha perso il lavoro ma ormai sono passati mesi. Non posso continuare a far finta di nulla. Lei mi deve una spiegazione e deve saldare quanto prima la somma che mi deve

Sangue

Tommaso sentì quella voce dentro di sé. La stessa voce che aveva già sentito quella mattina, ma più profonda, più cupa.

-Signora Giulia non si preoccupi. Stamattina ho riavuto il mio lavoro e in questi giorni dovrò parlare con l’azienda per ricontrattare la mia posizione

-E chi mi dice che non sta mentendo? In questi mesi senza lavoro ha cercato altro? Ha trovato qualcosa che potesse permetterle di affrontare le spese? E proprio oggi prima che io venissi qui ha riavuto il suo lavoro?

-Signora Giulia la prego di credermi

Falla smettere

Ancora quella voce. Tommaso ebbe il dubbio che non fosse l’unico a sentirla. Si fermò a metà frase

-Devo crederle? Lei è un nullafacente che passa le sue giornate a oziare

Ti sta umiliando, falla tacere

-Un invertebrato che a quanto so non ha perso solo il lavoro. Non ha neanche più una donna, non è vero?

Toglila di torno. Tu la odi

-Deve trovare il modo di pagarmi, possibile che i suoi genitori non le hanno lasciato nulla che non ha già sperperato?

Non farti trattare così. Zittiscila

-I suoi genitori, con loro non sarebbe mai successa una cosa così. Loro sì che erano persone in gamba. Si sono fatti da soli ed hanno sempre compiuto sacrifici per andare avanti

Uccidila. Uccidila subito

-Sono sicuro che nel posto in cui sono ora la staranno guardando e non saranno affatto contenti di un figlio come lei

Tommaso non parlava più, i suoi occhi guardavano il vuoto intorno. Non aveva reazioni ma senza rendersene conto la sua mano si spostò di lato, verso il ceppo portacoltelli. In un attimo prese il coltello con la lama più lunga e lo conficcò nell’occhio sinistro della donna. Quasi all’istante lei emise un grido sovrumano mentre lui teneva salda la lama all’interno dell’orbita che sgorgava sangue.

Falla smettere, ci sentiranno tutti

Fece come gli era stato ordinato dalla voce misteriosa. Tolse il coltello dall’occhio e con lo stesso fece un lungo solco profondo nella gola di Giulia. L’urlo si fermò, al suo posto uscì un gorgoglio ripugnante. La donna si accasciò a terra mentre un piccolo lago rosso si formava sulle mattonelle chiare della cucina.

Non ti fermare. Continua. Infierisci

Tommaso si inginocchiò sul corpo senza vita della donna e cominciò a colpirla sul torace. Una coltellata, poi due, poi altre ancora. La lama trapassava la carne e usciva senza fermarsi. Si accaniva su quel corpo inanimato con una rabbia disumana. Ormai non era più in sé. Dopo qualche minuto si fermò ed osservò la scena macabra che si era venuta a creare davanti a lui. Poi si guardò le mani, completamente rosse. Era stato lui a fare tutto quello?

Calmati, non andare in panico

-Chi è? Chi sei? Perché ho fatto questo?

Calmati e vieni da me. Dobbiamo parlare

Tommaso capì quello che doveva fare. Si alzò e si recò nella sua camera da letto. Si fermò davanti all’altare che aveva creato il giorno prima, la candela era ancora accesa. Si inginocchiò e guardò il teschio. Sembrava che anche quell’oggetto lo guardasse attraverso le sue orbite oculari scure. Sembrava che stesse guardando nei suoi occhi e stesse perlustrando la sua anima. Poi sentì ancora una volta quella voce profonda.

Sei stato bravo, hai fatto ciò che bisognava fare

-Chi sei?

Il mio nome lo conosci già

-Attilio… Cosa vuoi da me?

Tu cosa vuoi da me? Ho ascoltato le tue preghiere, ho ascoltato i tuoi desideri e li ho avverati

-Sei stato tu a fare tutto?

Tu che ne pensi? Si è avverato tutto quello che volevi. Ora però sei tu in debito con me

-Ma sto già pregando per te, giorno e notte. Prego per la tua anima in attesa del Paradiso

Chi ti dice che io voglia andare in Paradiso? Non ho bisogno delle tue preghiere, la mia anima è dannata e nemmeno le preghiere di tutti gli abitanti della terra possono redimerla

-Cosa vuoi da me?

Sangue. Ho bisogno di sangue. E tu farai come dico io per procurarmelo

-No, non posso. Non posso farlo

Lo farai invece. E sarai ricompensato bene. Ora prendi il mio teschio e mettilo sul sangue della tua prima vittima

Tommaso piangeva dallo sconforto ma non poteva fare a meno di eseguire gli ordini che gli erano stati imposti. Prese il teschio e lo posò sulla macchia rossa che si era venuta a creare sul pavimento. All’improvviso vide che la macchia anziché espandersi si rimpiccioliva, come se il liquido fosse assorbito dal teschio. In quei secondi che sembravano interminabili vide con stupore che proprio sul teschio iniziava a formarsi un sottile strato di carne rosso chiaro. Come se da quel sangue prendesse vita un volto. Tommaso rimase inorridito.

Ho bisogno di altro sangue e mi serve adesso

-Ma non possiamo lasciare questo casino in giro

A quello penseremo dopo, ora fa come ti ordino. Il mio potere è limitato

Tommaso mise la testa in un sacco di tela, poi prese dei coltelli, mise tutto nel suo zaino e uscì di casa. Seguendo le indicazioni della voce che solo lui sentiva si mise in strada alla ricerca di nuove vittime. Percorse qualche chilometro quando la voce gli intimò di fermarsi.

E’ qui che dovrai agire. Sento un ammasso di carne da sacrificare. Proprio davanti a te

Tommaso alzò lo sguardo e si sentì venir meno. Davanti a lui c’era l’ingresso di una scuola materna ed elementare. Da fuori riusciva a sentire le urla di gioia dei bambini che giocavano insieme.

-Non puoi chiedermi questo. Sono bambini, non posso ucciderli

Non hai scelta. Devi farlo. Posso fare in modo che la tua vita migliori o peggiori. Sei nelle mie mani ormai

L’uomo serrò gli occhi mentre una lacrima scendeva lentamente sulle sue guance. L’altro aveva ragione, lui non aveva scelta. Riaprì gli occhi e si asciugò il volto. Aprì lo zaino e tirò fuori uno dei coltelli, poi si diresse deciso verso l’ingresso della scuola. Il primo ostacolo sarebbe stato il bidello ma già si immaginava il tipo. Obeso, spazientito e con nessuna voglia di fare l’eroe. Strinse il coltello nella sua mano per darsi coraggio. Era a pochi passi dall’ingresso, davanti a lui c’era il portone aperto dal quale vedeva il bidello seduto e intento a rinfrescare l’aria con un ventaglio. Stava per varcare la soglia quando si sentì spostare involontariamente. Un urto improvviso che lo fece cadere a terra.

Alzò lo sguardo e vide che accanto a lui c’era una signora che si stava rialzando. In quei pochi secondi cercò di concentrarsi su cosa fare quando vide che la signora gli tendeva la mano sorridendo.

-Mi scusi, ero distratta. Andavo di corsa e stavo guardando il cellulare. Sono costernata, permetta che la aiuti ad alzarsi. Si è fatto male?

Tommaso non ascoltava quello che lei stava dicendo. girò lo sguardo e vide che il coltello era a terra a pochi passi da lui. Probabilmente dell’urto doveva aver aperto la mano ed era caduto. Anche la donna guardò nella direzione in cui stava guardando lui e realizzò il suo intento omicida. Non esitò ad urlare e richiamare l’attenzione di tutti.

-Ha un coltello! Fermate quell’uomo, è armato!

Tommaso con uno scatto riprese il coltello e lo inserì nell’addome della donna. Questa smise di urlare ma un brusio sempre più forte cominciò a crearsi intorno. Tutti i presenti si resero conto di quello che stava accadendo ed iniziarono ad allarmarsi. Tommaso si guardò intorno vedendo solo sguardi preoccupati e ostili. La voce nella sua testa non mancò di dire la sua.

Coraggio, non fermarti. Sei più forte di loro. Fai quello che devi fare

Si rialzò dirigendosi verso la scuola, all’improvviso un passante gli gettò qualcosa addosso per fermare il suo intento. Lo stesso gesto fu imitato da altri presenti. Nel frattempo il bidello resosi conto del pericolo serrò la porta mettendo in salvo l’istituto.

Idiota, muoviti. Sfonda la porta e compi il sacrificio!

Tommaso eseguì gli ordini. Nel caos più totale che si era creato, circondato da insulti e urla di terrore corse fino alla porta della scuola. Tentò di sfondarla con delle spallate, poi con il manico del coltello ma nulla da fare. Vedeva dal vetro le facce terrorizzate delle persone all’interno.

Poi uno sparo. Non si voltò, continuò nel suo intento di entrare nell’istituto.

-Fermati! Getta il coltello a terra e tieni le mani alzate. Quello di prima era un colpo di avvertimento in aria, il prossimo lo punterò verso di te se non fai come ti ho detto

Non ascoltarlo, sono io che comando

-Ti ho detto di fermarti subito

Continua

Nella testa di Tommaso le due voci si fondevano e lo confondevano. Non sapeva più cosa fare. Se ascoltare il poliziotto e arrendersi oppure dare retta ad Attilio e completare l’opera che gli avrebbe aperto infinite porte. Voleva uscire da quell’incubo, non ne aveva più la forza. Si decise, avrebbe lasciato il coltello e si sarebbe arreso. Aveva varcato un confine troppo lontano.

Aprì la mano ma inspiegabilmente il coltello non si staccò. Era come incollato al palmo. Provò a vibrare la mano ma non venne via. Le parole nella sua testa gli diedero la spiegazione che aspettava.

Te l’avevo detto che sono io quello che comanda. Sei troppo debole, non meriti di vivere

Poi il rumore di uno sparo. Il colpo alla schiena fu preciso, gli trapassò il tronco fino a spappolargli il cuore. Alzò gli occhi, lentamente tutto si faceva buio e le voci intorno sembravano sempre più confuse. Cadde all’indietro senza più forze. Dalla schiena fuoriusciva un fiotto di sangue che andò ad impregnare lo zaino fino a bagnarne il contenuto.

Al commissariato non si parlava d’altro che dell’uomo ucciso nel tentativo di compiere una strage. Per fortuna un poliziotto di pattuglia per strada non si era fatto trovare impreparato ed aveva agito nell’interesse di tutti. Dopo l’autopsia l’ispettore Salvi stava controllando i documenti in compagnia dei suoi uomini.

-Una tragedia sfiorata, ispettore. Siamo stati fortunati questa volta

-Puoi dirlo bene. Per fortuna l’agente De Biase era in zona ed ha agito nel migliore dei modi

-Dalla deposizione ha sparato prima un colpo di avvertimento. Spero si renda conto che l’assassino se l’è cercata e che non è colpa sua

-Già. Lo farò contattare più tardi per riferirgli di quello che abbiamo trovato nella sua abitazione. Il cadavere di quella donna dissanguata mi fa venire ancora i conati di vomito se solo ci penso

-Un mostro in meno sulla faccia della terra. Ispettore, ma cosa state controllando ancora in quei documenti

-Niente, nell’elenco dei reperti trovati sul luogo del misfatto risultava esserci uno zaino con all’interno dei coltelli.e, leggo qui, “un sacco con una testa scarnificata”. Quando sono passato all’ufficio di competenza ho visionato personalmente lo zaino e i coltelli ma non ho trovato nessuna testa. Me ne sarei sicuramente accorto

-Strano. Potremmo chiedere a De Biase se ricorda qualcosa subito dopo l’accaduto

-Certo. Dopo la deposizione era ancora sotto shock per quanto è successo. Spero si riprenda presto. Aveva lo sguardo quasi assente, è stato difficile interrogarlo. Sembrava proprio che non ci stesse ascoltando. Forse solo la conseguenza di quello che è successo. Appena si sarà ripreso lo sentiremo di nuovo