29 Gennaio 2000

Il feretro arrivò lentamente nel cimitero di Poggioreale. Un piccolo gruppetto di persone seguiva la bara scura che percorreva i viali coperti dai grandi alberi che filtravano appena la luce del sole. Dentro la bara c’era Mario Busiello, noto commercialista di San Carlo all’Arena. Sul manifesto funebre c’era scritto:

E’ venuto a mancare all’affetto dei cari

Mario Busiello

di anni 55

Ne danno il triste annuncio la moglie Vanessa, i figli Gabriele e Leonardo e i parenti tutti

Sulla lapide invece sarebbe stato scritto a caratteri grandi “Padre e marito amorevole”

Un breve epitaffio ma di tutto rispetto. Vista da quella angolazione sembrava la tragica tragedia familiare. Un padre di famiglia, amato da moglie e figli che muore prima ancora di godersi appieno la vita.

La piccola coda dietro alla bara era lenta e composta. Andiamoli a conoscere meglio.

In prima fila c’erano Vanessa e Tommaso. Vanessa l’abbiamo già conosciuta nel manifesto funebre. E’ la povera vedova Busiello, vestita con un completo lungo e nero e il volto coperto da un velo scuro. Vanessa aveva 15 anni in meno del marito, lo aveva conosciuto appena ventenne. Lei lavorava alla biglietteria del teatro Diana e lui era un giovane borghese di buona famiglia, con uno studio avviato e tanto tempo libero. Fu amore a prima vista, Vanessa fu abbagliata da tanta sicurezza, poi Mario era sempre stato un uomo di bell’aspetto. Si fidanzarono e si sposarono in breve tempo, la classica storia romantica da film adolescenziale.

Accanto a lei a sorreggerla per un braccio c’era Tommaso, socio di Mario. Più che un collega un fratello. Si conoscevano dall’università. Stesso quartiere, stessi studi, entrambi “figli d’arte”, con un futuro già scritto. Da giovani avevano le stesse idee chiare: soldi, donne, successo. Erano molto volenterosi e nello scenario napoletano degli anni 70/80, dove un buon potenziale riusciva a dare una mano a raggiungere i sogni, erano gli uomini ideali. Aprirono insieme uno studio proprio nella grande piazza Carlo III, zona centrale della metropoli, e in poco tempo i clienti cominciarono a fioccare. Erano sempre uniti Mario e Tommaso. Condividevano tutto e tutti i giorni. Tommaso c’era in ogni momento importante della vita di Mario. Quando i suoi genitori erano morti, al matrimonio con Vanessa (era uno dei testimoni), alla nascita di entrambi i figli. Sempre con lui, e sempre rigorosamente single. E ora era lì a dare il suo ultimo saluto terreno e a consolare una povera donna rimasta senza la sua colonna portante.

Passiamo alla seconda fila, i due figli. Gabriele e Leonardo rispettivamente di 18 e 14 anni. Da come erano vestiti non sembravano avere la loro età, entrambi avevano un vestito classico con cravatta nera. Il primo con i capelli così lunghi da coprire ogni espressione sul volto, il secondo che toglieva continuamente gli occhiali per asciugare le lacrime con un fazzoletto. Si tenevano la mano a vicenda, erano sempre stati uniti fin da piccoli. Gabriele si era sempre sentito l’angelo custode del fratello da quando lo vide il primo giorno. Appena nato Leonardo era più piccolo della norma, e a casa era tenuto quasi in una teca di vetro. Gabriele guardava quel piccolo esserino non potendo fare nulla ma sapendo già che sarebbe stato sempre al suo fianco. Quando i bambini più grandi lo minacciavano ci sarebbe stato lui. Quando i compiti sembravano troppo difficili ci sarebbe stato lui. Quando la prima ragazza importante gli avrebbe rotto il cuore ci sarebbe stato lui. E così fu sempre. Anche in quel momento triste il loro microcosmo era così forte da tenerli insieme indissolubilmente.

Dalla terza fila cominciavano i parenti meno stretti e i conoscenti. Le sorelle di Vanessa, i dipendenti dello studio, cugini, zii, e tutto il parentato. Per lo più semplicemente delle comparse. A Napoli, si sa, la morte è un argomento serio ma non è esente dalle regole del galateo. Esistono regole non scritte che impongono di essere presenti nel giorno dei funerali di qualcuno come in chiesa nel giorno del matrimonio. In tempi antichi esisteva persino una pratica fredda quanto macabra. I presenti alle visite alla vedova dovevano firmare un libro per attestare l’avvenuta visita, quindi essere sicuri di essere ricambiati quando il visitatore fosse trapassato. Era tutto parte di quel gran teatro all’aria aperta che era la città di Napoli.

Il corteo si fermò, la bara aveva raggiunto la sua destinazione. La nicchia della famiglia Busiello. Qui i genitori di Mario insieme a qualche altra generazione sconosciuta ai presenti stavano aspettando l’arrivo del loro figlio. Il loculo era già pronto ma prima di provvedere a far riposare la salma per sempre c’era tempo per gli ultimi saluti.

Iniziò il sacerdote, conosceva Mario da qualche anno. Non lo vedeva sempre a messa ma d’altronde a Mario era concesso. Sì, perché il dottor Busiello era uno dei finanziatori della parrocchia di Don Angelo. Non solo nelle feste programmate ma anche durante tutto l’anno liturgico Mario elargiva forti somme di denaro al parroco. Servivano a coprire le numerose spese di manutenzione, ristrutturazione, abbellimento. Don Angelo salutava sempre calorosamente e lo ricordava nelle sue preghiere. Aveva perfino fatto mettere una targhetta sull’inginocchiatoio in prima fila della chiesa. Il minimo che potesse fare per quell’anima così generosa.

Don Angelo si rivolse a tutti i presenti in tono serio e altisonante.

-Siamo infine giunti agli ultimi saluti al nostro caro Mario Busiello. Che Dio lo abbia in gloria.

Dal silenzio cominciarono a sentirsi i primi pianti sommessi.

-Un uomo dai grandi valori come la famiglia, gli amici, la fede. La vostra presenza qui lo conferma. Era amico di tutti e nemico di nessuno. Sempre pronto a tendere la mano, sempre generoso. Sicuramente in terra si è guadagnato l’entrata nel regno dei cieli

Da lontano si sentì un debole tuono.

-Lascio la parola a voi cari amici del buon Mario per salutarlo un’ultima volta

Si allontanò facendo posto a Vanessa che si staccò da Tommaso per cominciare a parlare. La voce era rotta dal pianto e dietro quella piccola tenda nera che le copriva volto si riuscivano ad intravedere gli occhi contornati da un trucco rovinato.

-Mario era un grande uomo, pieno di talento ma soprattutto pieno di amore

Un tuono echeggiò nell’aria.

-Era pieno di amore, non solo verso la sua famiglia ma anche verso tutte le persone che lo conoscevano. La nostra unione e la famiglia che abbiamo creato ne sono la prova

Di nuovo un tuono, stavolta più forte.

-Un marito affettuoso e fedele. Come fedele era il mio amore per lui

Ancora un altro tuono, così forte da zittire per qualche secondo tutti i presenti.

-Sono sicura che da lassù ci sta guardando ed è commosso nel vederci qui tutti riuniti per lui. I parenti, gli amici. Amore, se mi stai sentendo sappi che ti amo e ti ho sempre amato.

-Aiuto un topo!

Dalla platea si sentirono delle urla, un ratto enorme era appena passato davanti a loro. Indisturbato se ne andava a passeggio tra i presenti quasi divertito a spaventarlo. In poco tempo il gruppo unito si sfasciò in piccoli gruppi finché il piccolo ospite non se ne andò. Tutti si ricomposero, compresa Vanessa che per la paura andò a trovare riparo tra le braccia di Tommaso. Qualcuno li guardava con occhi interrogativi mentre loro si guardavano intorno con imbarazzo. Appena la calma fu ristabilita Gabriele e Leonardo si avvicinarono alla bara senza mai staccare le loro mani che tenevano teneramente unite. Senza fare rumore si girarono verso gli altri. Gabriele fu il primo a parlare.

-Papà era davvero un grande. Tutti lo conoscevano ma solo pochi di noi sapevano veramente com’era. Era sempre impegnato al lavoro ma trovava sempre il tempo per stare con noi. Ricordo quando per la prima volta mi portò con lui nel suo studio. Tutti mi guardavano ed erano gentili con me. Ero il figlio del capo e probabilmente un giorno sarei stato lì insieme a lui a lavorare. Papà mi guardava orgoglioso mentre ricambiavo i saluti a tutti. Poi mi fece entrare nella sua stanza, mi fece sedere su quella sedia così comoda e grande per me e mi disse qualcosa che non ho mai dimenticato. “Gabriele tu sei mio figlio, tutto quello che vedi potrà essere tuo. Ma bada a non fare mai il grande errore di scegliere di vivere la vita di qualcun altro. Tu sei e sarai sempre te stesso come io sono e sarò sempre me stesso. Vivi il presente e progetta il futuro, ma fallo con amore. Io se sono qui è perché ho scelto il mio lavoro, la mia vita. Fà anche tu così, se vuoi consigli io ci sono sempre, ma la vita è la tua e voglio sempre vederti felice come lo sono io. Tutti lì fuori ti guardano convinti di sapere il futuro. Il futuro non è già scritto, dimostra sempre di essere un combattente mai scontato. Ti voglio bene”

In quel momento il cielo si aprì, le nuvole grigie si separarono permettendo ad un largo raggio di sole di proiettare il suo calore su tutta la scena.

-Forse ero troppo piccolo per capire quelle parole, ma le ho custodite dentro di me e sono state il suo insegnamento più grande. Dovunque tu sia papà sappi che non ti deluderemo mai

Qualche piccolissima goccia di pioggia si andò a posare a terra. Tutti alzarono lo sguardo, non c’erano nuvole in quel momento sopra di loro. Gabriele abbassò la testa trattenendo il respiro per reprimere un pianto. Leonardo riuscì a dire solo una piccola frase, la più piccola e dolce.

-Ti voglio bene papà

L’emozione era troppo forte per trattenere le lacrime. Si allontanarono piano a testa bassa. Tommaso si avvicinò per consolarli ma Gabriele gli scostò il braccio sgarbatamente. Tutto sempre sotto lo sguardo vigile di tutti i presenti. Tommaso era sempre più imbarazzato, decise quindi di prendere posto lui stesso come prossimo oratore. Si schiarì la voce simulando uno sguardo commosso.

-Mario non era solo un amico…

Un tuono di incredibile potenza esplose nell’aria, tra la paura generale. Tommaso riprese a parlare senza celare un certo timore.

-Dicevo, Mario non era solo un amico…

Il rumore si un altro tuono lo interruppe di nuovo mentre nuvole scure si addensavano proprio sopra di loro.

-Un fratello, Mario era un fratello per me. Siamo sempre stati uniti fin da piccoli. Abbiamo sempre condiviso tutto…

Senza nessun avviso cominciò a piovere a dirotto. Una pioggia scrosciante si riversò proprio sopra Tommaso che cercava di continuare a parlare senza curarsene. Nessun agente atmosferico lo avrebbe fermato nel suo estremo saluto. Gli altri presenti aprirono gli ombrelli ma lui no.

-Sì, condiviso tutto. Senza di lui sarà difficile andare avanti. Lo studio ha perso un grande capo così come io ho perso un pezzo della mia stessa vita

Ancora un tuono, la pioggia non smetteva di scendere. Tommaso alzava sempre di più la voce per farsi sentire.

-Ma anche se te ne sei andato così tardi continuerò ad essere da sostegno alla tua bellissima famiglia

Non finì la frase che un fulmine cadde proprio a pochi passi dall’oratore, su un albero vicino. Il rumore dell’impatto fu forte come le urla che seguirono. Un ramo cadde a pochi centimetri da Tommaso che aveva gli occhi quasi fuori dalle orbite. Scappò per rimettersi al suo posto designato, accento alle grazie di Vanessa. La platea osservava sempre curiosa quanto terrorizzata.

La pioggia cessò d’improvviso proprio come era cominciata. Il silenzio improvviso prese in contropiede tutti i presenti, che proprio approfittando del forte rumore stavano parlando tra di loro. L’argomento era facile da intuire. Stavano, come si dice a Napoli, “murmuliando”. Di cosa? Di Vanessa e Tommaso. Era troppo strano quel loro feeling proprio quella mattina, senza Mario. Imbarazzati tutti fecero silenzio.

A rompere la tensione palpabile ci pensò Tonia. Non la conosciamo ancora perché Tonia è la tipica ragazza “invisibile”. Era in coda nella fila del corteo anche quella mattina, come a rimarcare il fatto di essere vissuta sempre all’ombra di tutti. Tonia era la segretaria dello studio di Mario e Tommaso. Era lo stereotipo della segretaria. Magra, capelli lunghi legati da un elastico, occhiali più grandi del suo volto sottile. E timida, molto timida. Non timida abbastanza per lavorare con i due commercialisti però. Dei due, Mario aveva sempre creduto in lei, anche contro le continue critiche di Tommaso che a lei preferiva una sua amica. Un’oca di sua conoscenza che non sarebbe stata in grado di accendere un pc. Tonia invece era brava, volenterosa e giudiziosa, anche se molto timida. Mario non aveva mai considerato quest’ultimo un difetto, anzi, a lui serviva proprio una segretaria così. Discreta e soprattutto intelligente. Il suo affetto e il coraggio che le infondeva le avevano dato sicurezza fino a farla diventare una ragazza migliore. Si era sempre sentita in famiglia in quello studio ed era tutto merito del suo capo.

La ragazza si avvicinò alla bara in punta di piedi e combattendo duramente con la sua timidezza prese a parlare.

-Mario era una persona capace di dare calore. Quando penso a lui penso sempre al calore e alla luce che emanava. Era la persona migliore che abbia mai conosciuto, ed aveva il potere di irradiare la sua forza a chi gli stava vicino. Lavorare con lui è stata la cosa migliore che il cielo mi ha dato e non smetterò mai di ringraziarlo per quanto ha creduto in me e per il tempo che mi ha dedicato. Riusciva sempre a trovare il tempo per sedersi accanto e lasciarti sfogare. Ogni suo consiglio era oro, e li porto tutti con me

Di nuovo non c’erano più nuvole ed un sole caldo riprese ad illuminare la piccola ragazza. Illuminata da quella luce forte Tonia sembrava anche più bella.

-Mi mancherai tantissimo Mario

Portandosi la mano alla bocca si avvicinò ai figli di Mario stringendoli teneramente. Loro ricambiarono l’affetto in un abbraccio che fece commuovere tutti.

Ora il tempo sembrava di nuovo tranquillo, a quel punto le sorelle di Vanessa si fecero coraggio. Anche loro avevano delle parole da spendere per la povera salma. Stavano per avvicinarsi alla bara quando un gruppo di topi correndo si avvicinò al gruppo di persone. La scena di panico improvvisa è difficile da descrivere. Chi correva urlando, chi intimava la calma, il sacerdote che ripeteva meccanicamente il segno della croce, qualcuno chiedeva perdono per i propri peccati. In tutto questo il sole si alternava alla pioggia mentre tuoni improvvisi laceravano il cielo. Nel giro di pochi secondi tutti presero a scappare. Tutti tranne Gabriele, Leonardo e Tonia, ancora stretti nel loro dolce abbraccio. I topi scomparvero ed il tempo si era aggiustato definitivamente. Il terzetto si avvicinò alla tomba. Serenamente. Ora quel momento era tutto loro. Arrivarono vicino alla bara, tutti e tre sentirono una strana forza dentro di loro. Non solo, ebbero come l’impressione che una mano invisibile li stesse accarezzando sulla spalla. Si guardarono sorpresi ma non spaventati. Finalmente capirono la ragione di tutto quello. Era lui, non c’erano dubbi. Era sempre stato lì con loro. Si guardarono e sorrisero. Non erano soli, non lo sarebbero mai stati. I sorrisi diventarono risate.

-Grazie papà

-Grazie Mario