4 Giugno 2017

Salvatore: Ma ti dico che è così, credimi!

Domenico: Certo, come no

Salvatore: Dai ragazzi, non scherzate. Perché dovrei dirvi bugie?

Fabio: Ma dai, fai il serio. Non può essere

Dario: Ciao ragazzi, tutto bene? Cosa non può essere?

Domenico: Ecco, è arrivato anche Dario. Siediti qui con noi che Salvatore ci sta raccontando una barzelletta

Salvatore: Ma finiscila! Siediti Dario così racconto anche a te e giudicherai anche tu

Dario: Ok, va bene. Intanto voi avete già ordinato?

Domenico: Sì ma un altro giro di birra va più che bene, che ne dite ragazzi?

Salvatore: Certo

Fabio: Certo, vado io a prendere l’ordinazione voi intanto cominciate

Dario: Dai Salvatore, sono curioso

Salvatore: Allora, in pratica sapete tutti bene che al liceo ero un figurino. Non per falsa modestia ma avevo un bel fisico. Eravamo sempre in movimento, partite di calcetto ogni giorno. Insomma, altri tempi

Dario: Vero, vi ricordate i pomeriggi quando non uscivamo da scuola e quando i cancelli erano chiusi facevamo le nostre partite da due ore nel campetto? Mamma mia, che ricordi

Salvatore: Esatto, eravamo sempre atletici. Peccato solo per le ragazze che non c’erano praticamente mai

Domenico: Parla per te, sfigato! Io un paio di appuntamenti li ho avuti

Salvatore: Sì, come no. La ricordiamo tutti Camilla. Penso che tu sia stato l’unico ad avvicinarti così tanto. Gli altri si tenevano a debita distanza per evitare di diventare biondi. Aveva un alito che ammazzava da lontano

Dario: Secondo me stiamo divagando. Arriva al punto che sono curioso

Salvatore: Hai ragione. Comunque, da giovane ero una alice, come diceva sempre mia madre. qualche settimana fa ricevo la partecipazione di mia cugina che si sposa il prossimo Agosto

Dario: Auguri!

Salvatore: Grazie. Dicevamo, vedo la partecipazione. Dopo aver represso l’irrefrenabile impulso di chiamarla e convincerla a ripensarci…

Dario: Detto da un single come te non fa testo. Tu provaci prima e poi puoi dare giudizi

Salvatore: Touche. Su questo argomento forse ne sapete meglio voi, hai ragione. Comunque la prima cosa che faccio è andare a vedere nell’armadio i vestiti classici in modo da capire se era il caso di comprarne un altro per l’occasione oppure potevo riciclare quello del matrimonio di mia sorella di tre anni fa. Lo trovo, lo prendo e lo indosso. E indovinate?

Dario: Non ti entra perché ora che non sei più un ragazzino e hai perso anche la voglia di andare appresso alle giovani pulzelle, ti sei ingrassato

Salvatore: Tutto corretto

Domenico: Io gliel’ho sempre detto. Doveva finirla di mangiare sempre in quei fast food. Da giovani potevamo mangiare anche le pietre e avremmo digerito tutto, ma da grandi bisogna regolarsi

Fabio: Rieccomi, ho ordinato le quattro birre. Mamma mia, meno male che qui le birre sono eccezionali. Non sarei riuscito a resistere altrimenti. Che mi sono perso? E’ già arrivato alla parte in cui si autocommisera del suo peso?

Salvatore: Non mi sto autocommiserando. E poi non sono grasso, ho solo messo su qualche chilo di troppo

Dario: Con tutta la birra che ti stai scolando ti chiedi anche il perché

Salvatore: Eh, va beh, ormai. Comunque la giacca mi andava ancora bene ma quando infilo i pantaloni e vedo che non riesco nemmeno ad abbottonarli allora realizzo che mi stavo lasciando andare troppo. Il matrimonio è ad Agosto quindi avevo solo due mesi per perdere peso ed evitare di comprare un vestito nuovo

Fabio: Hai mai considerato il digiuno?

Salvatore: Certo, ma mi conosco bene. A casa quando sto senza fare niente inizio ad aprire i cassetti e mangio qualsiasi cosa veda in giro. Decido quindi di optare per l’attività fisica. Da giovane ne facevamo tanta quindi bisognava solo riprendere il ritmo e i risultati si sarebbero visti in poco tempo. Proprio sotto casa mia c’è una palestra, decido quindi di andare a domandare per un corso che potesse fare al caso mio. Incontro il proprietario e faccio con lui qualche chiacchiera per capire. La mia esigenza è quella di sfruttare la mattina in modo da avere tutta la giornata “libera”. Con il mio lavoro non so mai a che ora posso finire quindi mi rimane da sfruttare solo quell’orario. La palestra però apre alle 8 di mattina e per me è troppo tardi. Non riuscirei nemmeno a farmi la doccia prima di andare al lavoro quindi scarto questa soluzione

Dario: Ma hai considerato l’opzione pausa pranzo? Si tratta di due o tre volte a settimana, mangiavi più tardi, magari di fretta, però sfruttavi quell’ora libera

Salvatore: Ci ho pensato ma per me la pausa pranzo è sacra. Già corro tutta la giornata, sempre in giro su quel furgone a consegnare pacchi. Quando arriva orario di pranzo devo fermarmi e rilassarmi. Comunque non mi rimaneva che una sola alternativa. Jogging!

Domenico: Haha. Già ti vedo tutto sudato a correre

Salvatore: Tu ridi, intanto è così. Sono andato subito a comprare tutto l’occorrente. Completino, fascia elastica, scarpette. Addirittura uno smartband! Ho preso tutto seriamente

Dario: Quindi veramente ti sei messo in testa di andare a correre la mattina?

Salvatore: Certamente. Dovevo smaltire quei chili di troppo e rimettermi in forma

Fabio: E a che ora sei andato a correre?

Salvatore: La mattina prestissimo. Ho cominciato di lunedì in modo da tenere il passo per tutta la settimana. Prima sveglia alle 6 del mattino

Dario: Tu sei un pazzo. Io a quell’ora sono ancora sotto le coperte a sognare

Salvatore: Quella del risveglio è la parte più difficile. Il primo impulso è quello di mandare a quel paese tutto e ritornare a letto. Ma devo dire che sono soddisfatto del mio coraggio. Ho superato quella prova egregiamente e mi sono preparato di corsa per non perdere nemmeno un minuto. Alle 6:10 ero già giù al portone del palazzo pronto per bruciare calorie

Dario: Dove sei andato a correre?

Salvatore: Hai presente la Villa Comunale di Ponticelli? Non è molto lontana da casa mia. C’è chi arriva lì in auto per correre intorno alla villa, io ho preferito andare direttamente a piedi. In tutto sono un chilometro e mezzo di perimetro, quella mattina avrei almeno fatto tre giri. Quindi inizio a correre da casa con andamento sostenuto e mi dirigo verso la villa. Avete presente quel parco vicino alla Villa Comunale in cui ci sono tutti quei murales?

Dario: Non sono di quella zona, non ho idea

Fabio: Si chiama proprio “Il Parco dei murales” o Parco Merola. Hanno riqualificato una zona urbana facendo dipingere sulle pareti dei palazzi dei grandi murales. Sono molto suggestivi, hanno un significato forte che si incastra bene con la zona popolare

Salvatore: Esatto. Correre lì è davvero suggestivo. Comunque arrivo e mi trovo il primo murale di fronte. Rappresenta un burattino con le fattezze di Pulcinella che viene schiacciato da un Joystick della PlayStation

Domenico: Una pubblicità della Sony?

Salvatore: Tutt’altro! Sta a significare proprio il fatto che i nuovi giochi stanno uccidendo il modo di giocare di una volta. Comunque arrivo e vedo che il murale si muove

Domenico: Eccolo lì, si muove…

Salvatore: Ti dico che è così, si muoveva. Il burattino agitava braccia e gambe

Dario: Aspetta Salvo, non è che il murales era disegnato su un telone e c’era vento? Magari era un effetto ottico

Salvatore: Assolutamente no. Fatemi continuare. Vedo questo burattino che si muove e inizio a pensare che non aver fatto colazione quella mattina era stata una pessima idea. Eppure non avevo fame, lo stomaco sembrava ok. Mi giro da un altro lato e riprendo a correre tranquillo. Decido di fare un giro in senso orario del perimetro della villa quindi attraverso la strada e continuo a correre. Di lato a sinistra vedo un altro murale, quello che ritrae i volti di alcuni bambini e adulti. Stavo guardando quel quadro gigantesco quando ad un tratto i volti dei bambini si voltano e guardano nella mia direzione. So a che state pensando, che sono pazzo, ma non è così. I bambini sulla sinistra mi guardano e cominciano a piangere mentre continuano a tenere mano un grosso libro. Addirittura l’uomo sulla destra si toglie la pipa di bocca e sembra dire qualcosa ma non riesco a capire il labiale. Ero troppo spaventato

Fabio: Dovresti scrivere dei racconti. Non sto scherzando, magari a qualcuno piacerà questa storia

Salvatore: Voi non avete idea di quanto ero terrorizzato. C’era già un po’ di luce del giorno e quelle immagini non potevano essere un’allucinazione. Presi a correre più velocemente che potevo. Il cuore pompava sangue senza fermarsi mentre le gambe si sforzavano di andare avanti sempre più in fretta. Sentivo già dolore ai muscoli ma non potevo fermarmi. Arrivai a fare quasi un giro della Villa quando mi fermai per respirare a pieni polmoni. Avevo il fiatone e dovetti sedermi un minuto a terra. Da quel lato della villa c’erano già i furgoni del mercato rionale che stavano montando le bancarelle. Non ero solo e quello mi confortava

Dario: Potevi chiedere a loro se vedevano quello che vedevi tu

Salvatore: Volevo farlo ma mi avrebbero preso per pazzo. Come voi adesso

Domenico: Perché non te ne sei tornato a casa?

Salvatore: Perché mi ero tranquillizzato. Mi davo del coglione per aver pensato di aver visto qualcosa di impossibile. Mi alzai e ripresi a camminare. Purtroppo non era finita lì. Su un’altra parete c’era disegnata una libreria con dei libri disposti in disordine. Su ogni libro c’era una lettera, mi avvicinai per leggere la parola formata da quella sequenza quando all’improvviso i libri di disposero in maniera diversa

Dario: Cioè, uscivano dal disegno?

Salvatore: No, erano sempre a due dimensioni, ma cambiavano di posto. Mi girai per vedere se qualcun altro come me stava vedendo quello strano spettacolo ma erano tutti indaffarati a fare altro. Mi rigirai verso la parete e a quel punto le lettere sui libri avevano formato una parola. “Scappa”. Dicevano proprio così, “scappa”

Dario: Da brividi

Salvatore: Esatto! Mi feci coraggio e fermai uno dei commercianti. Mi prese sicuramente per pazzo perché mi avvicinai a lui all’improvviso e lo tirai con me verso il muro. Quando entrambi eravamo davanti al muro mi resi conto che il disegno era tornato come prima. Chiesi scusa e ripresi a correre il tragitto a ritroso. Correvo e continuavo a guardarmi intorno spaventato anche se non ero più solo. A quell’ora c’era già tanta gente che faceva jogging ma gli altri erano ignari di quello che stava succedendo

Dario: Quindi sei tornato a casa?

Salvatore: Aspetta che arrivo all’ultima parte del racconto. Correndo in senso antiorario mi ritrovai nel punto in cui ero passato prima, ma da quella angolazione vidi un altro dei murales del parco. Forse il più bello, ritrae una bambina di etnia rom, una bella iniziativa per l’integrazione. Ha un sorriso particolare, in quel momento il suo volto rilassato mi mise calma. Ma durò poco, il volto diventò di colpo preoccupato e con la mano destra si fece il segno della croce. Tutto mentre con i suoi occhi guardava proprio me. Mi fermai e iniziai a tremare per la paura. Non riuscivo a muovermi, volevo correre ma non riuscivo a muovere un muscolo

Dario: Quindi cosa hai fatto?

Salvatore: Ero lì fermo e immobile quando…

Guardia: Pausa finita, tutti di nuovo al lavoro! Signori uscite lentamente e ritornate alle vostre postazioni

Barista: Mi dispiace ragazzi, io devo chiudere. Ci vediamo domani?

Dario: Ma come, proprio adesso che stavi finendo? Dai, raccontaci velocemente mentre ritorniamo

Salvatore: E niente, poi il resto lo sai. La Lancia Delta guidata da quel drogato correva a tutta velocità sul vialone. Dopo il sorpasso ad un’altra auto non riuscì a sterzare bene e mi prese in pieno. Dicono che non ho sofferto perché sono morto nel momento dell’impatto. E niente, la prima volta che sono andato a fare jogging è stata anche l’ultima

Dario: Già, mi dispiace. Se ti può consolare meglio così che come me, dopo mesi di agonia a letto con quel male che ti divora da dentro. Perdi la speranza e muori già mesi prima che vengano i becchini a prenderti

Salvatore: Vero. Quando lo abbiamo saputo è stato difficile anche per noi

Domenico: Dai, la cosa bella è che ci siamo incontrati di nuovo dopo tanto tempo

Fabio: Sapete che vi dico, sono contento. Nel senso, mi dispiace che non siamo ancora vivi, ma passare l’eternità con voi è la cosa migliore che ci poteva capitare

Salvatore: Lo penso anch’io. Anche se ho capito troppo tardi che avremmo dovuto vederci di più in vita prima di aspettare di capitare nello stesso settore dell’inferno

Domenico: Sante parole. Sante parole

Fabio (sottovoce a Dario): Che dici glielo diciamo?

Dario (sottovoce a Fabio): Cosa? Che abbiamo saputo che stava per essere destinato qui e abbiamo cercato in tutti i modi di salvarlo? Meglio di no. Potrebbero scoprirci e metterci in punizione. E poi gli amici a questo servono, no? Ti salvano la vita ogni giorno anche se non te ne accorgi