
Era un sabato mattina ma Vincenzo si alzò presto con un unico pensiero in testa: l’esame di Fisica 2. Era previsto per il lunedì successivo ed era preoccupatissimo. Non perché non avesse studiato, quello lo aveva fatto dall’inizio del corso cercando di stare al passo con il programma. Una volta finiti i corsi si era imposto le sue otto ore di studio al giorno senza sosta. Quello che preoccupava Vincenzo era l’approccio del professore. Rispetto agli altri docenti, al professor Gargiulo piaceva cambiare la modalità di esame ogni volta. Prima scritto e orale, poi solo scritto, poi solo orale, poi scritto ma con domande preventive di Fisica 1, e così via. Tutti gli studenti erano soliti dire che il professore sceglieva la modalità di esame il giorno stesso, in base all’umore con cui si svegliava. Era naturale che quel corso avesse il maggior numero di bocciati, lo stesso Vincenzo se l’era portato appresso finché non era diventato propedeutico per altri esami del semestre successivo.
Era diventato il suo incubo e se quella sessione non fosse riuscito a prenderlo sarebbero stati guai. Prima di tutto perché era Luglio, quindi la sessione successiva sarebbe stata a Settembre e l’estate l’avrebbe passata interamente a studiare. E poi perché i suoi genitori gli avevano dato un ultimatum, altrimenti non sarebbe andato in vacanza con i suoi amici. Un motivo più che valido per sacrificare il futile divertimento di Luglio. Doveva a tutti i costi superare quell’esame in modo da partire per la Grecia senza alcun pensiero.
Quel sabato non faceva eccezione, per quel motivo la sveglia era settata sempre alle 8:30 e dalle 9 alle 13 avrebbe ripetuto una parte del programma prima di pranzare. Dopo le prime due ore di studio però arrivò la prima distrazione. Bussò alla porta della sua camera Angelo, il suo amico di corso.
-Permesso. Come va Vinc?
-Che ci fai tu qui?
-Ho bussato alla porta e tua madre mi ha aperto. Sono venuto a farti visita, non sei contento?
Sì, scusa. Probabilmente non ho sentito il campanello. Certo che mi fa piacere. Siediti pure
Angelo si sedette sul letto. Visto che il suo amico riabbassò lo sguardo sui libri, decise di rialzarsi per andare ad accendere la PlayStation.
-No, ti prego. Niente distrazioni, lunedì è il grande giorno
-Fisica 2, vero?
Vincenzo annuì. Angelo aveva passato l’esame di Fisica 2 al primo appello, nessuno ancora sapeva spiegare la ragione di quello strano fenomeno.
-Te l’ho detto, tu sei già preparato. Il resto è solo culo. Il professore come si sveglia sceglie la modalità di esame. E’ solo una questione di probabilità. Anche se continui a studiare l’esito non è comunque certo
-Grazie delle belle parole. Ora sì che vedo tutto più rosa
-Ma dai, hai capito cosa intendo. Sei già preparato, punto. Forse devi solo essere più furbo lunedì e riuscire a fregarlo tu. E’ solo un bastardo, lo sanno tutti
-Eccome se lo è. Il problema è farlo capire ai miei. Hai capito che se stavolta non lo supero non ci vengo con voi altri a Corfù?
-Hai ragione. Ma non devi abbatterti. E che ci sto a fare io qui? Proprio a fare in modo che tu non ti abbatta inutilmente. Ti devo far vedere una cosa
Angelo si avvicinò alla sedia accanto a Vincenzo e girò il monitor del pc verso di lui. Aprì Skype e si loggò con le sue credenziali, poi girò lo schermo di nuovo in direzione dell’amico.
-Leggi qui, si chiama Carmy87. Ci siamo scambiati due chiacchiere da quasi un mese. E’ di Napoli, zona flegrea. Vedi l’immagine, che te ne pare?
Vincenzo si avvicinò allo schermo per vedere meglio il piccolo avatar di fianco al nickname. Effettivamente sembrava proprio una bella ragazza. Se era vero che era dell’87 aveva venti anni, quasi una loro coetanea.
-Carina, vero? Finora non ci siamo ancora visti perché lei è impegnata con un esame e io, come tu ben sai, non saprei come raggiungerla se non con i mezzi pubblici. Sai com’è, vorrei evitare di dirle “sai, sono uno sfigato che non ha la macchina, ti passo a prendere un pomeriggio così poi ti riaccompagno prima dell’ultima metro?”
Il ragionamento non faceva una piega ma Vincenzo non sapeva dove Angelo volesse andare a parare.
-Capito. Questa ragazza ti piace e prima o poi la incontrerai, ma quindi?
-Quindi entri in gioco tu. Se non sbaglio tuo padre ti permette di usare la sua auto il fine settimana. Stasera potremmo…
-Ti blocco già prima di concludere la frase. Non se ne parla. Niente distrazioni. Se anche dovesse andare male l’esame i miei devono sapere che ce l’ho messa tutta. Non posso deluderli
-Ma non li deluderai, te lo dico io. E poi fammi finire. Stasera gli amici di Carmy daranno una festa sulla spiaggia. Un loro amico è proprietario di un lido e organizzano un party privato. Mi ha invitato ma io le ho detto che vado solo se con me viene il mio più caro amico. E chi è il mio più caro amico?
Vincenzo sorrise. Un po’ per la lusinga un po’ perché Angelo aveva ragione su tutta la linea. Non si deve solo studiare, bisogna anche capire quando fermarsi e svagarsi un po’. E dopo settimane di studio ininterrotto gli serviva proprio una serata in allegria.
-Non so Angelo. Come lo dico ai miei?
-Non devi dirlo tu, lo dico io. Ho già pronto un discorsetto per dopo, mi fermo da voi a pranzo. Inizia a pensare a come vestirti stasera che non dobbiamo fare brutte figure!
Andò tutto secondo i piani di Angelo. Rimase a pranzo dall’amico e riuscì a convincere i suoi genitori che l’uscita di quella sera non avrebbe compromesso lo studio per l’esame. Il pomeriggio ripeterono insieme il programma poi si salutarono per darsi appuntamento per la serata. Vincenzo passò a prendere l’amico per le 21 con l’Opel Corsa del padre. Il serbatoio era pieno, il portafoglio meno, ma le speranze per quella serata erano alle stelle. Era molto presto per una serata in discoteca ma non poteva far vedere ai suoi genitori che usciva già tardi da casa.
-Eccoci qui, dove andiamo?
-Il lido è dalle parti di Miseno, però ora è ancora presto. Fermiamoci a mangiare una cosa in giro
Si avvicinarono al litorale e trovarono un McDonald. Si fermarono per cenare con un panino, patatine e Coca Cola. Era una bella serata non troppo afosa, i due amici passarono del tempo ricordando gli episodi divertenti all’università. Dai professori troppo “cazzimmosi”, alle pause richieste per pietà dopo ore di spiegazioni che fondevano il cervello, ai tic inspiegabili di alcuni docenti forse impazziti, alla poca presenza femminile. Tutti argomenti leggeri che legavano i due ad un’amicizia sincera. Ed ora erano lì, seduti a mangiare e fantasticare sulla serata che li stava aspettando.
-Quindi tu dici che andiamo sul sicuro?
-Ma certo, Vinc! Ci ha invitati stasera, secondo te che interesse aveva a farci venire qui? Ho chiesto se aveva un’amica carina e lei mi ha assicurato che ne aveva tante e tutte belle come lei
-Non so, mi sembra tutto troppo facile. Non è che finisce come in quella canzone degli 883?
-Con le pive nel sacco dici? Ma va! Il tuo problema è che sei troppo pessimista. Per una volta che ci capita una buona occasione tu non sai riconoscerla. Dai retta a me, rilassati e goditi la serata
-Ok, va bene. Però la cena la paghi tu, io ho messo la macchina
-Se, se. Perché il pieno lo hai pagato tu. Tieni, pezzente
Uscirono ridendo dal fast food per rimettersi in auto. Raggiunsero in pochi minuti la destinazione. L’entrata del lido per loro era un portale verso un modo diverso dal loro. Niente di nerd, niente di istruttivo o scocciante, solo puro divertimento. Avevano lasciato a casa gli abiti da sfigati per mostrarsi sicuri e intraprendenti come non lo erano mai stati. Il buttafuori era un omone così grosso che poteva essere visto da chilometri di distanza. Si avvicinarono e chiesero di entrare ma li bloccò subito, senza un invito stampato non era possibile accedere. Evitarono di discutere ma Angelo chiamò al cellulare la sua amica per spiegare l’accaduto. Dopo pochi minuti lei si presentò all’ingresso e parlò nell’orecchio con il buttafuori che li fece passare senza però cambiare l’espressione da duro.
-Benvenuti ragazzi! Vi stavamo aspettando. Ciao Angelo, finalmente ci vediamo di persona. E tu devi essere Vincenzo, corretto?
-Sì, ciao
-Ciao! Ragazzi scusatemi ancora per prima. Ho dimenticato di dirvi che serviva il biglietto di ingresso e dato che non ci siamo mai visti di persona non ho potuto darvelo
-Non ti preoccupare, l’importante è che ora siamo qui. Facci strada
-Ma certo, venite che vi porto al bancone dell’angolo bar. Consumazioni infinite per tutti!
Li prese per mano e li portò in giro per il locale. Il freddo delle sue mani contrastava con l’afa che stava prendendo piede nella sala chiusa. Dalla sala si spostarono all’esterno dove era stata costruita una pista da ballo con delle assi di legno sulla sabbia. Il panorama era da mozzare il fiato, sulla sinistra spiccava l’Isola Pennata mentre sulla destra faceva da sfondo il monte della penisola di Miseno. Una luna bellissima illuminava tutta la spiaggia. Vincenzo pensò che l’idea di Angelo era stata magnifica, doveva a lui tutto quello e si sentiva bene. Almeno per quella serata non sarebbe stato angosciato dal pensiero del professor Gargiulo.
-Visto Vincenzo? Era proprio come ce l’aspettavamo. Tantissimi ragazzi e ragazze ed una serata perfetta per divertirsi
-Hai proprio ragione. Ma dov’è Carmy?
-Si è allontanata per andare a chiamare delle amiche da presentarci. Comunque dal vivo sembra ancora più bella che in foto. Dici che devo aspettare ancora per dirglielo?
-Ma come? Tu che chiedi a me un consiglio sulle ragazze? Lo sai io come ragiono, per me meglio chiarire subito se ci sono delle intenzioni così non rischi di rimanere male
-Forse hai ragione tu, ma lei è proprio bella. E qui conosce tutti. Mi sento un po’ perso
-E poi quello che pensa negativo sono io? Dai, non ci pensare. Eccola che arriva
La ragazza arrivò insieme a tre sue amiche.
-Vi state divertendo ragazzi? Vi presento le mie tre amiche più intime. Betta, Ily e Margherita. Ragazze, loro sono quelli di cui vi parlavo prima, Angelo e Vincenzo
Le ragazze si guardarono tra di loro sorridendo e ammiccandosi. I due ragazzi si sentirono un po’ fuori luogo.
-Quindi sono loro che sono venuti per il buffet?
-Sì ragazze. Però così potrebbe sembrare offensivo. Ragazzi dovete sapere che noi chiamiamo così quelli che non fanno parte della nostra cerchia. Quelli che sono invitati da noi, ecco. Ma non vi dovete sentire estranei, ora siete con noi
In quel momento il volume della musica aumentò e le ragazze iniziarono a ballare intorno ai due ragazzi. Anche loro si fecero trasportare dal ritmo di una canzone techno. Il volume alto li isolava completamente da ogni altro suono. Ballavano ad un ritmo frenetico mentre le ragazze li stuzzicavano. Avevano la loro totale attenzione, non c’erano più i pensieri tristi o ansiosi ma solo la voglia di passare una serata diversa. Forse a causa dell’alcool o forse per un eccessivo slancio di sicurezza Vincenzo provò ad attaccare con una delle ragazze, Betta. Aveva i capelli rossi e lui aveva avuto sempre un debole per le rosse. Si avvicinò al suo orecchio e cominciò a parlare ad alta voce per farsi sentire.
-Bello qui, come lo conoscete questo posto?
-Come? Non ti sento
-Dicevo… Senti, ti va se ci allontaniamo un po’ per parlare. Con tutta questa musica non riusciamo a dirci due parole
-Va bene
Si allontanarono per avvicinarsi al bar e prendere due birre. La musica era ancora assordante quindi Vincenzo decise di spostarsi oltre le pedane in legno. Si tolsero le scarpe per poter camminare sulla sabbia. Dal mare arrivava un po’ d’aria fresca.
-Bello qui, mi piace molto. Come conoscete questo posto?
-E’ di uno dei nostri. Lo ha rilevato qualche anno fa. Organizziamo regolarmente delle feste qui
-Davvero bello. Poi è proprio sul mare, molto suggestivo. Mi piace tanto passeggiare sulla spiaggia. A te?
-Sì, anche a me. Però di giorno fa troppo caldo. Il sole mi uccide
-Anche a me! Io d’estate non uscirei mai di giorno
-Ti capisco
Betta partecipava alla discussione ma sembrava quasi assente, come se avesse qualcos’altro in testa o meglio ancora come se stesse aspettando qualcosa. Vincenzo se ne accorse e provò a rimediare.
-Scusa se ti ho portato qui, forse volevi stare con le tue amiche a ballare
-Ma no, figurati. nessun problema. Abbiamo tutto il tempo dopo. Mi fa piacere stare un po’ qui
Vincenzo le si avvicinò, lei sembrava quasi tremare. Con una mano si toccò l’altro braccio in un gesto frenetico.
-Sai, a Vincenzo piace molto Carmela. Non fa che parlare di lei da stamattina. Se non fosse stato per questo suo invaghimento non sarei qui
-Carmela?
Lo sguardo sorpreso di Betta non quadrava.
-Carmela, la tua amica. Carmy87
-Ah, sì. Carmy. Scusa
Stava per dire qualcosa quando sentirono il volume della musica abbassarsi di colpo. Lo speaker annunciò in maniera plateale l’ingresso del proprietario del lido. L’espressione di Betta cambiò rapidamente in una gioia forsennata. Sembrava proprio che non aspettasse altro.
-Eccolo, dobbiamo ritornare sulla pista. Muoviamoci
Quel poco di atmosfera romantica che si stava creando fu infranta di colpo da quella presentazione. Vincenzo non era per nulla entusiasta di quella situazione, non voleva ritornare per vedere l’entrata di questo tizio. Avrebbe voluto soltanto rimanere ancora un po’ sulla spiaggia con Betta. Parlare, chiederle il numero di telefono, immaginare di risentirla.
Controvoglia ritornò in sala inseguendo la ragazza che correva davanti a lui. Con lo sguardo cercò Angelo, probabilmente era ancora circondato dalle altre ragazze a sballarsi. Lo speaker aspettò che la folla si fosse ammassata sulla pista per riprendere la presentazione. Uno spettacolo di luci e suoni accompagnò l’ingresso del fantomatico proprietario del locale. Era un uomo di bell’aspetto, vestito con un abito completamente bianco, camicia rossa e cravatta nera. Quando arrivò sulla pista la folla si aprì in un tripudio di applausi ed urla. Lui camminava fiero, compiacendosi di quell’ovazione. La cosa infastidì non poco Vincenzo, forse l’unica voce fuori dal coro a non applaudire. L’uomo arrivò alla console e prese il microfono. La sua voce ammutolì tutti i presenti.
-Buonasera a voi amici miei. Anche questa sera ci ritroviamo tutti qui a festeggiare e banchettare insieme. Sempre più numerosi
Tutti guardavano affascinati quell’uomo, Vincenzo non sapeva ancora dare una spiegazione a tutto ciò.
-Prima di aprire il nostro buffet rinnoviamo le nostre usanze. Dove sono le nostre care sorelle? Ah, eccole. Vi prego di portare qui i nostri nuovi adepti
Quelle parole erano incomprensibili. Forse si trattava di una sorta di società segreta? Una massoneria moderna che richiedeva il suo rito di iniziazione. Tante domande riempivano la testa di Vincenzo finché non si sentì toccare la mano. Era Betta, che gli stava prendendo la mano destra per poi tirarlo a sé.
-Vieni, ti stiamo aspettando
Vincenzo non si tirò indietro. Quella ragazza lo stava accompagnando proprio sul palco. Proprio di fianco a quell’uomo così misterioso.
-Eccoli, sono loro i nostri nuovi fratelli? Bene. Voi potete stare qui. Sorelle provvedete voi a tenerli fermi mentre io apro le danze
Passò il microfono al DJ che lo prese prontamente, poi si diresse in avanti ed aprì le braccia. In quel silenzio quasi tombale la sua voce naturale tuonò tutta intorno.
-Che il banchetto cominci!
Il DJ fece ripartire la musica ad un volume alto. All’improvviso la maggior parte dei presenti in sala trasfigurò in volto. Sembrava che le loro facce, che prima erano marcate da una strana estasi, ora fossero coperte da una maschera. Una maschera immonda. Le bocche si aprirono e mostrarono dei denti aguzzi. Subito ognuno di quei mostri prese ad azzannare il proprio vicino di posto. Vincenzo in un primo momento pensava si trattasse di una messinscena, o forse era solo l’effetto dell’alcool ed era stanco. Purtroppo per lui non si trattava di una recita. La musica non riusciva a coprire quei suoni terrificanti. Le urla delle vittime attaccate, il ringhio di quelle persone che avevano perso ogni tratto umano. Uomini e donne, non c’era differenza. I loro volti, i loro movimenti non nascondevano la fame che li impossessava. Azzannavano gli altri, dilaniavano le loro carni per divorarle. Quella mattanza aveva un solo scopo, era la loro cena.
Vincenzo si riprese dallo shock iniziale e tentò di muoversi per fuggire. Non riuscì a scostarsi di un millimetro. Si girò e vide dietro di lui Betta, la sua presa lo bloccava in maniera serrata.
-Perchè? Perché fate questo?
-Per un motivo semplice. Abbiamo fame e dobbiamo mangiare
-Ma è una follia. Siete pazzi!
-Pazzi dici? Non devi disperarti, tra poco sarai uno di noi. Anche tu capirai cosa significa essere superiori. Gli umani sono solo il nostro cibo
Vincenzo era incredulo. Da un lato quello spettacolo orrendo, dall’altro lo sguardo serio di Betta, che parlava in modo freddo senza perdere la sua bellezza. Si avvicinò a lui per parlargli sottovoce.
-Non sei contento? Ti ho scelto io, ti ho salvato io da una morte certa, dovresti essermi riconoscente. Tra non molto potrò renderti un essere perfetto
Era una situazione al limite dell’assurdo. Vincenzo non aveva scampo.
All’improvviso però una delle vittime corse in direzione del palco. In preda alla follia si gettò proprio addosso a Betta, che mollò la presa un secondo per uccidere la ragazza. Vincenzo ne approfittò e fece uno scatto in avanti. si riversò all’interno della pista per cercare una via di fuga. Sentiva la voce di Betta alle sue spalle che lo malediceva. Scivolò più volte sulle assi di legno, ormai totalmente ricoperte di sangue. Arrivò accanto al bancone del bar, si alzò con l’aiuto di uno sgabello ma quando alzò lo sguardo i suoi occhi incrociarono quelli di Betta. Era proprio davanti a lui, sentiva il suo alito freddo sul volto.
-Non scappi caro mio. Ti ho scelto io e rimarrai con me
Fu a quel punto che Vincenzo tirò fuori tutto il suo coraggio. Mentre lei parlava prese una bottiglia di spumante dal bancone e gliela scaraventò sul mento. La bottiglia si ruppe alla base mentre Betta rimase ferma, soltanto la testa si girò di lato. Quando riportò di nuovo lo sguardo in avanti, Vincenzo vide che la sua mascella era slogata le pendeva dal viso. Anche in quelle condizioni non poteva fare a meno di vedere un sorriso. Stava per essere attaccato a sua volta quando il ragazzo inferse un altro colpo, stavolta fatale. La bottiglia rotta tagliò l’aria andando a lacerare di netto il collo di Betta. La ragazza cadde in ginocchio portandosi le mani alla gola mentre un fiotto scuro cadeva a terra. Vincenzo rimase di stucco vedendo quella scena, non riusciva a credere di essere stato più veloce di lei e di averla sconfitta.
Si riprese subito dopo sentendo l’urlo disperato delle altre ragazze che aveva conosciuto quella sera. Probabilmente avevano percepito la morte della loro compagna e volevano vendicarsi. Pensò che all’ingresso ci fosse ancora il buttafuori, da solo non sarebbe stato in grado di metterlo KO. Cominciò quindi a cercare in giro Angelo, in tutta quella confusione aveva quasi dimenticato il suo grande amico. Cercò in giro mentre il cuore gli batteva forte finché lo vide a terra. Si avvicinò a lui ma si accorse subito che quella che aveva davanti agli occhi era solo la metà superiore del suo compagno. Probabilmente avevano divorato il resto lasciando lì a terra un boccone troppo grande. Il mondo gli cadde addosso, voleva piangere.
-Ora capisci che è inutile?
Si girò, dietro di lui c’era l’uomo responsabile di quell’incubo.
-Hai ucciso Elisabetta, una delle mie spose preferite. Ma per questo non ti odio, lei aveva scelto te e ora hai il dovere di portare avanti la sua memoria
In quelle parole non c’era odio, né risentimento. C’era quasi conforto, come un padre che accoglie di nuovo il suo figliol prodigo nella casa per dargli riparo.
-Vieni qui, ti stanno aspettando tutti
Vincenzo fece cadere dalla mano la bottiglia di spumante rotta. Forse uno strano potere ammaliatore o forse solo la consapevolezza di essere troppo debole per pensare di salvarsi. Si avvicinò all’uomo ed insieme ritornarono sul piccolo palco. Lo circondava uno scenario infernale, carcasse e brandelli di carne ovunque. Sangue per terra e su ogni parete, le mosche cominciavano a girare intorno attirate da quell’odore nauseabondo.
-Fratelli, stasera abbiamo perso una nostra sorella, la nostra amata Elisabetta. Non dobbiamo rammaricarci però. Oggi saremo ancora più numerosi di prima. Al suo posto avremo nuovi fratelli e sorelle. Ecco qui Vincenzo. Prego, Carmilla, vieni e offri il tuo dono a lui
Carmy si diresse lentamente vicino a Vincenzo. Il suo sguardo pieno di rabbia faceva intendere che quella non era la scelta che avrebbe fatto. Si piegò comunque alle decisioni del suo padrone. Nel buio spettrale della sala affondò i suoi canini nel collo del ragazzo, dolcemente, senza fargli male. Vincenzo sentì solo un leggero calore quando la ragazza succhiò un po’ del suo sangue. Chiuse gli occhi e quando li riaprì era diventato qualcosa di totalmente diverso.
