
Cercasi chitarrista esperto per gruppo Rock/Heavy/Grunge. No perditempo. Chiamare Lello
Di annunci del genere ce n’erano tantissimi per Via San Sebastiano. Non per niente quella era la via maestra dei musicisti. La grande strada napoletana adepta alla musa Euterpe.
Tutte le mattine i negozi di strumenti musicali si riempivano di gente. Giovani che marinavano la scuola per inseguire un miraggio, artisti in erba alla ricerca di ispirazione o musicisti conosciuti nel panorama folkloristico sempre alla ricerca del perfezionamento continuo. Un pellegrinaggio di sognatori. Passeggiare per Via San Sebastiano significa assistere ad un concerto continuo. Ogni porta di un negozio che si apre fa uscire fuori un po’ di musica.
C’è il liutaio con le sue chitarre, il negozio di strumenti a fiato, c’è n‘è per tutti i gusti. E tra un negozio e un altro non c’è spazio fisico. Ogni centimetro quadrato di muro viene usato come bacheca per affiggere i propri annunci. Compravendita di strumenti, certamente, ma anche annunci di gruppi musicali alle prime armi. Quale posto migliore che quel calderone di sogni e speranze. Nel panorama musicale tutti conoscono gli U2 e la storia di come la band sia nata. Era l’esempio che usavano come scala per arrivare al proprio sogno.
Quel lunedì mattina, una come tante, per Via San Sebastiano passeggiava anche Salvatore. Lui non era della stessa categoria citata sopra. Sia ben chiaro, la musica faceva parte della sua vita, era un elemento inseparabile di ogni sua giornata. Ma Salvatore la musica la ascoltava soltanto. Non sapeva suonare nessuno strumento. Aveva conosciuto la musica, la vera musica secondo lui, troppo tardi. Sempre chino sui libri, i genitori glielo dicevano sempre.
“Salvatore, pensa solo allo studio. Evita le distrazioni”
Così per troppo tempo aveva lasciato troppo in basso quel desiderio, esploso poi nell’ultimo anno di superiori. Frequentava il Liceo Scientifico quando un suo amico fuori scuola gli passò il walkman per fargli sentire una compilation che aveva creato. Bastò solo una canzone per risvegliare quell’istinto. Lazy dei Deep Purple, versione dal vivo da Made in Japan. Salvatore restò a bocca aperta e con lo sguardo assente fino alla fine del brano. Non aveva mai ascoltato qualcosa del genere. All’inizio un rumore persino fastidioso, ma che poi diventava una musica di una potenza favolosa. Da quel giorno iniziò a studiare quel genere musicale come se stesse studiando per l’esame di stato. Ogni volta scopriva un gruppo nuovo, sentito forse nominare da qualche parte, ma che mai avrebbe pensato fosse capace di creare una musica così bella.
Jimi Hendrix, Malmsteen, Led Zeppelin, Rush, Dream Theater, Iron Maiden. Erano alcuni degli dei che popolavano il suo Olimpo, e lui ora era un cultore di quella nuova fede. Purtroppo il liceo prima e l’università poi gli rendevano impossibile dedicare tempo per imparare a suonare uno strumento. Tutti gli dicevano che da piccoli era più facile, più semplice perché chi da grande era un buon musicista si allenava per ore al giorno. Lui tutto quel tempo non lo aveva, quindi per ora rimaneva solo un buon ascoltatore di ottima musica ma incapace di distinguere uno spartito da un foglio pieno di schizzi di inchiostro.
Quel giorno la lezione all’università era terminata prima del solito. Il professore di Fisica 2 aveva avuto un contrattempo quindi poteva sfruttare il resto della giornata come voleva. Tornare a casa era l’ultima delle opzioni. Per una volta che poteva, avrebbe desiderato passeggiare per il centro storico con il suo lettore mp3 a fargli compagnia. Anzi, quella mattina sarebbero stati i Toto a prenderlo per mano e accompagnarlo per i vicoli del centro.
Da Spaccanapoli arrivò a Piazza del Gesù Nuovo, poi bastava girare a sinistra dopo Santa Chiara per arrivare nella sua via preferita. Spense il lettore mp3 per godersi ogni suono di quel posto. Respirava a pieni polmoni musica, un mondo di cui sapeva non farne parte appieno. Guardava fuori da ogni vetrina, nella sua mente fantasticava e si vedeva all’interno a provare una nuova chitarra, a scambiare consigli con i negozianti. Magari fosse così. Per curiosità leggeva ogni annuncio affisso sui muri, di alcuni segnava anche il numero anche se non sapeva bene il perché.
Era tutto assorto nel suo mondo tra fantasia e realtà quando sentì una voce alle sue spalle.
-Posso essere di aiuto?
Era una voce gentile, sicuramente un commerciante del posto che lo aveva visto interessato e cercava di vendere uno strumento musicale.
-No grazie. Sto solo guardando.
-Lo devo, stai guardando ogni negozio e ogni foglietto appeso. Sicuro di essere solo di passaggio?
Lo stava pedinando? Si girò per guardare chi fosse. Sembrava una persona comune. Magro, altezza nella media, viso pulito. L’unico particolare rilevante erano i vestiti. Era vestito come un anziano, almeno per Salvatore era quella l’impressione. Un abito grigio con panciotto, camicia chiara e cravatta nera. In testa un cappello a tesa larga. Gli avrebbe dato al massimo quarant’anni, ma di solito i quarantenni non vestono già così.
-No, grazie davvero. In realtà non so nemmeno suonare uno strumento
Perché glielo aveva detto. Va bene che poteva essere un negoziante fastidioso, ma era un dettaglio inutile. Poteva solo dire “no, grazie” ed andarsene. Forse era quel viso pulito che gli ispirava fiducia o forse la voglia di confessarsi del suo peccato più grande.
-Ok, nessun problema. Io comunque non vendo strumenti. Diciamo che sono più un maestro
Ecco cos’era, un aspirante maestro di musica in cerca di un allievo. Era così rovinato da non permettersi nemmeno una stampa di un foglio da appendere su un muro. Meglio filare alla larga.
-Grazie, non mi interessa. Non ho tempo per imparare in questo momento. Ho altre cose per la testa e non sono sono nemmeno autosufficiente finanziariamente. La ringrazio
Con questa risposta Salvatore era sicuro di aver chiuso quella breve parentesi. Ora il signore sapeva che non aveva soldi da spendere (metti che era un ladro) e tempo da buttare. Contrariamente a quanto si sarebbe aspettato quel signore gli sorrise. Un sorriso determinato, come di chi sta per tirare fuori dalla manica la sua carta vincente. Si tolse il cappello e disse:
-Già parla di soldi e di tempo? Quella è una contrattazione che viene dopo l’esposizione della merce. E poi chi ha detto che servono entrambi? Ma si figuri, non voglio disturbarla ulteriormente. La saluto, buona giornata
L’uomo si rimise il cappello sulla testa e prese a camminare. Salvatore vide che zoppicava da un piede, la sua andatura sembrava un po’ ridicola. Ma quello che aveva detto non fece che attirare ancora più la sua attenzione. Effettivamente aveva ragione, non aveva ancora spiegato il suo vero intento e lui già dava per scontato che non valesse la pena ascoltarlo. Era stato sgarbato, forse avrebbe dovuto scusarsi.
Lo raggiunse e gli si parò davanti.
-Mi scusi, non volevo offenderla. E’ che la musica è sempre stato il mio cruccio. La amo nella stessa maniera in cui la respingo quando si parla di me. A volte penso che il mio destino sia quello di essere soltanto un ascoltatore seriale.
-Non si preoccupi. Non è stato per nulla scortese. Mi dispiace che lei sia così pessimista. Il destino non è scritto, o quanto meno abbiamo una larga opportunità di scelta in vita. Glielo dico per esperienza diretta sul campo, mi creda
-Sarà, ma a volte penso sia più importante il tempo impiegato nel passato che quello del futuro. Avessi fatto scelte diverse prima ora non sarei così
-In parte ha ragione, ma dimentica le opportunità che possono presentarsi nel futuro. Sono tutte da scoprire. Scusi se mi permetto di parlare con lei in questo modo. Magari la filosofia le dà noia
-Ma no, si figuri. Lei è un professore di musica
-Diciamo di sì. Non è proprio il mio lavoro principale ma ne fa parte
-Capisco, insegna privatamente? A quanto ne so lo studio della musica è molto duro. C’è chi dice che bisogna dedicare molto tempo per raggiungere progressi poco alla volta
-In genere è così, ma vedo che siamo ritornati a parlare del tempo, è un argomento che le sta proprio a cuore. Come si dice, la lingua batte dove il dente duole. Le potrebbe far piacere quindi sapere che nel mio caso il fattore tempo non esiste. In realtà anche quello economico, se le può interessare.
Ora stava cominciando a scoprire la mercanzia, solo poco a poco però. Era ritornato da lui, gli aveva parlato, ora era da scostumati non chiedere qualche informazione in più E poi sembrava simpatico.
-Di che si tratta?
-Glielo spiego subito. mi segua però. Meglio non parlare per strada
Si girò e si avviò verso un negozio. Chissà perché Salvatore ebbe l’impressione che ne avesse scelto uno a caso. Entrò dalla porta e salutò il cassiere.
-Ciao Alberto, andiamo un attimo sul retro a parlare
Il cassiere era con la testa basse a guardare il contenuto del registratore di cassa e non rispose. I due si avviarono in uno studio vicino allo scaffale delle chitarre. L’uomo si sedette sulla sedia in pelle dietro la grande scrivania, Salvatore fece altrettanto sulla sedia di fronte.
-Allora, deve sapere che io sono un impiegato di una multinazionale molto nota, inutile dirne il nome. Da molto tempo i contratti che stipuliamo con i nostri clienti sono rinomati. Negli anni sono cambiate molto le regole, cerchiamo sempre di seguire il trend del momento. Fino ad un po’ di tempo fa cercavamo come ultimo fine una sorta di fidelizzazione del cliente. Davamo servigi ai nostri clienti ed in cambio ci assicuravamo che questi rimanessero all’interno del nostro, come dire, circuito per il maggior tempo possibile. Deve capire però che questo tipo di atteggiamento ci ha portato negli anni ad un vero e proprio monopolio. Abbiamo più clienti di quanti pensavamo di avere, le previsioni più rosee sono stati abbondantemente soddisfatte
Il discorso iniziava a prendere una piega strana. Un preambolo così lungo e quasi inconcludente. Dove voleva andare a parare?
-Questo ci ha portati ad agire con molta più libertà e fantasia con i nuovi clienti. Per i nuovi clienti le condizioni sono totalmente diverse, più vantaggiose, a parità di benefici. Ecco un contratto stipulato apposta per lei, lo legga con calma e ne discutiamo
Salvatore era interdetto, con chi stava parlando? Prese il foglio tra le mani, non una semplice stampa A4, una sorta di pergamena filigranata con tanto di logo e bollo in ceralacca old style. Cercò di leggere velocemente saltando qualche pezzo. Un dubbio gli entrò nella mente, non potè fare a meno di dirlo ad alta voce
-Ma… sto firmando un contratto con il diavolo?
-Ma no. Comunque non è l’unico a pensarla in questo modo. Io però sono un semplice impiegato, gliel’ho detto. Ha libero arbitrio se firmare o meno il contratto, lo legga per bene. In soldoni le viene riconosciuta la totale padronanza dell’uso di uno strumento musicale in cambio di un solo anno della sua vita. Consideri il vantaggio. Studiare uno strumento musicale le verrebbe a costare in termini di tempo svariati anni, considerando che la maggior parte della giornata la dedicherebbe ad altre attività. Questo per raggiungere un progresso costante ma lento. Lei cede un anno della sua vita a noi, e noi le diamo delle facoltà innate di musicista già da oggi. Niente anima da vendere, sia chiaro. Siamo già pieni e sono in corso dei lavori di ristrutturazione per ospitare tutti i nostri clienti
Aveva sentito bene? Era serio mentre diceva quelle sciocchezze? Salvatore stava quasi per ridere e lasciarlo lì alle sue farneticazioni.
-Prima che me lo domandi, l’anno sarà decurtato dalla sua età complessiva. Quindi se ad esempio lei dovesse campare 90 anni, allora morirà a 89. Un vantaggio enorme, mi creda. Ah, prima che mi dimentichi, le diamo l’opportunità di scegliere altri strumenti in aggiunta a quello scelto, in questo caso gli anni che andranno a noi saranno lo stesso numero degli strumenti che imparerà a suonare
Gli stava indicando le parti in cui erano scritte le postille che stava spiegando. Ok, ora Salvatore era sicuro, o era una candid camera organizzata ad arte, originale niente da dire, oppure quel signore era un fuori di testa in cerca di far perdere tempo a chiunque gli si presentasse davanti. Decise per la seconda, forse più logica. Decise quindi di assecondarlo, non doveva dare l’impressione di aver capito di essere stato preso in giro. Doveva essere lui a prenderlo per i fondelli.
-Quindi lei mi assicura che se firmo qui e qui, compilo i campi di nome, cognome e data di nascita allora da oggi saprò suonare la chitarra.
-Sì, deve specificare lo strumento in questa sezione
-Ah, ecco. Bene. Sa che le dico, ora metto chitarra e basso. Devo specificare elettrica o classica?
-No, non serve. Va bene anche se scrive solo generico, chitarra e basso. In questo caso sono due anni
-Sì, certo. Due strumenti per due anni. Mi sembra logico. Ecco qua, firmato, questo va a lei, c’è una copia anche per me?
-No, data la serietà della nostra azienda le garantiamo che il contratto sarà sempre nei nostri archivi, non sarà mai cancellato. Dalla nostra abbiamo un bel po’ di clienti che hanno chiesto questo tipo di desiderio e sono stati tutti soddisfatti. Potrei citargliene qualcuno se vuole
Sì, certo, ora avrebbe detto di aver conosciuto Roberto Johnson…
-Va bene, va bene, non serve. Il contratto è valido, ora la saluto. Devo ritornare a casa, è stato un piacere
-Ma il piacere e mio, ci rivediamo il giorno della riscossione. Buona giornata
-Buona giornata a lei
Salvatore uscì dal negozio sbattendo la porta. Era furioso, aveva perso mezz’ora della sua giornata con un folle. La rabbia accresceva ancora di più se pensava di essere stato così ingenuo da non capire subito che scherzo gli era stato fatto. Tutta colpa della musica, ora era sicuro di non voler mai più suonare uno strumento, si sarebbe limitato come sempre ad ascoltare e selezionare la musica che più gli piaceva.
Ma pensa, camminava velocemente riscendendo la via nel senso opposto. Non pensava che a quello che gli era accaduto. La mente era altrove, camminava ma la vista era annebbiata. Sbatté le palpebre e si ritrovò all’interno di un negozio. Era così fuori di sé da non ricordarsi di essere entrato? Era il chiaro segno che doveva tornare a casa, rilassarsi e dimenticarsi di tutto.
-Ecco la chitarra che ha chiesto, una Echo classica. Tenga
Il commesso del negozio si avvicinò a Salvatore e gli passò la chitarra nelle mani. Era inebetito, aveva addirittura chiesto di provare a suonare una chitarra. Avrebbe chiesto scusa e sarebbe scappato. Qualcosa però gli venne in mente. Era una sciocchezza, non poteva mica essere. Possibile che ora se imbracciava quella chitarra sarebbe stato capace di suonarla? Era uno stupido solo a pensarlo.
Però lo fece, si sedette su uno sgabello e cominciò a muovere le corde. Chiuse gli occhi lasciandosi cullare dal suono che usciva dalla chitarra. Le mani si muovevano da sole, la sua mente pensava e loro eseguivano le note che immaginava. Un movimento sincronizzato delle dita, era così che suonavano i musicisti? Una sorta di trance estatica che generava le canzoni? Terminò di suonare ed aprì gli occhi.
-Complimenti, Paco de Lucia, un classico. Se vuole posso farle provare qualche altra chitarra di livello più alto dato che ho notato che la sua tecnica è già avanzata
Allora era vero. Sapeva suonare la chitarra. Era tutto vero, e lui aveva ricevuto un dono. Avrebbe voluto riempirsi di pizzicotti per capire se stesse sognando. Senza rispondere al commesso posò la chitarra ed uscì dal negozio. Si guardò intorno cercando l’uomo di prima ma non lo trovò. Era contento, sprizzava gioia da tutti i pori. Non c’era nessuna spiegazione logica ma era accaduto qualcosa. Aveva bisogno di un’altra dimostrazione. Prese un bigliettino da un foglio affisso su un muro e chiamò dal cellulare senza pensare.
-Ciao, mi chiamo Salvatore. Ho letto il mostro messaggio e sono interessato, dove posso trovarvi?
Erano lì vicino, la band si riuniva in una sala prove in uno dei viali perpendicolari. Ma sì, sarebbe andato lì per un’audizione. Cosa aveva da perdere?
Pochi minuti dopo era sul posto, salutò i presenti.
-Non ho con me uno strumento, avete una chitarra con voi?
Domanda insolita, di solito i musicisti portavano con sé il loro strumento. Gli diedero una chitarra elettrica mostrando scetticismo nei loro sguardi. In poco lo scetticismo lasciò spazio alla sorpresa. Salvatore scelte nella sua mente un medley che potesse denotare tecnica, improvvisazione ed estro. Passò da un assolo di May a Blackmore, da Hendrix a Van Halen, da Satriani a Clapton. I presenti erano tutti con la bocca aperta. La cultura musicale del giovane era di tutto rispetto, ma quello che stupiva tutti era la tecnica. Avrebbero potuto farlo suonare con la traccia dei brani in sottofondo e non avrebbero percepito la differenza. Un suono pulito e armonico. I componenti della band si guardarono ammiccando un occhiolino. Non potevano non sceglierlo.
-Sei dei nostri Salvatore, benvenuto nei Razor’s Edge
Aveva dunque ragione quel signore prima? Nulla era scritto nel destino degli umani? Di sicuro il futuro aveva conservato a Salvatore più di una sorpresa quel giorno, e lui era al settimo cielo.
Si accordarono sulle prove, almeno due a settimana. Il primo impegno vero e proprio sarebbe stato il prossimo venerdì sera. Un pub dalle zone di Via Mezzocannone organizzava una gara tra band. Stava diventando una rockstar, non c’è che dire.
Le prove andarono benissimo, i pezzi nella scaletta dei Razor’s Edge li conosceva tutti, suonarli era diventato facile come respirare. Erano ragazzi, ma avevano le idee chiare. Avevano progetti in mente, scrivere canzoni tutte loro e farsi notare nell’ambiente underground di Napoli. E poi, erano bravi ragazzi, studiavano tutti e nessuno aveva in mente di distogliere l’attenzione dagli obiettivi principali. Eccola l’occasione che aspettava. Aveva fatto bene ad approfittare, due anni di vita cos’erano poi. Viveva nella parte ricca del mondo, l’aspettativa di vita era sui 90 anni. Diamine, proprio nella zona Mediterranea c’erano tanti di quegli ultracentenari che non si contavano, lo dicevano sempre al TG.
Il venerdì pomeriggio era già bello che pronto. Non aveva ancora una chitarra tutta sua, aveva in programma di comprarla con i soldi delle prime esibizioni. Non avrebbe pesato sulle spese dei genitori, quella era la promessa che era riuscito a barattare con loro pur di continuare su quella strada. Non fecero domande sul suo improvviso talento. In cuor loro si vedeva che erano orgogliosi di lui. Si fece trovare all’incrocio tra Via Mezzocannone e Via Sedile di Porto mentre iniziava a piovigginare lentamente. Arrivarono gli altri e tutti si diedero da fare a trasportare gli strumenti nel locale che iniziava a riempirsi. Non erano i primi ad esibirsi, il primo gruppo era già pronto sul piccolo palco mentre facevano un check dell’impianto audio. Salvatore aveva la pelle d’oca. Riusciva a vedere da un’angolazione diversa un mondo che prima vedeva solo di lato.
Stava per accompagnare il bassista fuori a fumare una sigaretta quando con la coda dell’occhio vide un dettaglio tra i tavoli del locale. Gli era parso di vedere seduto in un angolo un signore vestito tutto elegante con un cappello a tesa larga. Si scusò con l’amico e rientrò nel locale. L’uomo era ancora nel punto in cui lo aveva visto prima, di spalle.
Salvatore si avvicinò fino richiamando la sua attenzione.
-Mi scusi
L’uomo si girò, era proprio il suo benefattore. Appena lo vide sorrise.
-Buonasera signor Salvatore, tutto bene?
Certo che andava tutto bene. Ma qualcosa nel retrocranio di Salvatore lo metteva in stato di allarme.
-Sì, sì… Ma lei cosa ci fa qui.
-Per piacere e per lavoro. Piacere perché ho un debole per la musica, e so che qui stasera si esibiscono gruppi davvero interessanti. Lavoro perché, ahimè, temo che dobbiamo discutere del suo contratto
-Il mio contratto? C’è qualcosa che non va?
-No, no, si figuri. Tutto in regola, non si preoccupi. Però i nostri contabili hanno calcolato che la sua data di morte sarebbe stata il 19 Gennaio 2007, esattamente tra due anni. Lei sa che siamo un’azienda seria, quindi dobbiamo rispettare i patti. Stasera sono venuto a riscuotere il suo versamento
Salvatore sentì la terra sprofondare sotto i suoi piedi. Che scherzo era quello? Si stava sicuramente prendendo gioco di lui. Iniziò a pensare che tutto quello che era successo finora non era che pura suggestione. In realtà lui sapeva suonare perché aveva letto parecchio sull’argomento, forse anche solo ascoltare la musica rendeva le persone pratiche nell’uso della chitarra. Quell’uomo era pazzo, non poteva chiedere la sua morte. Non poteva ucciderlo così, davanti a tutti.
-Ma che sta dicendo? Lei è pazzo?
-Pazzo io? Ma no, seguiamo dei controlli rigidi sulle malattie mentali dei nostri dipendenti. Si lavora con il genere umano, quindi è una prassi quella di essere costantemente visitati. Aveva tutto il tempo di leggere il contratto e farmi qualche domanda, ma ora è troppo tardi. Abbiamo giusto qualche altro minuto, poi deve lasciare questa vita
-Io chiamo la polizia, lei è un assassino
Cominciò a gridare verso i presenti.
-Avete sentito tutti? Quest’uomo mi sta minacciando di morte! Chiamate qualcuno! Fatelo buttare fuori
Gli altri componenti della band si avvicinarono a Salvatore intimandogli di calmarsi. Riuscirono a farlo sedere e prendere un po’ d’acqua. Forse era solo agitato per la prima esibizione della sua vita. E poi, non c’era nessuno seduto a quel tavolo. Era vuoto, forse aveva solo immaginato di vedere qualcuno.
Salvatore era freddo e tremava. Una goccia di sudore scendeva lentamente dalla fronte mentre scuoteva la testa ripetutamente.
-No, no, no… Non è possibile, non voglio morire. Non voglio morire
A nulla valsero gli sforzi dei suoi nuovi amici, Salvatore si divincolò dalle loro braccia e scappò dal locale. Fuori pioveva a dirotto ma lui aveva voglia di respirare, si sentiva soffocare. Corse a più non posso, chiudendo gli occhi sperando che riaprendoli tutto si sarebbe risolto.
In quel momento un camion che trasportava materiale edile scendeva a tutta velocità da Piazza San Domenico per Via Mezzocannone. Pioveva troppo e il tergicristallo sinistra non funzionava bene. Il basalto non fece che accelerare l’inevitabile. L’autista si rese conto troppo tardi di un ragazzo che attraversava la strada velocemente, con la testa in avanti e gli occhi chiusi. Una fatalità, dissero i giornali del giorno seguente, un tragico incidente che si poteva evitare se non pioveva, se l’autista andava più piano, se i freni avessero funzionato bene. In realtà nessuno avrebbe mai saputo che quello non era un incidente ma il corso naturale della vita e della morte. Nessuna disgrazia, ma solo un freddo patto con la morte. E si sa, la morte che non fa sconti a nessuno.
