27 Agosto 2008

Quando Ivano aprì gli occhi lo fece lentamente. Era ancora nelle braccia di Morfeo e qualcuno stava cercando di svegliarlo. Si sentiva dondolare piano a destra e sinistra. Chi poteva essere? La sua prima domanda non aveva senso se prima non rispondeva ad una domanda ancora più importante, dove si trovava? Ci mise qualche secondo per rimettere insieme tutte le idee e capire che non era a casa sua. Aprì gli occhi di colpo, sapeva di chi era quella mano che cercava di scuoterlo per destarlo. La chiamò per nome.

-Rossella, dove sono? Dove siamo?

La bambina accanto a lui parlava mentre singhiozzava per la paura.

-Ci hanno catturati

Quella mattina Ivano arrivò presto nel suo studio personale. Aprì la porta che recava l’insegna che lui stesso aveva affisso da qualche mese.

Agenzia di investigazione Sky

Lavorava in quel settore già da qualche anno ma erano solo pochi mesi che aveva aperto uno studio tutto suo. Le cose andarono bene dal primo giorno, con il tempo aveva capito che la sua professione e soprattutto il suo modo di lavorare era necessario in tempi come quelli.

Naturalmente la maggior parte dei casi da seguire erano di tradimento. La stragrande maggioranza dei clienti lo contattava per avere le prove del tradimento del partner o del collega di lavoro. Erano casi facili, di solito il traditore sottovaluta sempre qualcosa e lascia qualche indizio sulla strada. Inoltre l’uso delle nuove tecnologie era essenziale per svolgere nel minor tempo possibile le sue azioni, e Ivano era al passo coi tempi.

Stava andando tutto bene, con un po’ di tempo in più sarebbe arrivato più in alto, se lo sentiva. Quel mattino però accadde qualcosa di insolito. Erano da poco passate le 10 quando qualcuno bussò alla porta. Ivano si stranì del fatto che non avessero usato il campanello, si alzò dalla sedia ed andò a controllare. Quando aprì la porta non vide nessuno ma quando abbassò lo sguardo notò una bambina che lo guardava con espressione seria.

-Che ci fai tu qui? Dove sono i tuoi genitori? Ti sei persa?

La bambina continuava a guardarlo muta, con la solita espressione seria. Ivano si abbassò per vederla meglio. Non voleva spaventarla, anzi, voleva rassicurarla. Le accarezzò dolcemente i capelli e le parlò con voce dolce.

-Partiamo dall’inizio, come ti chiami?

-Mi chiamo Rossella

-Ciao Rossella, io sono Ivano. Ti sei persa?

La bimba fece no con la testa.

-Sei venuta qui da sola? I tuoi genitori sanno che sei qui?

Il viso della bambina mutò. L’espressione dura cambiò lentamente finché delle grandi lacrime uscirono dai suoi piccoli occhi. Cercava inutilmente di reprimere quella reazione, ma crollò in poco tempo. Scoppiò in un pianto inconsolabile, per istinto Ivano la abbracciò per calmarla.

-Va tutto bene, tranquilla. Troverò subito i tuoi genitori. E’ il mio lavoro, lo sai, trovare le persone

La piccola si asciugò le lacrime con un braccio, poi trovò la forza per parlare 

-I miei genitori… sono cattivi

-Sono sicuro che non è così. Ti vogliono tanto bene e farebbero qualsiasi cosa per te

-No, non è vero! Loro sono diventati dei mostri. Vogliono solo far del male a me e ad altre persone!

-Non dire così. Vuoi un po’ d’acqua? Un dolce?

La bambina fece sì con la testa. Ivano la fece entrare e le diede dei cioccolatini ed un bicchiere d’acqua. Si sedettero sul divano, Ivano cercò di intavolare un dialogo costruttivo.

-Allora, Rossella, quanti anni hai?

-Ho otto anni

-E sai dove abiti?

-Sì, qui vicino. Conosco la strada per arrivarci

-Perfetto! Che ne dici se ti accompagno a casa?

-No! Non voglio

-E perché non vuoi?

-Perché mamma e papà sono diventati dei mostri e vogliono farmi del male

-Perché dici questo? I tuoi genitori sono a casa adesso?

-Sì

-Allora facciamo così, andiamo insieme così sarò io a sconfiggere i mostri e riportare i tuoi genitori normali. Ok?

La bambina fece teneramente un cenno affermativo con la testa mentre finiva di bere l’acqua dal bicchiere. Finalmente Ivano era riuscito nel suo intento. Era un bravo comunicatore anche se non sapeva di esserlo anche con i più piccoli. La prese per mano e uscirono dallo studio per riversarsi in strada. Subito si rese conto che la bambina conosceva davvero bene la strada verso casa, svoltava gli angoli senza il timore di sbagliare direzione. Nel giro di pochi minuti erano fuori dall’abitazione. Era una villetta con un piccolo giardino davanti. Ivano suonò il citofono ma nessuno rispose. Ebbe un piccolo brivido, ma si tranquillizzò pensando che magari i genitori della piccola si erano allarmati per la sua assenza e la stavano cercando in giro. Mentre era assorto in quel pensiero si sentì pungolare alla gamba. Era Rossella che stava attirando la sua attenzione. Ivano si abbassò verso di lei per dirle che all’interno non c’era nessuno e che avrebbero dovuto aspettarli. Lei in silenzio protese un braccio verso di lui ed aprì la mano. Quello che compariva sul suo palmo era un piccolo mazzo di chiavi.

-Queste le ho prese prima di venire da te

Il detective prese il mazzo di chiavi e con quella più piccola provò ad aprire il cancelletto. Si aprì facilmente, i due si incamminarono verso il portone principale. Ivano lo aprì usando l’altra chiave, poi entrò lentamente. Si mise davanti alla bambina, un po’ per un senso di protezione, un po’ per la suggestione del racconto che aveva sentito dalle sue parole. Fece pochi passi lenti mentre si presentava a vuoto. La sua voce faceva eco nell’ingresso della casa?

-C’è qualcuno? Ho riportato qui vostra figlia Rossella. E’ tutto sotto controllo

Poi sentì una fitta tremenda alla base del collo prima che il buio trionfasse su tutto il resto.

-Ci hanno catturati

Quella frase così semplice svegliò definitivamente Ivano dallo stato di torpore. Si alzò di scatto in piedi e subito sentì un forte dolore al collo che lo obbligò a stendersi nuovamente a terra. Si massaggiò con forza nel punto indolenzito, poi riaprì gli occhi e cercò Rossella nel semibuio della stanza in cui si trovavano.

-Dove siamo, piccola? Tu stai bene?

La bambina rispose con voce tremante.

-Sono loro, ci hanno catturati e ci hanno messi in questa stanza. Però tu…

Quella pausa non faceva presagire nulla di buono. Ivano era sempre più teso mentre cercava di mettere a fuoco l’immagine della bambina.

-Io cosa?

-Ti hanno preso e portato non so dove. Quando ti hanno riportato qui non eri lo stesso. La tua faccia… è diversa

Ivano si portò subito le mani al volto. Sotto le dita sentiva qualcosa di strano, non era la sua pelle che stava toccando ma qualcosa di diverso. Come se fosse un ulteriore strato di pelle più dura. Iniziò a tremare, si girò in tutte le direzioni cercando uno specchio o una qualunque superficie riflettente per potersi vedere. Nulla. Si avvicinò alla bambina seguendo al sua voce, ma lei subito si ritrasse.

-Non ti avvicinare, ti prego. Mi metti paura

-Scusa, scusa. Non volevo spaventarti. Come possiamo uscire di qui, dobbiamo farlo subito

La bambina alzò il braccio per indicare una porta, anche se Ivano ancora non riusciva a distinguere bene quello che i suoi occhi vedevano. Fece qualche passo prima di rendersi conto che tutto intorno a lui iniziava a girare. Era come intorpidito, se quello che aveva detto la bambina era vero allora forse era l’effetto dell’anestesia che gli avevano somministrato prima di compiere esperimenti su di lui.

-C’è un interruttore lì in alto ma non ci arrivo

Ivano non aspettava altro, si fece indicare la posizione corretta dalla bambina ed premette il pulsante. Il buio sparì ed una forte luce bianca inondò la stanza. Purtroppo per lui però la vista era ancora annebbiata. Non riusciva a mettere a fuoco, tutto sembrava ricoperta da un lenzuolo trasparente. Provò a chiudere e riaprire gli occhi, li strofinò ma l’effetto era sempre lo stesso.

-Non ci vedo, non ci vedo bene

-Sono stati loro, lo sapevo! Ed ora lo faranno anche con me!

La bambina iniziò a piangere, Ivano si avvicinò nuovamente a lei seguendo l’udito. Voleva calmarla e farle capire che lui l’avrebbe salvata.

-No, non piangere. Attireresti solo la loro attenzione, chiunque o qualsiasi cosa loro siano. Ecco, così, tranquilla. Dobbiamo fare qualcosa e tu da brava bambina mi darai una mano

La bambina fece un cenno, Ivano vide solo la figura indistinta che muoveva la testa.

-Bravissima! Ora dimmi, dove ci troviamo?

-In una stanza, ci sono dei mobili e degli scatoloni

-Ok, va bene. Prova ad aprire uno degli scatoloni e dimmi cosa c’è dentro

La bambina si fece coraggio e fece come le era stato ordinato.

-Qui sembrano siringhe, in quest’altra ci sono invece dei tubi

Ivano si avvicinò alle scatole per tastarne il contenuto. Prese delle siringhe e con difficoltà riuscì a posizionare gli aghi all’estremità.

-Vedi se c’è qualcosa di appuntito che possiamo usare come arma per… spaventarli e farci uscire

-Su quella parete, c’è una scatola rossa con un martello vicino

L’uomo capì subito, si trattava di una cassetta antincendio con il martelletto per rompere il vetro. Si avvicinò all’ombra di colore rosso e prese il martello, poi ruppe senza far rumore il vetro e prese dei pezzi. Ora che era abbastanza armato si diresse verso la porta. Si aspettava che fosse chiusa a chiave quindi pensò ad un modo per forzarla. Con enorme sorpresa quando abbassò la maniglia vide che la porta si apriva verso l’interno.

-Siamo fortunati! Hanno lasciato la porta aperta. Ora viene la parte difficile, dobbiamo uscire. Tu rimani qui vicino all’uscio della porta, quando ti chiamo tu segui la mia voce e rimani sempre dietro di me. Non riesco a vedere bene quindi avrò ancora bisogno del tuo aiuto

La bimba con coraggio rispose affermativamente. A quel punto Ivano senza l’uso della vista uscì lentamente dalla stanza. Fuori era tutto illuminato, c’era un piccolo corridoio dove riusciva a vedere delle porte. Probabilmente erano le stanze dove quei mostri compievano i loro esperimenti. Si tastò di nuovo il volto e si diede coraggio. Fece qualche passo quando vide sbucare da un angolo del corridoio una figura. Non riusciva a distinguere i dettagli ma la forma sembrava quella di un essere umano. L’altezza era come la sua, aveva qualcosa in mano ma non riusciva a capire cosa. Non sapeva se era nuda o vestita, ma era completamente verde.

-Cosa ci fai qui?

Parlava la sua lingua, forse quegli esseri prendevano possesso del corpo degli esseri umani ed utilizzavano le loro facoltà per dialogare. Non era quello però il momento per pensarci, era stato scoperto e doveva agire in fretta. L’altro si stava avvicinando con passo risoluto, Ivano doveva prenderlo alla sprovvista. Appena fu abbastanza vicino sollevò la mano che conteneva il martelletto e con forza lo abbassò sulla fronte del suo nemico. Questo subì il colpo, Ivano ne approfittò per recuperare le due siringhe nell’altra mano. Si fece coraggio e lo colpì nella parte superiore, dove pensava che dovessero esserci gli occhi. Il colpo fu preciso, i due aghi sottili penetrarono del bulbo oculare del mostro provocando un urlo disumano. Era la prima volta che Ivano si accaniva contro qualcuno, se non fosse stato sicuro che quello di fronte a lui fosse un nemico pericoloso non avrebbe mai pensato di usare una siringa ed un martello per accecare o addirittura uccidere. Ma quella situazione era diversa.

L’urlo di quell’essere sembrava non finire mai, cominciavano a sentirsi altre voci dalle stanze e dal fondo del corridoio. Ivano doveva fare qualcosa prima che altri nemici arrivassero da lui. Prese uno dei pezzi di vetro e con non poca reticenza lo avvicinò al collo del suo avversario. Chiuse gli occhi e con un gesto deciso fece un taglio profondo. L’urlo smise di colpo e il corpo di quel mostro si accasciò a terra. Aveva risolto un problema ma doveva subito risolverne un altro. Da una delle stanze del corridoio sentiva due voci. Doveva agire di iniziativa. Si decise, entrò a controllare.

Vide due forme. La prima in piedi, completamente verde, probabilmente rivolta verso di lui, la seconda invece era seduta su una grossa sedia, forse legata. Quest’ultima era probabilmente una vittima come lo era stato lui precedentemente, e il suo aguzzino stava ancora operando su di lei. Non diede nemmeno il tempo al mostro di reagire che si fiondò su di lui scaraventandolo a terra. Nello scontro l’altro batté la testa a terra, dal rumore del colpo doveva essere stato forte. Ivano si alzò mentre il suo nemico era ancora steso, si muoveva lentamente. Intanto il paziente sulla sedia cercava di urlare spaventato, ma dalla bocca usciva un suono strano, come se potesse dire soltanto alcune vocali.

Ivano si inginocchiò per controllare meglio ma i suoi occhi non riuscivano ancora a mettere a fuoco, si concentrò e prese la testa del mostro tra le mani. Con una rabbia che solo lo spirito di conservazione può provocare, la batté ripetutamente sul pavimento finché non vide una macchia rossa formarsi a terra. Lasciò il corpo dov’era e si avvicinò alla vittima che ancora urlava.

-Rossella, vieni subito! Ora usciamo di qui

La bambina arrivò subito nella stanza, guardando quello spettacolo si coprì gli occhi.

-Chi è quell’uomo sulla sedia?

-Forse è un altro paziente come me. Dobbiamo salvare anche lui

-No! E’ inutile, lo hanno già trasformato! Non voglio vederlo, mi fa paura!

Ivano rimase interdetto. Se quello che diceva la bambina era vero allora quell’uomo sarebbe stato un problema. Doveva fidarsi di lei, era la sola speranza per uscire vivi da quella situazione. Con le mani tastò su un tavolino accanto alla sedia finché non sentì il freddo del ferro. Prese l’oggetto in mano e si rese subito conto di cosa fosse. Un bisturi, proprio l’arma che gli serviva. Si avvicinò di nuovo all’uomo sulla sedia che ancora si disperava. Ebbe pietà per lui mentre agiva.

-Mi dispiace, è per il tuo bene. Ti trasformerai come loro e questo non posso ammetterlo. Rossella, voltati verso la porta

Aspettò qualche secondo, poi affondò il bisturi nella sua gola finché non sentì più quel mugolio. Si fece il segno della croce velocemente, poi ritornò dalla bambina.

-Dobbiamo scappare ora. Usciamo da questa stanza

Ritornarono nel corridoio, Ivano faceva da scudo con il suo corpo per coprire la piccola. Purtroppo sbandava ancora a causa di chissà quale intruglio gli era stato dato per sedarlo. Sentiva altre due voci davanti a loro. Il corridoio svoltava a destra, da un’altra stanza vide uscire un’altra figura, stavolta completamente viola.

-Chi sei? Che ci fa lei qui?

Ivano scattò subito in avanti brandendo il bisturi nella mano destra. L’altro non si fece trovare impreparato, assorbì il colpo senza cadere a terra. Si girò scaraventandolo su una scrivania piena di fogli. Ivano chiuse gli occhi per il dolore, quando li riaprì vide la figura avvicinarsi correndo. Fece giusto in tempo ad abbassarsi per evitare un pugno, poi con la mano sinistra infilò una siringa nel piede del mostro. L’ago penetrò nella carne provocando un dolore atroce, ne approfittò per rialzarsi e mettersi alle spalle del suo nemico iniziando ad infierire con il bisturi nella sua schiena. La lama entrò ed uscì molte volte, delle macchie rosse si materializzavano per ogni colpo. Dopo qualche secondo l’altro si accasciò a terra ma Ivano continuò a infierire.

Fu solo quando sentì un urlo che si rese conto che l’altro era morto e che stava solo sprecando tempo. Alzò lo sguardo in cerca della sua prossima vittima ma non riusciva a vedere nulla. Solo dei colori opachi, aveva bisogno di un aiuto se voleva salvarsi e salvare la povera bambina.

-Rossella mi senti? Vieni qui, dammi una mano. Chi è che sta urlando?

La bambina si avvicinò velocemente a lui e gli strinse un braccio. Poi indicò in una posizione. Fu allora che Ivano la vide, un’enorme macchia verde chiaro che tremava davanti ad un muro. Eccolo, davanti a lui l’ultimo mostro da sconfiggere prima di scappare. Era spaventato, probabilmente aveva capito che non aveva scampo. Decise di approfittare di quella situazione per capirci meglio. Si avvicinò lentamente.

-Hai paura, lo sento. Chi siete? Dimmelo

-Lasciami stare!

Era una voce femminile. Continuò ad avvicinarsi mentre la stanza intorno girava lentamente.

-Ti ho fatto una domanda, chi siete? Perché ci avete catturati e analizzati?

-Che stai dicendo?

-Vi abbiamo sconfitti, non puoi fare nulla. Per fortuna quella bambina è molto intelligente e mi ha avvertito. Non avete scampo

-Perché?… Perché Ross…

-Attento! Ha una pistola!

L’urlo di Rossella fu provvidenziale. Ivano non attese la fine della frase che già era contro il mostro. Affondò la lama del bisturi nel collo. Sentì un gorgogliò, poi le sue mani si riempirono di un liquido caldo. Provò a scuotere il corpo della sua vittima, ma era già senza vita.

-Ce l’abbiamo fatta, piccola! Grazie dell’avvertimento. Ora andiamo verso l’uscita, guidami tu

La bambina si avvicinò ad Ivano e gli diede una mano. La seguì fino ad una grande porta blindata. Appena la aprì sentì le sirene di una volante della polizia che si avvicinava.

-Siamo salvi! Hai visto? Sono arrivati i buoni a salvarci. Sei stata bravissima, Brava Rossella

Si diresse all’esterno con una mano alzata, l’altra era poggiata sulla spalla della bambina. Dalla vista annebbiata vedeva le luci dell’auto della polizia che era appena arrivata davanti a loro. Degli agenti scesero dall’auto velocemente.

-Siamo qui! Abbiamo bisogno di aiuto, venite

-Metta tutte e due le mani in alto e si inginocchi!

Ivano pensò che quella frase era fuori luogo. Erano loro le vittime, perché quei poliziotti erano così scortesi. Si rese subito conto che probabilmente non dava l’impressione di uno dei buoni. Era ricoperto di sangue, e lui sapeva che non era suo. Inoltre camminava ancora barcollando, fece un altro passo poi cadde inginocchiato a terra. Nel cadere la testa si chinò velocemente in avanti, quando la rialzò notò qualcosa di strano. La vista era cambiata, riusciva a vedere qualcosa. Era come se fosse ritornata solo per metà. Chiuse di nuovo gli occhi e li riaprì subito. Dall’occhio destro vedeva bene, dal sinistro no. Cominciò a capire, nell’occhio sinistro doveva avere una lente a contatto graduata. Si rialzò per dire qualcosa ma gli agenti gli intimarono nuovamente di fermarsi mentre avevano puntate le loro pistole.

-Lascia stare subito la bambina. Alza entrambe le mani e non fare nessun passo

-Ma… io non…

Si rese conto in quel momento che aveva ancora in mano il bisturi ed una siringa. Probabilmente la forte tensione gli avevano fatto dimenticare che era ancora armato e la mano che teneva sulla spalla di Rossella stringeva una siringa insanguinata.

Fu un attimo, Ivano stava per alzare la mano mentre con lo sguardo cercò quello di Rossella per indurla a dire qualcosa che spiegasse la situazione. In quello stesso istante la piccola prese quanta più aria nei polmoni e cominciò ad urlare.

-Vuole uccidermi! Aiuto!

Come se avesse comandato le loro menti, gli agenti spararono all’unisono ad Ivano. Quattro colpi al torace, cadde all’indietro. Era ancora vivo ma lo sarebbe stato solo per qualche secondo. Guardava il cielo limpido, poi girò la testa e vide Rossella. Dall’occhio destro riuscì a vedere la sua espressione, un ghigno diabolico si formò sul suo viso per un secondo, poi si portò le mani al volto e cominciò a piangere. Fu in quel momento che si rese conto.

Fino a quel momento era stato solo un burattino nelle sue mani. Era lei che lo aveva adescato fino a lì. Era lei che lo aveva tramortito e portato in quella camera. Era lei che gli aveva fatto credere di aver preso parte agli esperimenti macabri dei fantomatici mostri. Le lenti a contatto, la maschera sul suo volto, l’anestesia. Era tutto un piano macchinato dalla mente malata di una bambina di soli otto anni. Lui era stato manipolato e ora stava morendo per i capricci di una bimba che probabilmente aveva solo litigato con i suoi genitori e voleva la sua vendetta.

Chiuse gli occhi ed esalò l’ultimo respiro.

I due agenti si divisero. Uno entrò nell’abitazione armato, l’altro andò da Rossella per abbracciarla e tranquillizzarla. Lei tremava ancora, il poliziotto le offrì una caramella alla fragola. Poi arrivò il suo collega con un’espressione tutt’altro che allegra. Da un’altra pattuglia arrivarono altri agenti così i due poterono allontanarsi e parlare lontano dalle orecchie innocenti di Rossella.

-Nulla, tutti morti

-Tutti? Quanti?

-Cinque. Probabilmente due sono i genitori della bambina, gli altri saranno gli altri dottori che lavorano qui e un paziente. E’ uno studio dentistico da cui è possibile accedere alla casa

-Com’è successo?

-E’ ancora presto per dirlo. Abbiamo avuto una telefonata veloce dallo studio. Una donna diceva di sentire delle urla ma aveva troppa paura per andare a controllare. Dio solo sa cos’è passato per la mente di quel folle. Forse voleva rapire la bambina o forse voleva solo rapinare la villa e qualcosa è andato storto

-Bisognerà vagliare tutte le ipotesi. Ora il problema è un altro, la bambina

-Già. Oggi ha vissuto un incubo, speriamo dimentichi in fretta quello che è accaduto

-Lo spero anch’io

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