30 Luglio 2006

Erano quasi le 8 del mattino e in casa Borrelli c’era una strana confusione. Di solito le giornate estive iniziavano più lentamente, d’altronde in quella casa ci sono due studenti adolescenti che di solito si svegliano verso le undici. D’estate non c’è scuola, la sera si fa tardi sia a casa che fuori quindi i ritmi mattutini dell’inverno non sono per nulla contemplati. Ma quel giorno era diverso.

Erano inseparabili Sarah e Raffaele Gregorio, o meglio Sah e Greg come amavano chiamarsi. Lei diciannove anni, lui sedici ma la differenza di età non era mai stato un problema. Avevano sempre avuto le stesse passioni. La prima, il calcio. Insieme al padre non perdevano una singola partita di Serie A. La squadra del cuore? Naturalmente il Napoli, al punto che la cameretta che condividevano era completamente azzurra. Poi gli amici, gli stessi per entrambi. Nel tempo qualcuno lo avevano perso per le solite questioni amorose, ma gli altri c’erano sempre.

Un’altra cosa che li accomunava era la propensione allo studio. Entrambi avevano poca voglia di studiare, forse anche a causa dell’indecisione cronica che li assaliva. Sarah aveva terminato proprio quell’anno gli studi superiori ma non aveva ancora idea di cosa fare dopo l’estate. Si era presa un po’ di tempo per pensarci ma in realtà stava solo spostando il problema più in avanti. Raffaele invece aveva appena finito il terzo anno di liceo, con parecchie sufficienze stentate e due recuperi. Anche per lui valeva lo stesso discorso, avrebbe preso il diploma, ma poi? I genitori provavano a dargli coraggio, a far vedere loro che avevano delle qualità per andare avanti, ma si sa come va in queste situazioni.

Quando si è adolescenti si hanno tanti altri problemi, si affrontano situazioni sempre nuove e non è facile mettere a fuoco sui veri interrogativi della vita. Semplicemente, si ragiona da adolescenti, da esseri ibridi, per metà ragazzi e per metà adulti. Per fortuna l’amicizia che legava i due fratelli era forte e dava loro coraggio nell’affrontare le avversità della vita. Quell’estate era solo loro, ogni giorno cercavano di divertirsi tenendo la mente sgombra da pensieri negativi. E ci stavano riuscendo, fino a quel giorno.

Ritorniamo quindi a quella mattina, tutti indaffarati già dalle prime ore. Sì, perché quel giorno i ragazzi sarebbero andati al mare in costiera per trascorrere una giornata diversa. Avrebbero preso la circumvesuviana intorno alle 8:30 fino a Meta e lì si sarebbero fermati fino alla serata. Era quindi d’obbligo svegliarsi presto per seguire alla lettera la scaletta del loro itinerario. Erano quasi le 8 però e Raffaele non era ancora uscito dal bagno. Da fuori sua sorella continuava a punzecchiare per sollecitarlo, anche lei aveva bisogno di usare il bagno e lui era lì già da troppo tempo. All’interno però la situazione era tutt’altro che divertente.

Raffaele era davanti allo specchio e sudava freddo. Non aveva la forza di parlare eppure la sua bocca era aperta per l’incredulità di quello che stava accadendo. Nella sua testa c’erano milioni di pensieri e non sapeva cosa fare.

Deve esserci una spiegazione razionale.

Che cosa mi sta succedendo?

Dannazione, cos’ho che non va?

Deve essere una reazione allergica, non ci sono dubbi.

Era in piedi davanti allo specchio, il torso girato per poter guardare le spalle. Sulla parte alta della schiena di era formato uno strano strato verde. Al tatto sembravano scaglie ruvide, dallo specchio assomigliavano in tutto e per tutto a delle squame.

Era passato almeno un quarto d’ora, il ragazzo fissava lo specchio senza darsi una ragione. Cosa aspettava? Che continuando a fissare sarebbe ritornato normale? Il tempo passava senza che lui se ne accorgesse. Fu la voce della sorella a svegliarlo da quello stato di trance.

-Greg! Vuoi muoverti? Esci dal bagno e fammi entrare che ancora non sono pronta! Rischiamo di fare tardi e bloccare gli altri

Raffaele si girò verso la porta e controllò che fosse ancora chiusa a chiave. Andava avanti e indietro per il bagno, ogni volta che passava davanti allo specchio lo sguardo ricadeva su quel dettaglio della sua schiena. Addirittura sembrava che la “macchia” si fosse allargata dall’ultima volta che l’aveva vista. Non poteva andare in spiaggia in quelle condizioni e tenere addosso una maglietta per tutto il giorno era un’ipotesi da scartare. Intanto la sorella dall’esterno continuava a chiamarlo, doveva dire qualcosa almeno per prendere un altro po’ di tempo.

-Un attim…

Si bloccò a metà frase. Quella che aveva sentito uscire fuori dalla sua gola non era la sua voce. Si tappò la bocca con una mano, aveva paura di parlare ancora. Sua sorella l’aveva sentito oppure nel frastuono all’esterno del bagno non aveva fatto caso a quella voce strana? Non sapeva più cosa fare, era ancora pieno di pensieri e paure quando sentì i colpi duri di una mano sulla porta.

-Ti decidi ad uscire? Carlo sarà qui a momenti e io ho bisogno del bagno! Devo sfondare la porta a pugni?

Fortunatamente prima non l’aveva sentito, ma ora? Come doveva regolarsi? Si avvicinò ancora allo specchio, i suoi occhi gli ricambiavano lo sguardo in modo interrogativo. Si girò ancora, lo strato si squame ora ricopriva buona parte della schiena e delle spalle. Forse era il momento di parlarne con sua madre, di capire cosa realmente stava accadendo. Quel pensiero però durò ben poco, era troppo spaventato di quello che gli stava accadendo per spingerlo a chiedere l’aiuto di un adulto.

-Greg, mi rispondi? Tutto bene lì dentro? Guarda che apro davvero la porta a calci se non rispondi

Raffaele fece appiglio a tutte le sue forze per aprire la bocca e rispondere. Doveva concentrarsi il più possibile per impostare bene la voce e dare una parvenza di normalità.

-Sto bene, ora esco

Forse ce l’aveva fatta, stava per compiacersi quando la voce di Sarah tuonò preoccupata.

-Sicuro che va tutto bene? Dalla voce non si direbbe. Che hai?

-Ti ho detto che va bene! Dammi un po’ di tempo ed esco!

-No, questa voce non mi piace. Se stai scherzando sappi che non è affatto divertente. Dai apri

-Non sto scherzando. Aspetta!

Raffaele finì la frase prima di sentire il citofono suonare. La sorella si allontanò per aprire, con tutta probabilità era il loro amico Carlo. Si erano dati appuntamento a casa loro prima di iniziare il loro piccolo viaggio. In pratica un problema in più che si aggiungeva. Si sedette a terra tenendosi la testa tra le mani, era sconvolto. Si alzò e ritornò davanti allo specchio, la situazione non migliorava. Quasi tutto il torso era verde scuro e sul collo sembravano formarsi delle aperture laterali. Raffaele passò le mani su quelle aperture, con enorme sorpresa constatò che da lì usciva dell’aria. Era impossibile, si coprì naso e bocca con le mani, provò a trattenere il respiro per allentare la tensione, poi espirò. Aveva ancora naso e bocca coperti però, il suo respiro era appena uscito fuori dalle aperture nel suo collo. Erano branchie. Impossibile, non esistevano delle mutazioni così veloci, almeno non nel mondo reale. Gli sembrava di essere il protagonista di un fumetto, una sorta di X-Man, e quell’idea non lo tranquillizzò. Si spostò di lato con fretta facendo cadere a terra una bottiglietta di profumo. Dall’esterno del bagno si sentivano ancora voci preoccupate.

-Greg, cos’era quel rumore? Carlo è qui, è in cucina a parlare con mamma, dobbiamo muoverci. Mi dici che succede?

-Nulla, nulla

-Ancora con questo “nulla”, “tutto bene”. Apri e facciamola finita. Dimmi che succede

Nel dialogo tra i due fratelli si intromise Carlo.

-Che succede qui? Carlo, sei lì dentro? Dai che facciamo tardi, muoviti. Sei già bello al naturale, non hai bisogno di ritocchi

-E’ chiuso lì dentro da ore, risponde a singhiozzi. Vedi se riesci a farlo uscire velocemente che mi serve il bagno al più presto

-Bro, ma che mi fai sentire? Tutto bene? Vuoi che entri io?

La sola idea di qualcuno che entrasse nel bagno e potesse vederlo in quello stato lo fece rabbrividire.

-No! No, sto bene. Aspettatemi fuori

-Cos’era quella voce, amico? Sei stato impossessato? Dai, esci o fammi entrare

-Non è nulla, solo un po’ di raucedine. Ora uso il collutorio

-Amico a me sembra qualcosa di più serio. A te serve una buona dose di aria di mare, di sabbia calda e ragazze infuocate, e si dà il caso che oggi avremo tutto questo. Dai, sbrigati

Si riavvicinò la sorella

-Niente ancora? Non è uscito?

-No, dice che ha mal di gola. Si sta facendo tardi intanto, che facciamo?

-Greg! Esci subito di lì, ci stai facendo preoccupare

Nessuna risposta, Raffaele era ancora incollato allo specchio mentre respirava a fatica.

-Facciamo così Carlo, tu inizia ad andare, non voglio bloccare tutti. Vi raggiungiamo sicuramente appena capisco quello che sta succedendo

-Sicura che non serve una mano?

-No, tranquillo. Che puoi fare tu più di quanto sto provando io? Ti mando un messaggio appena siamo pronti, tu vai con gli altri

-Va bene, dai. Fatemi sapere. Ciao Greg, a dopo!

Carlo salutò la madre dei ragazzi, ancora indaffarata a mettere in ordine la casa, poi si avviò per incontrare gli altri amici. Intanto Sarah era ancora accanto alla porta del bagno. La rabbia che fino a poco prima la caratterizzava, l’ansia di dover far presto per una giornata insieme, la paura di mandare tutto a monte, non c’era più. Ora era preoccupata, voleva solo capire realmente cosa stesse succedendo a suo fratello. Era da troppo tempo chiuso in quella stanza e non dava spiegazioni. Lei rimaneva appoggiata a quella porta che la separava dal suo amico del cuore, sperando di capire cosa stesse succedendo.

All’interno del bagno anche Raffaele era appoggiato alla porta. Il respiro si faceva sempre più affannoso. Riusciva a regolare il flusso di ossigeno che entrava e usciva dalle branchie. Aveva paura ad avvicinarsi nuovamente allo specchio, aveva gli occhi chiusi nella speranza che al riaprirli sarebbe stato tutto normale. Ma in fondo sapeva che tutto quello che stava succedendo era reale, era vittima di un incubo ad occhi aperti. Già le sere precedenti si era svegliato durante la notte tutto sudato e spaventato. Aveva attribuito quegli strani sogni al caldo eccessivo che aveva inondato la città, ma ora sapeva che non era così. Si stava trasformando in qualcosa che non conosceva e che lo spaventava.

-Greg, ci sei? Ascoltami, sono qui fuori. Non devi aver paura di me

Sebbene la voce di sua sorella fosse pacata e rilassante, Raffaele non riusciva a calmarsi. Si spostò dalla porta, il corpo gli sembrava più pesante del solito. Riusciva a malapena a trascinare le gambe per la stanza. Guardò in basso, i suoi piedi erano come se fossero di piombo. Dopo qualche passo si ritrovò ancora davanti allo specchio. Si guardò, il suo non era più il volto che ricordava. Assomigliava più a quello di un rettile. Il naso era schiacciato ed erano sparite le narici. La parte della bocca invece era visibilmente allungata, provò ad aprirla mostrando dei denti aguzzi. Le orecchie non c’erano più mentre gli occhi erano diventati di colore giallo scuro. Si avvicinò ancora di più allo specchio, quando realizzò cosa era diventato urlò come non aveva mai fatto. Dalla sua nuova bocca uscì un suono abominevole, un misto tra un ringhio selvaggio ed una voce camuffata. All’esterno del bagno Sarah sbiancò dalla paura.

-Greg! Che succede, apri ti prego!

-Tranquilla

La voce era cambiata nuovamente. A malapena si riusciva a distinguere il suono delle parole.

-Mi dici che succede? Vado a chiamare mamma

-No!

Fu inutile, la ragazza andò subito dalla madre e insieme si precipitarono davanti alla porta.

-Raffaele, che succede lì dentro. Apri subito!

-Greg, siamo preoccupate. Non devi aver paura, apri

-Andate via

-Cosa stai dicendo? Andare via? Siamo la tua famiglia, apri e permettici di aiutarti

-Andate via!

Raffaele cascò a terra, con il suo di colpo pesante si gettò sul pavimento del bagno. Non aveva molte forze, probabilmente la metamorfosi stava prosciugando le sue energie. Con l’aiuto delle braccia si sollevò di poco dalle mattonelle. Era a quattro zampe, un dolore lancinante proveniente dall’osso sacro lo fece urlare. Sua sorella e sua madre ascoltarono quel suono orribile guardandosi impaurite negli occhi.

-Chiamo vostro padre, deve ritornare a casa a darci una mano

La signora corse in cucina, prese il telefono e cominciò a digitare i numeri sulla tastiera. La ragazza nel frattempo era ancora accanto alla porta del bagno a tranquillizzare sul fratello.

-Greg, ti prego ascoltami. Siamo con te, qualsiasi cosa tu stia facendo…. Qualunque cosa ti stia succedendo devi fidarti di noi. Siamo la tua famiglia, ti vogliamo bene. Ti prego, apri questa porta prima che sia troppo tardi

Raffaele dall’altro lato provava a parlare ma dalle sue fauci non uscivano più parole. Soltanto rumori e suoni strani, come i versi di un animale. Era distrutto, si abbandonò a terra rannicchiandosi in una strana posizione fetale. Almeno da quella visuale non vedeva il suo riflesso nello specchio e quello era un bene. Sentiva il cuore accelerare i battiti. Quello che gli sembrava strano era che anche se nell’aspetto era in tutto e per tutto un abominio, un mostro, i suoi pensieri erano umani. Pensava a sua sorella ancora preoccupata, avrebbe voluto tranquillizzarla e starle accanto. Pensava ai suoi genitori, già abbastanza preoccupati dal suo rendimento scolastico, quella situazione li avrebbe uccisi. Pensava ai suoi amici, probabilmente non li avrebbe più rivisti e quel pensiero era davvero doloroso. Era in pena per tutte le persone a cui teneva, non voleva assolutamente che stessero male a causa sua. Aveva più paura per loro che per sé stesso. Era immerso nei suoi pensieri quando udì un’altra voce fuori dalla porta. Era suo padre, sembrava affannato e preoccupato ma come gli altri cercava di essere tranquillo e pacato.

-Raffaele, sono qui fuori con tua sorella e tua madre. Mi hanno chiamato preoccupate per te. Non devi aver paura

Il ragazzo, se tale poteva chiamarsi, era ancora a terra. Quelle parole gli entrarono dritte al cuore, la dolcezza con la quale era state proferite era ammirevole. Avrebbe voluto uccidersi, farla finita lì per non dare un dispiacere alla sua famiglia. Iniziò a piangere, anche se il suono che si sentì sembrava qualcos’altro.

Fuori dal bagno nessuno si aspettava una risposta, il padre prese un doppione delle chiavi del bagno e in poco tempo riuscì a far uscire la chiave all’interno. Sbloccò la serratura, poi lentamente aprì la porta. Nessuno era preparato a quello che si parò davanti ai loro occhi.

Quello che era disteso a terra aveva le fattezze di un drago, un rettile di dimensioni poco più grandi di un essere umano, rannicchiato su sé stesso. Il corpo era completamente ricoperto di squame mentre una lunga coda si muoveva appena percettibile. La testa era rotonda ma allungata sul muso. La bestia aveva ancora addosso i vestiti che erano appartenuti al ragazzo, lacerati a causa delle dimensioni maggiori. Nella posizione in cui era, sembrava più che fosse mansueta piuttosto che pericolosa.

Raffaele aveva ancora gli occhi chiusi quando sentì il rumore della serratura che scattava e della porta che si apriva. Avrebbe scommesso che quando lo avessero visto si sarebbero spaventati ed avrebbero cominciato ad urlare. Stranamente invece tutto era silenzioso. Aprì finalmente gli occhi e fu sorpreso nel vedere gli altri tre componenti della famiglia guardarlo e sorridergli timidamente. Perché non avevano paura? Il loro amore era così grande da superare quell’incubo?

Fu suo padre il primo ad avvicinarsi, senza timore. Si abbassò e gli accarezzò un braccio.

-Ci hai fatto prendere un bello spavento stamattina. Non eravamo preparati, hai solo sedici anni…

La bestia lo guardò attraverso degli espressivi occhi gialli.

-Immagino tu abbia tanti interrogativi in mente. Abbiamo tutto il tempo di risolverli, ora però guarda questo

Suo padre si alzò, si tolse la giacca e chiuse gli occhi. Il suo corpo si trasformò velocemente davanti agli occhi increduli del ragazzo, il torso fino a poco prima glabro si riempì di peli ed il suo volto assunse le fattezze di un lupo. Raffaele sgranò gli occhi e fece per alzarsi quando anche sua madre compì gli stessi gesti fatti poco prima da suo padre. In pochi secondi la trasformazione si compì, si curvò in avanti e dal costato spuntarono altre due braccia. Braccia e gambe diventarono zampe da insetto mentre sulla schiena spuntarono due paia di ali di farfalla. Ma la sorpresa non era finita. Sarah fece un passo in avanti, si coprì il volto con le mani, poi quando le tolse mostrò un volto da felino. La pelle si riempì di macchie scure mentre dalla bocca spuntarono lunghe zanne. Fu di nuovo suo padre a parlare per primo, con una voce diversa da quella che era abituato a sentire.

-Tranquillizzati, siamo la tua famiglia. Scusa se oggi non siamo stati capaci di starti vicino nel modo più appropriato ma eravamo impreparati. Di solito la transazione arriva intorno al compimento del diciottesimo anno di età, il tuo è un caso più unico che raro. Hai solo sedici anni, due anni prima… Non ce l’aspettavamo

-Fratello va tutto bene, lascia che ti insegniamo come nascondere la tua vera forma

-Figlio mio, con il tempo imparerai come noi a vivere in mezzo a quelli che chiamano “normali”. Anche per tua sorella non è stato semplice ma abbiamo avuto tempo per insegnarle tutto quello che doveva sapere

Raffaele guardava la sua famiglia con occhi interrogativi. Di colpo si era svegliato da un incubo per piombare un uno ancora più spaventoso. Ma a quanto pare non era solo.

-Greg, so già a cosa stai pensando. Chi siamo veramente? Che farò ora? Avrò una vita normale? Guardami, pensi che io non abbia una vita come gli altri? Se ce l’ho fatta io ce la farai anche tu

-Siamo esseri che vivono su questa terra da tantissimo tempo, come gli umani, solo un po’ più antichi. Con il tempo abbiamo capito che è meglio tenersi nell’ombra e vivere con gli umani piuttosto che mostrarci a loro e sperare in un’integrazione. Il nostro potere ci consente di nascondere la nostra vera natura quindi credimi se ti dico che non sarà molto difficile

Raffaele inspiegabilmente iniziava a tranquillizzarsi. Avvertiva il calore del loro amore, insieme alla sua famiglia ci sarebbe riuscito.

-Ora però asciuga quelle lacrime e riposati, metteremo noi a posto in bagno

-Esatto Greg! E poi, wow che figo, sei un rettiloide! Chissà cosa puoi fare con quella forma!