5 Febbraio 2019

Sabato mattina. La linea Sarno-Ottaviano era vuota di solito il fine settimana. Niente studenti universitari che fanno le corse per riuscire a prendere le coincidenze dei vari mezzi di trasporto, niente lavoratori/zombie che devono riuscire ad arrivare svegli fino al primo caffè, niente pensionati diretti verso i mercati rionali. Nessuna di queste categorie. Loro, il weekend, ai soliti orari di punta riposano.

Gennaro preferiva il sabato mattina proprio perché in Circumvesuviana c’erano solo quelle poche persone che scendevano a Napoli per passeggiare. Niente stress, niente servizi, solo il gusto di una camminata in giro per la metropoli. Anche lui faceva parte di questa categoria, il sabato era il giorno della settimana dedicato allo shopping di fumetti. Il suo itinerario era sempre lo stesso: arrivare a Piazza Garibaldi, prendere la Linea 2 della Metropolitana fino a Piazza Cavour, prendere la Linea 1 fino alla fermata Università, raggiungere la sua fumetteria preferita, shopping, ritorno a Piazza Garibaldi a piedi. Era il suo rito settimanale e lo amava.

Di solito era solo, a volte qualche suo amico lo accompagnava. Lui preferiva però chiudersi in quel momento senza che nessun altro potesse rompere quell’equilibrio. Non era una persona asociale, niente affatto. Solo che quel cammino era tutto suo. L’unica compagnia che consentiva era il suo smartphone. Niente social, o giochi, o app di notizie, solo musica e podcast. In quei sabati di relax c’era solo lui, il suo telefono e un cordone ombelicale che partiva dalle sue orecchie ed arrivava al cuore del dispositivo. Usava quei momenti in treno o a piedi per ascoltare. Per lo più la sua musica preferita, sempre le solite playlist che curava nei minimi dettagli, ma c’era anche spazio per la divulgazione di contenuti. Fino a qualche mese prima non conosceva cosa fossero i podcast. Ne aveva sentito parlare, quando ci fu la prima presentazione dell’iPod era stata appunto presentata quella nuova tecnologia ma all’epoca non lo attirava. Fu qualche mese prima che una sua amica gli parlò di alcuni podcast interessanti sulla storia che lo fecero interessare all’argomento. Doveva provare, dare un’opportunità, perché no.

Gli piacquero subito. A casa amava leggere, non solo fumetti ma anche libri, e vedeva nei podcast proprio l’occasione di “leggere” senza avere un libro davanti. L’idea di una voce narrante che potesse accompagnarlo in argomenti interessanti lo affascinò. Dal primo momento mise subito in lista i podcast più interessanti sui suoi temi preferiti. Musica, attualità, storia. Specialmente la storia. A scuola, si sa, la storia è una di quelle materie che viene studiata con sufficienza sempre per gli stessi motivi: perché qualcuno dovrebbe conoscere le date di tutti gli avvenimenti storici? Le date si dimenticano facilmente, e poi la storia è passato. Una volta finiti gli studi si capisce che la storia è tutt’altro che un insieme di date. E’ una matassa di eventi che si intrecciano, ed il presente è proprio il risultato di questo ordito. E’ vero, non si può conoscere tutta la storia, ma ognuno può scegliere il periodo storico preferito ed approfondire degli argomenti.

Così faceva Gennaro, aveva scelto l’argomento e cercava i migliori contenuti. E quale argomento migliore della sua città. Napoli. C’era tanto da dire su Napoli quindi c’era tanto da cercare. Si aspettava qualche canale in più, ma i pochi podcast che aveva selezionato sull’argomento erano comunque molto interessanti. Li divorava, ogni giorno controllava i nuovi contenuti e li ascoltava subito.

Quella mattina infatti Gennaro era a corto di podcast. Aprì l’applicazione e in coda non aveva alcun risultato. Cosa fare? Ributtarsi sulla musica? Forse cercare un nuovo titolo poteva fare al caso suo. Si mise alla ricerca con le solite parole chiavi, “Napoli”, “storia”, “curiosità”. Trovo qualcosa di nuovo, per la maggior parte di calcio o notizie sportive. Vide in fondo alla ricerca un nuovo podcast che non aveva mai visto. Il titolo era “Napoli misteriosa e fatale”. Un solo contenuto audio, la data era del giorno prima, “Intro”. Gennaro era incuriosito, si iscrisse al podcast e appena ebbe una ricezione migliore si mise ad ascoltare.

“Buongiorno cari ascoltatori. Se siete capitati per caso qui sappiate che correte un grosso rischio. State per intraprendere un piccolo viaggio. Verso il mistero e la follia.”

Buon incipit, pensò, bisognava dirlo. Anche la voce era accattivante. Usava sicuramente un effetto per mascherare la vera voce del narratore.

“Siete pronti a farvi prendere per mano e farvi portare verso il lato più oscuro dell’animo umano? Siete liberi di scegliere, potete fermare questo audio adesso, cancellare l’iscrizione e cercare qualcos’altro oppure continuare. A vostro rischio e pericolo. Io vi ho avvisati.”

Dai, chi poteva fermarsi proprio qui? Era naturale che questa premessa non poteva che accrescere la curiosità. Nessuno ci sarebbe cascato, e nemmeno Gennaro.

“Ok, volete proprio rischiare. Siete coraggiosi, ve ne do atto. Allora cominciamo con le presentazioni. Io sono Wahnsinn ed ho organizzato per voi una piccola caccia al tesoro in una delle città più belle del mondo. Non sarà per nulla facile, ma credetemi, sarà divertente. Durerà l’intera mattinata di domani e la posta in palio sarà alta. Domani pubblicherò a distanza ravvicinata dei contenuti con le istruzioni per la gara. Per ora sappiate solo che intorno alle 9:30 ci sarà la prima parte.”

Gennaro guardò l’orologio, erano le 9:10. Avrebbe aspettato quei venti minuti e sarebbe stato al gioco. Una piccola deviazione dalla sua routine settimanale gli avrebbe fatto bene. Rientrò nella stazione centrale continuando ad ascoltare.

“Dovrete essere veloci e pratici, vi verranno forniti degli indizi e se sarete bravi conquisterete il premio. A domani allora. Dormite e fate sogni tranquilli”

Fece un calcolo veloce, se il treno fosse passato di lì a qualche minuto sarebbe stato su Corso Umberto proprio per le 9:30. Fece una corsa verso la fermata, attese qualche minuto ed entrò in treno. Nel tragitto continuava a pensare a quella gara. Che fortuna aver cercato proprio quella mattina, altrimenti non avrebbe potuto partecipare. Magari era solo la prima di altre gare organizzate da quel misterioso podcaster.

Dopo il cambio di linea si ritrovò alla stazione Università alle 9:27. Uscì dalla stazione ed attese quei tre minuti con un pizzico di ansia. Guardò l’orologio, 9:30. Aprì l’app e refreshò un paio di volte prima di vedere l’audio pubblicato. Il titolo era “prima tappa”, in perfetto orario. Pigiò sull’icona di play.

“Bentornati miei coraggiosi amici. Mi avete atteso ed io sono qui per voi. Cominciamo questo piccolo viaggio insieme senza indugi.”

Ecco quella voce metallica che parlava.

“Siamo alla prima tappa, ma non demoralizzatevi se non sarete i primi, il viaggio non si conclude qui. Un unico indizio: dovete trovare il primo premio in una vasca molto nota a Napoli, anche se con un nome volgare. Raffigura il vero volto di questa città. Buon divertimento, noi ci sentiamo tra poco”

Gennaro ripose le cuffiette nella custodia. Dunque, una vasca. Chissà quante ce n’erano a Napoli di vasche. Forse una fontana. Si mise subito alla ricerca di tutti i monumenti di fontane a Napoli. Nelle prime posizioni c’erano tutte fontane della stessa zona, vicino al lungomare. La fontana del Gigante su via Caracciolo, quella del carciofo in Piazza Trieste e Trento, quella di Nettuno a Piazza Municipio. Gli venivano in mente altre vasche all’interno della Villa Comunale, ma non sapeva se queste avevano un nome particolare. Addirittura doveva essere un nome volgare per essere ricordato. Andò nel dettaglio dei vari monumenti per scandagliarne meglio le origini. Forse era proprio quello lo scopo del gioco, fare in modo che gli ascoltatori cercassero in rete le informazioni sulla città. Nella ricerca avrebbero imparato cose nuove, aneddoti particolari dei vari monumenti di Napoli. Un modo originale di fare divulgazione artistica.

Si mise a camminare lentamente in direzione Via Marina mentre leggeva le varie schede in rete. Quale poteva essere il vero volto di Napoli? Una fontana a forma di Vesuvio? Forse quella fontana al Vomero che non piaceva a nessuno? Il vero volto, forse raffigurava una persona. Un simbolo. Napoli aveva un personaggio in particolare a cui doveva il suo nome. Partenope, la sirena. Decise di seguire quel ragionamento, cercò in rete le fontane raffiguranti la sirena. C’era una fontana della sirena, ma era ben lontana da lui, a Piazza Sannazzaro. Eppure c’era qualcosa che non gli tornava. Il dettaglio del nome volgare. Non poteva essere quella. Ritornò alla ricerca precedente e gli occhi si fermarono sull’immagine di una fontana raffigurante un’arpia.

L’arpia. Per quanto ne sapeva era un mostro della mitologia greca, proprio quello presente nell’Odissea. Partenope era una sirena e le sirene sono sempre raffigurate come per metà donne e metà pesci. Ma in origine le sirene di Ulisse erano proprio le arpie. Guardò il nome del monumento, “Fontana della Spinacorona, volgarmente conosciuta con il nome di fontana delle zizze”. Bingo! Con il suo ragionamento aveva identificato il primo obiettivo di quella caccia al tesoro. Vide l’indirizzo, era nella direzione opposta a quella che stava percorrendo. Si girò di scatto e prese a correre. Doveva arrivare per primo, poi con calma avrebbe letto tutte le informazioni su quel posto. L’adrenalina cominciava a scorrergli nelle vene. Si stava divertendo, magari avrebbe anche vinto qualcosa.

Correva per il Corso Umberto, sulla mappa aveva visto che era un vialetto parallelo subito dopo la facciata dell’Università Federico II. Girò nel viale, più avanti sulla sinistra c’era la fontana. Si avvicinò, sperava in cuor suo di non essere stato il secondo ad arrivare alla conclusione vincente. La fontana era circondata da un cancelletto basso in ferro, che non serviva a proteggerla dai vandali che avevano gettato qualche bottiglia di birra lì vicino. Si alzò sulle punte dei piedi per vedere se all’interno della vasca ci fosse qualcosa. Vide uno scatolo piccolo all’interno.

Si guardò intorno per assicurarsi di non essere visto e scavalcò la recinzione. Prese il pacco, stava per aprirlo quando vide da un lato un foglio con una scritta.

“Bravo! Sei arrivato primo. Conserva gelosamente questo pacco senza aprirlo e aspetta le indicazioni della prossima tappa”

Era tutto vero quindi, era il primo ad essere arrivato al primo traguardo. Riuscì a malapena a reprimere un sorriso. Mise il pacco nella borsa a tracolla e prese a camminare lì intorno facendo finta di niente. Nel giro di qualche minuto vide altre persone correre verso la fontana mentre cercavano invano un indizio. Erano gli altri concorrenti, quelli più lenti di lui naturalmente. Si rimise le cuffie e cercò sul podcast una nuova puntata, mentre camminava in direzione del Corso Umberto. Dopo qualche minuto vide la nuova puntata disponibile, “seconda tappa”.

“Rieccoci qui miei pazzi amici. Se state ascoltando vuol dire che abbiamo un primo vincitore, a lui va il mio caloroso applauso. Ora procediamo nella seconda tappa. Stavolta l’indizio è più facile. Si tratta di trovare un monumento dalla storia molto sfortunata, che per troppo tempo ha letteralmente perso la testa per questa città. Buon divertimento”

Doveva ragionare velocemente, già vedeva gli altri concorrenti che uscivano dalle strade con gli sguardi verso i loro smartphone. Quanto avrebbe voluto ragionare con più tempo, magari utilizzando le sue conoscenze su Napoli senza l’aiuto di internet. Ma quella era una gara e lui doveva difendere il suo primato. Dunque, ancora un monumento. Cercò in rete “monumento senza testa Napoli”. Aveva capito che “perdere la testa” doveva essere riferito ad una statua. Non trovò nulla. Scorse le pagine ma non c’era nessun monumento decapitato. Con la coda dell’occhio vide qualche passante correre in direzione di Via Mezzocannone. Forse qualcuno aveva già indovinato? Cercò ancora, stavolta nella sezione delle notizie. L’unica notizia più recente risaliva al 2014, quando la statua del Nilo fu presentata alla città con la sua nuova testa ritrovata in Austria. Ecco, aveva trovato il prossimo traguardo. Sapeva dove si trovava la statua, bastava risalire Via Mezzocannone ed era arrivato.

Gennaro scattò in avanti e iniziò a correre. All’improvviso si ritrovò riverso a terra di lato. Un dolore forte alla spalla destra gli indicò che aveva subito un colpo. Alzò lo sguardo e vide un ragazzo guardarlo con uno sguardo cattivo mentre correva. Probabilmente un altro concorrente, possibile che c’era così tanto agonismo per una caccia al tesoro innocua? Non riuscì a memorizzare il volto ma vide com’era vestito, jeans, scarpe gialle e giubbotto blu. Gennaro si alzò e riprese la corsa. Arrivò a piazzetta Nilo, si guardò intorno ma non vide il ragazzo di prima. Forse aveva già preso il premio abbandonando quel posto? Guardò meglio in giro, sulla statua, dietro. Nulla, nemmeno l’ombra di un pacco come quello che custodiva gelosamente nella borsa. Provò ad arrampicarsi sulla base della statua ma fu inutile.

Si allontanò sconsolato, quella tappa l’aveva persa anche se in maniera non corretta. Poco male però, tastò la borsa per appurare che il pacco fosse ancora lì. C’era, era il suo primo premio che avrebbe portato con sé fino alla fine. Attese qualche minuto l’arrivo del prossimo capitolo del podcast, intanto si guardava intorno per cercare il ragazzo con le scarpe gialle. Se l’avesse visto gliene avrebbe dette quattro. Era nervoso, lo sentiva. Perché il tizio aveva rischiato di fargli davvero male solo per una cosa così futile? Intanto riaprì l’app e vide il nuovo contenuto, “terza tappa”.

“Bentrovati ancora miei adepti. Finita la seconda tappa facciamo ancora i complimenti a chi si è aggiudicato il secondo premio. Non scoraggiatevi se non avete ancora trovato nulla, siete ancora in tempo per altre due tappe”

Altre due tappe, benissimo, poteva recuperare.

“Ascoltatemi bene questa volta. Cambiamo zona, già questo dovrebbe essere un piccolo aiuto. Stavolta dovrete recarvi in una piazza come tante, ma in questa c’è un albero al centro. Nessun altro indizio. Provate, se riuscite, a farvi dare una mano da Google. A tra poco amici miei”

Gennaro si mise a pensare. Un solo indizio vago, forse due. Una piazza con un albero e non in quella zona specifica. Forse così pochi indizi perché la piazza in questione non aveva nulla di storico o misterioso da annotare. Eppure Gennaro una piazza così la ricordava. Ci passava quando doveva andare nella sua libreria preferita in Via Dei Mille. Forse era proprio quella che pensava, Piazza Amedeo? O la va o la spacca, non aveva nulla da perdere. Decise per quella, calcolò su un’app il percorso migliore per raggiungerla. La fermata della metro più vicina era Montesanto, sarebbe arrivato a piedi lì per prendere la Linea 2. Doveva muoversi ma senza dare nell’occhio.

Prese a camminare in modo veloce, forse avrebbe attirato l’attenzione di qualche altro concorrente. Tanto valeva correre allora. Si mise a correre tenendo ferma la borsa a tracolla. Arrivò al mercato della Pignasecca e lì ci fu il primo problema. Il mercato era sempre strapieno di gente che si accalcava per le compere di beni alimentari. Riuscì a scansare la folla, ma questo gli fece perdere tempo prezioso. All’improvviso sentì un rumore alle sue spalle. Si girò e vide che una bancarella era stata rovesciata tra le urla dei presenti e quelle ancora più forti del proprietario. Vide una ragazza a terra, cercava di dare spiegazioni al commerciante adirato mentre indicava in una direzione. Gennaro seguì con gli occhi la linea immaginaria che partiva dall’indice della ragazza. Proprio in quella direzione vide nuovamente il ragazzo che prima lo aveva spinto. Ancora lui. Per essere un concorrente era davvero sleale. Prima con lui e ora aveva messo i bastoni tra le ruote a quella povera ragazza. Ebbe l’impulso di tornare indietro ad aiutarla ma realizzò quasi subito che non gli conveniva. Quel ragazzo forse aspettava proprio quello per approfittare ed avere un vantaggio su di lui.

Gennaro prese a correre ancora più velocemente. Arrivò alla stazione di Montesanto e scese le scale mobili zigzagando le persone. Continuava a girarsi, stava guadagnando terreno. Per fatalità arrivo sulla banchina proprio un attimo prima che le porte del treno si chiudessero. Il vagone cominciò a muoversi quando dall’interno Gennaro vide il ragazzo dalle scarpe gialle arrivare sulla banchina con la faccia sconsolata. Vide chiaramente che gesticolava urlando per l’occasione persa.

Gennaro prese posto, il cuore gli batteva all’impazzata sia per la corsa appena fatta che per l’emozione di aver vinto quella piccola battaglia personale. Le poche fermate fino a Piazza Amedeo però lo tranquillizzarono. Uscì dal treno più calmo, ora l’importante era trovare il premio. Quando uscì dalla stazione notò che il tempo era cambiato. Pioveva e prese il suo ombrello dalla borsa, ora c’era meno gente del solito in giro. Attraversò la strada per recarsi al centro della piazza, di fianco al grande albero. Alzò lo sguardo verso i rami della magnolia. All’inizio non vide nulla di strano, poi notò la presenza di un pacco. Era su un ramo alto, non riusciva a prenderlo nemmeno saltando. Provò con l’ombrello ma nulla. Gli venne un’idea, ma doveva essere sicuro che nessuno lo vedesse. Si guardò intorno, sembrava tranquillo quindi provò. Provò a lanciare delle pietre in direzione del pacco riuscendo infine a farlo cadere. Lo prese, si aspettava un altro biglietto che gli intimasse di non aprire. Restò sorpreso.

“Un applauso al nostro vincitore. Per te un premio doppio. Evita di ascoltare il prossimo contenuto del podcast, recati direttamente al traguardo della tappa successiva”

Le regole cambiavano oppure era solo un espediente per divertire un po’?

“Recati a Via Chiaia, entra nell’ascensore e sali. Lì alle 11:00 ti aspetteranno gli altri vincitori delle tappe. A quel punto potrai aprire questo pacco e saprai cosa fare. Buon divertimento”

Gennaro era emozionato, era quasi arrivato al termine di quella gara. Aveva già due dei quattro premi e recandosi prima degli altri all’ultima tappa avrebbe avuto la certezza della vittoria. Ci pensò, in effetti quella giornata la fortuna era sempre stata dalla sua parte. Probabilmente avrebbe incontrato il ragazzo con le scarpe gialle a cui avrebbe potuto chiedere spiegazioni. Si incamminò, stavolta lentamente. Non aveva fretta di correre, aveva la vittoria in tasca. La strada non era lunga ed in poco tempo si ritrovò davanti all’ascensore di Via Chiaia che porta in Via Nicotera.

Erano quasi le 11:00, era in perfetto orario. Entrò nell’ascensore, sperava di essere l’unico ma prima che le porte si chiudessero entrò un ragazzo. I loro sguardi non si incrociarono, ma Gennaro notò che l’altro aveva un pacchetto stretto tra le mani con un biglietto attaccato di lato. Era sicuro, era lui l’altro concorrente. Rimase un po’ deluso vedendo che non era il ragazzo con le scarpe gialle. Arrivati in cima uscirono dall’ascensore e si misero a cercare in giro. A quel punto anche l’altro ragazzo capì che Gennaro doveva essere uno dei concorrenti ma fece finta di nulla. Dopo qualche minuto di ricerca invana deposero le armi.

-Sarà uno scherzo, qui non c’è niente

-Non so, a me ha detto di aprire questo

Gennaro a quel punto decise di aprire il pacco come aveva detto il podcaster. Appena vide il contenuto si sentì gelare il sangue. All’interno del pacco c’era un coltello su cui si vedevano piccole tracce di sangue raggrumato. I due ragazzi si guardarono straniti.

-Che significa questo? Posalo subito

Gennaro rimase ancora un po’ con quell’arma in mano. Cercava di riorganizzare i pensieri per riuscire a trovare un filo di logica nelle parole che aveva ascoltato prima, “potrai aprire questo pacco e saprai cosa fare”.

-Ti ho detto di buttarlo a terra. Muoviti. Se ti vedesse qualcuno saresti nei guai

Finalmente capì. Aveva trovato quel filo sottile. Logico ma allo stesso tempo macabro. Un sorriso fece posto nel suo volto.

-Certo, come no. Lo butto a terra così tu lo prendi e prendi anche gli altri premi, vero?

L’altro ragazzo era stupito e spaventato.

-Ma che dici? E’ solo una stupida gara, che me ne faccio dei tuoi premi. Io me ne vado

-Dove vai? Dammi subito il pacco che hai tu. Muoviti!

Non finì di dire la frase che si avventò verso la sua vittima brandendo il coltello. Il ragazzo riuscì a muoversi di lato evitando un colpo alla spalla. Gennaro gli si accanì vedendolo steso a terra. Nella colluttazione riuscì ad inferire dei colpi alle mani, finché l’altro non lasciò la presa facendo cadere il pacco.

-Prendilo pure. Tu sei pazzo. Sei pazzo!

Gennaro vide l’altro concorrente scappare via senza voltarsi indietro. Ce l’aveva fatta. Ora era lui il vincitore incontrastato di quella gara. Chiamò di nuovo l’ascensore dopo aver nascosto il coltello nella borsa. Teneva gli altri due pacchi in mano custodendo come un tesoro senza prezzo mentre l’ascensore scendeva verso il piano terra. Avrebbe trovato una panchina e comodamente avrebbe ascoltato il podcast successivo gustandosi l’incoronazione. Uscì dall’ascensore e vide qualcosa di insolito. Dei ragazzi sui motorini accesi sembravano guardare nella sua direzione ed avevano degli sguardi torvi. Si spostò sulla destra per evitarli, quando la strada gli fu sbarrata da uno di questi.

-Dove vai? Fammi vedere che hai nei pacchi

Che volevano da lui? Altri concorrenti che volevano vincere a tutti i costi? Erano davvero disposti a minacciare per essere loro i vincitori?

-Dacci i pacchi, non ci senti?

Gennaro era alle strette.

-Ma che volete da me? Chiamo la polizia!

-E chiamala disgraziato, chiamala pure

Uno dei tizi gli diede un calcio forte all’altezza dello sterno. Il colpo lo fece cadere all’indietro a terra, lasciando la presa e facendo cadere i due pacchi a terra. Il ragazzo che lo aveva colpito prese i due pacchi e li aprì lentamente, poi guardò gli altri sorridendo.

-Ecco qua ragazzi, abbiamo trovato il simpaticone di ieri. E se ne va in giro con questi appresso

Gennaro lo vide prendere dal primo pacco un oggetto che non riuscì a distinguere. Poi aprì l’altro e vide distintamente che si trattava di un pezzo di carne. Sembrava un orecchio, ma pensò che non era possibile. Si aprì un varco tra i motorini ed arrivarono due ragazzi. Gli sguardi erano furiosi, Gennaro notò che entrambi avevano una vistosa fasciatura agli orecchi destri. Gli si avvicinarono non smettendo mai di fissarlo.

-Quindi sei tu che ieri sera ci hai fatto visita? Bravo, complimenti. Se non era per quella soffiata non ti avremmo mai trovato

Gennaro era sempre più confuso, di cosa stavano parlando?

-Ma chi siete? Che volete da me?

-Guardatelo. Fa finta di non sapere nulla. E quelle che stavano nelle scatole cos’erano? Le tieni per ricordo?

-Ma io non so niente di quei pacchi. Ho partecipato ad una caccia al tesoro. Ve lo giuro

-Come no. Fammi vedere che hai nella borsa.

Afferrò la borsa di Gennaro e la rovistò. Appena trovò quello che cercava si mise a ridere. Cacciò fuori il coltello e glielo mise davanti agli occhi.

-Ecco, pure questo non sai da dove viene? Che simpatico. Ieri vieni a casa nostra di soppiatto, ci sfiguri in questo modo e vuoi farla franca?

Con una mano indicava la fasciatura sull’orecchio. Gennaro cominciava a capire l’equivoco, o meglio cominciava a vedere i fili invisibili di una ragnatela che lo teneva prigioniero. Qualcuno stava giocando con lui come fosse un pupazzo. L’unica cosa che non capiva era il perché.

-Rispondi, mò che dici?

Gennaro era affranto, qualsiasi spiegazione a quei ragazzi sarebbe stata inutile. Fece l’unica cosa che era in grado di fare in quella situazione. Si portò le mani al volto e inchinando la testa si mise a piangere.

-Sentito ragazzi, adesso piange. Facciamola finita, sono stanco

Uno degli altri ragazzi prese estrasse velocemente una pistola dalla cintura e sparò due colpi rapidi a Gennaro. Il secondo colpo gli fu fatale, morì sul colpo. Senza una logica, senza un perché. L’ultima cosa che vide prima di spirare fu la figura di un ragazzo che era dall’altro lato della strada e guardava nella sua direzione. Aveva un cappello che gli copriva il volto anche se sembrava sorridere. Aveva le braccia serrate e si godeva lo spettacolo. Ai piedi aveva un paio di scarpe gialle.