2 Luglio 2015

Una notte come le altre, cena frugale a base di proteine e verdure poi un caffè amaro. Mentre mangio guardo un po’ di televisione, al telegiornale danno le solite notizie quindi cerco di cambiare canale altrimenti mi passa l’appetito. Qualche film già visto, programmi-spazzatura, pubblicità. Spengo, non ne vale la pena di passare altro tempo solo facendo zapping. Nel frattempo finisco di cenare. Sparecchio in fretta in modo da liberare velocemente il tavolo. Vado nell’altra stanza e prendo il mio notebook, ho aspettato tutta la giornata quel momento.

L’avvio non è dei più veloci, una volta acceso avvio i soliti programmi, poi il browser. Mi collego al sito di incontri che visito da un po’ di tempo. Inserisco le credenziali manualmente.

user: bocciolodirosa95

pass: aYxRpfg!w*WF

Appena mi collego vado nella sezione messaggi, solo oggi ne ho 45 nuovi. Per la maggior parte si tratta di utenti che non conosco, qualcuno che vedendo le mie foto nel profilo decide di contattarmi. Li cestino tutti, non è con loro che voglio chattare. Solo due messaggi sono quelli che mi interessano e sono dello stesso mittente.

ore 10:32 – Ciao Bocciolo mio, stamattina ti penso da morire. Sto riguardando le tue foto, come sei bella. Stasera ci sentiamo? Ho voglia di parlare con te.

ore 18:09 – Ciao, sono ancora io. Che ne dici se una di queste sere ci vediamo? Inizio a scrivertelo ora così ci pensi un po’ su. A stasera.

Erano i messaggi che aspettavo. L’utente si chiama IntroversoCronico, sto chattando con lui da pochi giorni ma già ho un’idea di che tipo sia. Dal profilo sembra il classico intellettuale di nicchia, passione per i libri e la buona cucina. Nelle foto ostenta sicurezza e una bellezza fuori dal normale.

Faccio una ricerca nei profili, lui è online ma non lo contatto ancora. Lo faccio aspettare un po’, non serve avere fretta in queste cose. Già me lo vedo che osserva il pallino verde accanto al mio nickname e si sta domandando perché non gli ho ancora parlato. Passa qualche minuto poi lo contatto.

-Ciao! Come va?

-Ciao Bocciolo! A me bene, a te?

-Bene, grazie. Che fai?

-Niente di che, un po’ di cazzeggio in rete

Certo, come no. Fino a qualche minuto fa eri rosso come un peperone mentre esplodevi al pensiero che non saresti stato contattato.

-Mi fa piacere

-Hai letto il mio messaggio? Che ne pensi?

Giochiamocela bene.

-No, quale messaggio?

-Ti ho scritto oggi pomeriggio un messaggio personale. Pensavo, ora che ci stiamo conoscendo meglio, che ne dici di vederci di persona?

-Non so, chattiamo solo da qualche giorno. Non pensi sia affrettato?

-Ma no! Dai, andiamo a bere qualcosa insieme, chiacchierare di persona è più interessante

-Guarda mi prendi alla sprovvista… A me piace chattare proprio perché è più facile che parlare di persona. Poi magari ci vediamo e non ti piace più parlare con me

-Ma scherzi? Non devi avere timore. anche per me è strano, ma parlando con te ho capito che siamo simili, noi due. Non può essere un caso che io ti abbia incontrata su questo sito. Dai, dimmi di sì

Faccio passare qualche minuto per cucinarmelo un po’, è il minimo.

-Ok, va bene. Ma poi non dire che non ti ho avvisato quando mi vedrai e dirai che sono brutta

-Tu?? Brutta??? Se sei bella solo la metà delle foto che hai sul profilo allora sappi che non ne ho mai viste di ragazze belle come te

Frase scontata, me l’aspettavo. Ho scelto proprio bene le foto da inserire su questo sito, non c’è che dire.

-Ma dai, così mi fai arrossire… Ok, mi hai convinto. Quando ci vediamo?

-Stasera è troppo tardi per te?

-Direi di sì, tra poco vado a nanna perché domani si comincia presto

-Ok, ok, non insisto. Domani allora?

-Vada per domani!

-Perfetto! Dove ci vediamo? Conosco un lounge dalle mie parti che ti piacerà di sicuro! E’ un caffè letterario moderno, l’ideale per chi come noi è appassionato di lettura

-Va benissimo, dove si trova?

-Zona Vomero. Vediamoci lì vicino, io abito in un viale vicino alla metropolitana di Quattro Giornate, potremmo vederci giù da me così facciamo due passi e andiamo insieme

-Ok, mi piace. Mandami le coordinate così ci vediamo da te

-Perfetto! Mi dai anche il tuo numero di telefono? Nel caso dovessi contattarti

-Facciamo così, dammi il tuo. Ti chiamo appena sono in zona. alle nove va bene?

-Va benissimo. A domani allora

-A domani

-Non vedo l’ora che sia domani, ho una gran voglia di vederti

Non rispondo. Chiudo la chat e disconnetto l’account. Mi rilasso sulla sedia, stendo le braccia in alto e porto la testa indietro. Ho lanciato l’amo e il pesce ha abboccato, ora viene la parte più difficile. Ora bisogna far attenzione a tutto, se si tira troppo la lenza finisce per spezzarsi, se la si tira poco il pesce scappa. Chiudo gli occhi, i pensieri sono troppi nella mente ed ho bisogno di riposare. Una bella dormita mi farà schiarire le idee. Spengo il notebook e vado a letto.

Il giorno dopo mi sveglio con un solo pensiero in testa, ma dovrò aspettare ancora molte ore prima di realizzare il mio desiderio. La mattinata scorre tranquilla, vado al lavoro come ogni mattina. Incontro la gente per strada, saluto i conoscenti, sorrido. Nella mia testa però c’è un solo ed unico pensiero ed è quello che mi aspetta per la serata.

A fine giornata rientro a casa. Inizia a farsi sentire un po’ di stanchezza, ho bisogno di un caffè. Preparo la moka con lentezza, da anni ho imparato ad assaporare quei momenti. Preferisco fare con lentezza. Pulire la moka, versare l’acqua, caricare il caffè macinato nel filtro, chiudere con forza. Tutti passi che un tempo erano meccanici, ora sono quasi una catarsi. La mente si sgombera, i pensieri lasciano spazio al vuoto. E’ la mia personale cerimonia del the, rivisitata.

Poi la macchinetta comincia a fischiare, spengo il fuoco del piano cottura e lascio che l’aroma mi entri nelle narici salendo fino al cervello. Verso il nettare nero in una tazzina di ceramica ed aspetto pochi secondi che si raffreddi. Poi mi sposto fuori al terrazzo, il mio posto preferito. Sorseggio il mio caffè mentre guardo il cielo che lentamente diventa scuro. Le luci intorno iniziano già ad accendersi, davanti a me quello scorcio di Napoli si mostra in tutta la sua bellezza.

Vedo i terrazzi semivuoti, qualcuno sta innaffiando le piante arse dal caldo di una giornata estiva. Vedo le finestre aperte dei palazzi di fronte. Mi domando sempre chi c’è dietro quelle finestre. Magari persone sole, chi a fine giornata un po’ muore ed aspetta il giorno successivo per rinascere. Magari famiglie numerose ma che non sono altro che estranei sotto lo stesso tetto. Intorno fa ancora caldo. Ecco, il caldo è l’unico fattore comune a tutti. Che tu sia solo, in compagnia, triste, allegro, disperato, dovrai sempre fare i conti con il caldo. Forse ti sentirai meglio a pensare che chiunque in quel momento sta sentendo caldo e soffre come te.

Ritorno all’interno, è il momento di mettere insieme le idee e prepararsi. Metto la borsa sul letto mentre apro l’armadio e scelgo i vestiti da mettermi. In realtà sono i soliti quando vado a quel tipo di appuntamento. Inizio a preparare la borsa, la parte più delicata. Qualcosa c’è già nella camera, poi vado in bagno e finisco di riempirla. Sono operazioni delicate, non devo dimenticare nulla, ma con il tempo ho acquistato una certa dimestichezza. Pochi minuti ed ho finito, ora posso scendere e andare in auto. Imposto la destinazione sul navigatore.

Per strada c’è parecchia gente, la maggior parte giovani. Bella la vita da studente, l’estate dura mesi, non poche settimane. Vedo le facce dei ragazzi che girano per il centro, senza pensieri, solo con la voglia di vedersi e divertirsi. Beati loro, spero possano godersi quella vita prima che cambi. Perché quando cambia inizia un vero e proprio trauma, e non si torna indietro. Dopo qualche minuto mi trovo in zona, parcheggio l’auto in un viale adiacente e scendo dall’auto.

Manca ancora un quarto d’ora all’appuntamento, mi metto ad attenderlo a pochi passi dall’ingresso del suo palazzo. C’è un’impalcatura, approfitto dell’ombra per nascondermi alla vista. Mancano ancora cinque minuti alle nove quando lo vedo uscire dal portone. E’ lui il mio uomo, lo riconosco e non somiglia neanche lontanamente al soggetto delle foto sul sito di incontri. Non molto alto, la testa piccola e il corpo opulento. Sicuramente dimostra più della sua vera età ma non mi pronuncio.

Sembra nervoso, guarda in continuazione l’orologio. Saranno passati si e no due minuti ed ha controllato l’orario già cinque volte. So a cosa sta pensando. Perché non è ancora arrivata? Quanto ci mette per venire? Mi avrà dato buca? Dovevo insistere per il suo numero di telefono? L’attesa è snervante, lo so, ma è proprio quello che voglio. Tiro fuori dalla tasca il mio cellulare e inizio a scrivere due SMS con l’anonimo.

Ciao IntroversoCronico, scusami! Ho fatto tardi a prepararmi, spero mi perdonerai se non sarò puntuale…

Ti va se cambiamo luogo di appuntamento per non fare tardi? Tra mezz’ora fuori alla fermata delle Metro Materdei. Ti prego non darmi buca

Lo vedo che strabuzza gli occhi mentre legge. Muove le labbra in maniera nervosa, probabilmente sta masticando tra le labbra un’imprecazione sconcia. Riguarda l’orologio, poi si guarda in giro, poi di nuovo l’orologio. Sembra sul punto di spaccare a terra il cellulare, poi si calma. Bussa al citofono, sta parlando con qualcuno. Quando smette inizia a camminare nervosamente in direzione della metropolitana. Nella fretta mi passa accanto ma per lui sono invisibile. Ha un solo obiettivo nella testa, così come anche io ne ho uno.

Finisco di fare quello che devo, dopo quaranta minuti sono anch’io fuori alla Metropolitana di Materdei. Parcheggio l’auto in seconda fila ed esco. Lo vedo da lontano che cammina in maniera nervosa guardando in basso. Ad occhio e croce sta per impazzire, è il mio momento. Mi avvicino alle sue spalle, lui è troppo impegnato a cercare di spegnere un fuoco interiore per sentirmi arrivare.

-Scusi, sa che ore sono?

Muove il braccio per guardare l’orologio, non gli lascio il tempo di rispondere che già è privo di sensi. Il colpo sordo che gli assesto alla nuca lo tramortisce. Faccio in tempo a prenderlo prima di cadere, lo carico su una spalla tenendolo per l’ascella. Da lontano sembra il solito ubriaco, faccio finta di parlare con lui mentre lo carico in auto. Poi metto in moto e mi dirigo verso la fine del mio appuntamento galante.

Quando riprende i sensi sono passate due ore, il tempo necessario per mettere in scena l’ultimo atto. Tutto è stato preparato meticolosamente, i dettagli sono importantissimi. Sbagliare la disposizione anche di un solo oggetto è fatale.

Fa un respiro profondo con gli occhi ancora chiusi. In questi casi si ha la sensazione di essere a casa a dormire nel proprio letto. Come quando si è in vacanza e dopo la prima notte crediamo di essere ancora a casa nostra. Apre lentamente gli occhi pensando di trovare la sveglia, o magari la tv ancora accesa. Ci vuole qualche secondo per rendersene conto, la luce del faretto diretta verso di lui non aiuta. Gli occhi non si abituano facilmente a tutta quella luce, in tutto questo cerca di capire gli ultimi ricordi. La mia voce non gli dà nessun indizio.

-Ben svegliato

-Chi è? Chi è che parla?

-Domanda scontata, puoi fare di meglio. Ne hai un’altra di riserva?

-Chi sei? Dove mi trovo?

Cerca di muoversi ma si rende finalmente conto che i movimenti sono inutili. E’ seduto a terra e incatenato ad un calorifero.

-Che ci faccio qui? E’ uno scherzo? Liberami subito!

-Calma. Non sei nella condizione di fare richieste

Gli occhi si stanno abituando alla luce e finalmente riesce a vedere la figura davanti a lui.

-Chi sei? Fatti vedere! Ti conosco? Non conosco la tua voce

-In un certo modo mi conosci, fino a ieri abbiamo parlato in chat

L’espressione si fa seria, riesco a vedere i collegamenti tra i suoi pensieri e la consapevolezza di essere stato giocato.

-Ma non è possibile, io ho parlato con.. con… con Bocciolo di rosa, una ragazza. Questa voce… Tu sei un uomo!

-Esatto. Neanche tu vieni così bene nelle foto, esatto?

-Ok, ok. Il gioco è stato divertente però ora lasciami andare. Mi hai scoperto, metto foto di bei ragazzi per conoscere le ragazze ma lo faccio perché sono timido. Non è un reato, ora lasciami, ci facciamo due risate e finisce tutto

-Mmm… Come attore devo ammetterlo, sei bravo. Però noi due dobbiamo parlare un po’

-Liberami e ne parliamo tra uomini ok? Magari togliti anche quell’orribile travestimento. Fa un caldo terribile non so come tu faccia a coprirti con sciarpa, cappello e cappotto. Fatti vedere in faccia e alzati da quella sedia così possiamo parlare da adulti

-Oh, sei un tipo coraggioso, vedo. Un vero uomo. E dimmi, cosa fanno di preciso i veri uomini? Dimmelo

-Di solito spaccano la faccia ai gradassi come te. Slegami e ti faccio vedere

-Oh, che uomo. Quasi quasi lo faccio. Però voglio sapere un’altra cosa da te. Di solito gli uomini come te cosa fanno alle donne?

-Ti stai riferendo a tua madre?

-No, affatto. Mi sto riferendo alle ragazze giovani, intorno ai vent’anni. Di solito quelli come te cosa fanno quando adescano le ragazzine in chat e le invitano ad uscire?

-Non so di cosa stai parlando

-Avanti, dimmelo, su. Cosa fanno i veri uomini alle donne? Le toccano? Magari le schiaffeggiano

-Ma di cosa stai…

-Magari le uccidono! Guardati intorno mio caro IntroversoCronico, o forse dovrei dire Luigi. Non ti sei nemmeno accorto di cosa c’è davanti ai tuoi piedi?

Abbassa finalmente lo sguardo e le vede. A terra ci sono le foto che ha scattato alle sue vittime. Tutte istantanee, quelle povere ragazze erano diventate le protagoniste del suo personale book fotografico a loro insaputa. Amava fotografarle prima, con il volto ancora innocente o magari con l’espressione terrorizzata. Amava fotografarle durante, mentre le malmenava, le tagliava con un rasoio, mentre erano a terra piangenti. E poi amava fotografarle dopo, quando erano un corpo senza vita, in pose da far accapponare la pelle. Il classico pervertito, uno di quelli che neanche l’inferno vorrebbe.

-Dove le hai prese? Queste non provano nulla

-Certo, come no. Ci stai credendo anche tu mentre lo dici? Sono tue, le hai scattate tu. Quando si verrà a sapere pensi che qualcuno dubiterà della tua colpevolezza?

-Chi sei? Fatti vedere?

-Vuoi sapere chi sono? Sono quello che metterà fine a tutto questo. Quello che ti fermerà con ogni mezzo. Sei spacciato, dovrai scontare con gli interessi le tue colpe. Sono quello che è venuto a chiedere il saldo dei tuoi peccati

Si agita, con una forza improvvisa cerca di slegarsi ma non ci riesce. Sembra aver acquisito un coraggio nuovo, la paura di essere stato scoperto gli suggerisce di creare una scappatoia. Dà qualche strattone in avanti, il termosifone è di quelli vecchi e non è difficile staccarlo dal muro se si applica una forza adeguata. Ma non ci riesce.

-Vedi questo coltello accanto a me? E’ il mio partner, insieme ti faremo pentire delle tue azioni. Tra poco inizieremo a fare a te quello che hai fatto a quelle povere ragazze innocenti. Loro non avevano nessuna colpa, tu invece sì. Voglio che ora tu chieda perdono per tutto quello che hai fatto!

Continua a tirare con forza la catena che lo tiene bloccato al calorifero. Una spinta, poi un’altra, il tubo comincia a uscire poco alla volta fuori dal muro. E’ il momento di giocarmi l’ultima carta vincente.

-Ma guardati! Se ti vedesse tua madre cosa penserebbe? Crescere un figlio da sola, insegnandogli il Credo di Nostro Signore e poi trovarsi un assassino in casa. Povera mammina

Emette un urlo liberatorio, poi dà un ultimo strattone. Il termosifone viene via dal muro, si libera velocemente della catena e corre a testa bassa in direzione del suo aguzzino. Con un calcio lo fa cadere dalla sedia su cui era seduto, poi prende dal tavolo il coltello e si butta su di lui. Con una rabbia fuori controllo lo colpisce. Alla gola, all’addome, al petto. Una furia omicida che non si placa. Ad ogni coltellata l’arma esce da quel corpo sempre più rossa sporcando le mani del killer. Ha dato almeno una trentina di colpi quando, esausto, si siede a terra per respirare a pieni polmoni. Guarda ancora quel corpo davanti a lui disteso a terra. Morto.

Si alza e si avvicina a quel corpo ancora ricoperto da vestiti che non gli permettono di capire chi fosse. Con la mano ancora ricoperta di sangue gli toglie il cappello e gli occhiali scuri. Ora comincia a capire, ma è troppo tardi. Toglie la sciarpa e la giacca, e davanti a lui vede il corpo senza anima di sua madre.

Inizia ad urlare, sono urla strazianti di chi ha appena realizzato di aver terminato la vita dell’unica persona che ha mai amato nella sua vita. La rabbia ha giocato un ruolo predominante. Ogni oggetto al proprio posto, come in una scena teatrale. Gli oggetti importanti davanti al pubblico, quelli insignificanti lontano dai loro occhi. Il mio intento era quello di portarlo alla follia, di fargli vedere tutto rosso. Prima le foto davanti a lui, la realtà che riaffiora. Poi il coltello, vicino a quello che lui credeva il suo carnefice, la speranza di poter uscire da quella situazione. Poi la voce dell’aguzzino, doveva venire dalla direzione avanti a lui, era il suo obiettivo. In quelle condizioni non avrebbe mai capito che dietro quella scena c’era un telone fatto con un lenzuolo. Io ero proprio lì dietro, immaginavo la scena senza vedere, ascoltavo soltanto e muovevo i fili ciecamente. Nel momento stesso in cui Luigi si è liberato ero già lontano da lui, uscivo da quel palazzo disabitato e mi dileguavo in strada mentre toglievo i baffi finti e le lenti a contatto colorate. Da lontano iniziavo a sentire le sirene della polizia che si avvicinavano dopo la mia soffiata. La macchina era rubata, l’ho lasciata lì dov’era parcheggiata e sono sicuro che resterà lì per parecchio tempo. Mi allontano da quel luogo senza rimorsi, non ho nemmeno voglia di scoprire se dopo lo shock quel farabutto si è tolto la vita con la stessa arma con la quale ha compiuto il suo ultimo crimine,

Pensate che la povera madre non aveva colpe? Che non è umano usarla come vittima sacrificale per catturare suo figlio? Ditemi, cosa c’è di umano in tutta questa storia? Pensate che la madre non abbia mai messo a posto nel cassetto del figlio ritrovando quelle foto? Non lo saprò mai, ma sono abbastanza sicuro che se fosse in vita, la signora starebbe ancora difendendo il figlio definendolo un angelo vittima di un raggiro. Già me la vedo in tv, in uno di quei programmi-spazzatura ad urlare al mondo l’innocenza di suo figlio.

Viviamo in un mondo malato, bisogna stare al passo per affrontare situazioni del genere. Viviamo in un mondo di serial killer nascosti per bene. Sono in mezzo a noi, magari li sfioriamo per caso passeggiando in strada, magari li incrociamo andando al lavoro. Forse siamo solo potenziali vittime, una coincidenza fortuita del caso ci mette in salvo o in pericolo. I serial killer sono tra noi, e ci vuole un altro serial killer per fermarli.

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